Una vita tranquilla

locandina
titolo originale
Una vita tranquilla
nazione Italia / Germania / Francia
anno 2010
regia Claudio Cupellini
genere Noir / Drammatico
durata 105 min.
distribuzione 01 Distribution
cast T. Servillo (Rosario Russo) • M. D’Amore (Diego) • F. Di Leva (Eduardo) • J. Kohler (Renate) • L. Sprengler (Mathias) • A. Dwyer (Doris) • M. Donadoni (Claudio) • D. Roesner (Florian) • E. Melone (Capelli Corti)
sceneggiatura C. Cupellini • F. Gravino • G. Iuculano
fotografia G. Poharnok
montaggio G. Trepiccione
uscita nelle sale 5 Novembre 2010

Trama: Rosario Russo è un ristoratore originario del Sud Italia perfettamente integrato in Germania. Ha cambiato identità, mantiene un basso profilo, parla un impeccabile tedesco e nulla lascia trasparire delle sue origini. Finché un giorno il passato non riappare sotto le sembianze del figlio Diego.

«Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal.» (Il fu Mattia Pascal, Luigi Pirandello)Trailer:

Recensione: Sicuramente uno dei film con più aspettative di tutto il Festival di Roma. Sui manifesti il nome di Toni Servillo appare a caratteri cubitali prima del titolo, come le grandi star del cabaret degli anni Trenta nei teatri americani. Eppure non è un film così esclusivamente “Servillocentrico” come molti lo annunciavano e molti altri lo hanno definito. L’errore di giudizio che credo si potrebbe fare nei riguardi di questo film sia quello di farne un paragone quasi religioso con “Le conseguenze dell’amore” di Sorrentino. E’ vero, bisogna ammetterlo, ci sono temi, ambientazioni, solitudini (in questo caso tuttavia molto più mentali che palpabili) e “slanci” della macchina da presa che possono ricordare il capolavoro del 2004, ma non per questo bisogna innescare un meccanismo di tête-à-tête tra Rosario Russo e Titta Di Girolamo, perché per quanto possa apparire come un buon metodo teorico di giudizio, a livello pratico si finirebbe per raggiungere conclusioni erronee.
Nel film di Cuppellini non troviamo un Servillo solitario e “autosufficiente” né a livello di storia del personaggio, né parlando propriamente di sceneggiatura. I personaggi di Marco D’Amore e Francesco Di Leva non sono solo satelliti che ruotano intorno al pianeta-Servillo, ma assumono un’importanza determinante per le sue vicende reali ed intime, e se vogliamo restare in questa semplicistica similitudine astronomica, sono paragonabili più a quelle di pianeti – con le loro rotazioni e rivoluzioni – intorno al Sole, la Stella Madre Servillo, e con il quale formano un articolato sistema che condiziona le conseguenze delle loro azioni sulla vita o sulla morte di ognuno di loro.
Una vita tranquilla di Cuppellini ci trasporta – grazie anche alle notevoli musiche di Teho Teardo e alle studiate mosse della macchina da presa – in un film globalmente ben costruito, che riesce a coinvolgere lo spettatore e che a mio parere non lascia delusi.
Ma se poi vogliamo continuare a parlare di quanto Titta Di Girolamo fosse più affascinante di Rosario Russo, allora smettiamo di parlare del film in quanto film e iniziamo a parlare solo ed esclusivamente di psicologia di personaggi (discorso che troverei più onesto), piuttosto di parlare di un Servillo noir che magari non vi è piaciuto anche se “ma-che-per-carità-Servillo-è-Servillo-!” e poi visto che ci stiamo mettiamoci anche a parlare di come stava meglio rasato e con gli occhiali rispetto al Servillo con barba incolta e capelli bianchi.

Voto del Cinema Bendato:

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