Gangor




locandina
titolo originale Gangor
nazione Italia / India
anno 2009
regia Italo Spinelli
genere Drammatico
durata 91 min.
distribuzione Cinecittà Luce
cast S. Chakrabarti (Ujan) • P. Bose (Gangor) • T. Shome (Medha) • S. Rahmani (Shital) • A. Hussain (Upin)
sceneggiatura A. Falduto • I. Spinelli
musiche I. Darbar
fotografia M. Onorato
montaggio J. Quadri
uscita nelle sale 11 Marzo 2011

Gangor è tratto da un racconto breve firmato dalla scrittrice Mahasweta Devi. Upin, affermato fotoreporter indiano, nel corso di un reportage sulle donne tribali della Purulia resta incantato dalla bellezza del seno di Gangor che allatta il figlio all’aperto e immortala quel nudo in uno scatto che finisce sulle prime pagine dei giornali. La foto scatena un grande scandalo e Gangor resta sola, indifesa contro le violenze perpetrate dagli uomini del villaggio. Upin, impazzito per il senso di colpa, sacrifica tutto per aiutare Gangor, ma alla fine sarà lei a portare avanti con coraggio la denuncia contro gli stupratori. Al processo la mobilitazione delle donne diventerà la sua forza.


Film di denuncia contro le violenze degli uomini sulle donne. In particolare, della storia di Gangor, giovane e bellissima donna alla quale viene scattata una fotografia a seno scoperto mentre allatta suo figlio da Upin, fotoreporter indiano nel corso del suo reportage sulle donne tribali della Purulia. Gangor finisce su tutte  le prime pagine dei giornali e questo creerà la sua rovina, infatti lo scandalo la isolerà e la renderà indifesa contro le violenze e le barbarie degli uomini del villaggio. Gangor è un film – come dicevo all’inizio della recensione – di denuncia contro lo stupro e gli stupratori, combattuta al femminile, da Gangor in prima persona. Sarà proprio la mobilitazione femminile che trasformerà l’offesa in controattacco. Presentato come film in Concorso al Festival del Cinema di Roma 2011 lo scorso ottobre, Gangor è un film che riesce a raccontare una storia dal tema centrale molto delicato senza scadere nella banalità e nei troppo ricorrenti luoghi comuni spesso riscontrabili in questa tipologia di film. Nonostante la non particolare originalità di scelte registico-sceneggiaturiali  è evidente un grande impegno e attenzione registica, che lo spettatore riesce a percepire e riesce a ripagare l’andamento altalenante del flashback, elemento assolutamente mal gestito. Sconsigliata vivissimamente la versione doppiata in italiano (vi basta ascoltare i due minuti del trailer per capirne il motivo).


 

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