The Illusionist

locandina
titolo originale L’illusionniste
nazione Gran Bretagna / Francia
anno 2010
regia Sylvain Chomet
genere Animazione
durata 85 min.
distribuzione Sacher Distribuzione
sceneggiatura S. Chomet • J. Tati
musiche S. Chomet
uscita nelle sale 29 Ottobre 2010

Trama: La fama di un illusionista nella seconda metà degli anni Cinquanta viene oscurata dalle star del rock’n’roll emergenti. Costretto ad accettare di esibirsi in situazioni precarie come piccoli teatri, feste in giardino e nightclub, l’insoddisfatto illusionista incontra Alice, ragazzina innocente che vive lavorando in un piccolo pub nella costa occidentale della Scozia e che decidendo di lasciar tutto per seguirlo cambierà la sua vita.

Trailer:

Recensione: Non avrei pensato di ritrovarmi a fine film a guardarmi negli occhi con un bambino di tre anni seduto alla fila avanti la mia e a non saper decidere se erano i miei o i suoi occhi quelli più colmi di lacrime. Un film d’animazione commovente, bellissimo e, bisogna dirlo, di una tristezza che quasi lascia increduli. Da una sceneggiatura originale di Jacques Tati, rimasta per mezzo secolo al Centre National de la Cinématographie di Parigi, oggi nasce un film d’animazione pieno di dolce poesia che si scontra con una cruda e triste realtà. Sarà infatti l’incontro dell’illusionista con l’ingenua Alice a dar speranza al protagonista che un mondo magico forse è ancora possibile. Tuttavia Alice crescerà e il vecchio e stanco illusionista prenderà l’unica decisione saggia che la vita gli impone, ma che nessuno di noi avrebbe voluto accettare, almeno nella sala buia di un cinema.
Lo definirei un film universale, che riesce a catturare maestralmente l’attenzione di un pubblico vastissimo e che non ha bisogno di una sola parola per spiegarsi. Meravigliosa la decisione stilistica di far comunicare i personaggi solo attraverso espressioni del corpo, gesti, sguardi: ringhi come cani al posto di discussioni, blablabla di sottofondo al posto delle cosiddette conversazioni di convenienza, piccole e brevi onomatopee in lingue differenti (quelle di provenienza di ognuno dei personaggi) accompagnate dall’aiuto del gesticolare per comunicarsi esigenze pratiche come il voler mangiare coniglio piuttosto di chissà cosa.
Artisticamente ci troviamo di fronte ad una caratterizzazione e caricaturizzazione dei personaggi ironiche, severe e commoventi. Nessun particolare viene lasciato al caso, neanche i volti dei passanti o di personaggi che appaiono solo per pochi secondi sullo schermo. Commovente l’incontro che l’illusionista farà in un cinema con Un oncle di Jacques Tati e piccole chicche sparse qua e là nell’intero film che ad un osservatore attento non sfuggono e che gli regalano sottili e segreti sorrisi. Forse i maghi non esisteranno, ma finché esisterà chi riuscirà a regalarci piccole perle come questi film, io continuerò a nutrire i miei speranzosi dubbi. Un altro bellissimo esempio a dimostrazione che i film d’animazione non sono solo Walt Disney.

Voto del Cinema Bendato: 

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