127 Ore

locandina
titolo originale 127 Hours
nazione U.S.A. / Gran Bretagna
anno 2010
regia Danny Boyle
genere Drammatico / Biografico
durata 94 min.
distribuzione 20th Century Fox
cast J. Franco (Aron Ralston) • K. Mara (Kristi) • A. Tamblyn (Megan) • T. Williams (Padre di Aron) • K. Burton (Madre di Aron) • L. Caplan (Sonja Ralston) • P. Jan Brugge (Eric Meijer)
sceneggiatura D. Boyle • S. Beaufoy
musiche A. Rahman
fotografia E. Chediak • A. Mantle
montaggio J. Harris
uscita nelle sale 25 Febbraio 2011

127 Ore racconta la vera storia di Aron Ralston, l’alpinista americano divenuto tristemente famoso per essere rimasto imprigionato da una frana nel corso di una scalata nello Utah dalla quale si liberò dopo quasi cinque giorni amputandosi da solo il braccio rimasto intrappolato.



127 Ore
è la vera storia di Aron Ralson, l’alpinista americano divenuto spiacevolmente famoso a seguito dell’incidente che lo vide imprigionato da una frana durante una scalata nello Utah dalla quale riuscì a liberarsi dopo circa cinque giorni (127 ore) amputandosi con un coltellino il braccio rimasto incastrato in un masso. Aron Ralson, ragazzo amante dello sport e della libertà estrema – fisica e anche relazionale – è interpretato dal sempre bellissimo (eh sì, lasciatemelo dire) e bravo James Franco: protagonista a 360° di questa pellicola, che riesce con le sole espressioni del volto a definire i tratti di un personaggio contraddittorio, creando uno scontro tangibile tra frustrante immobilità e desiderio d’azione e libertà. Danny Boyle sembra, con 127 Ore, non voler arrendersi ad una storia già di per sé ‘potente’ – a mio parere gestita non al massimo del suo potenziale dalla sceneggiatura – e cerca quindi di stupire il suo pubblico con invenzioni registiche. Ma ci riesce a tratti. Per esempio, nonostante non ci conceda nulla di nuovo, trovo molto riuscito il montaggio audio/video del botta e risposta tra un ipotetico telecronista e l’Aron Ralson intervistato direttamente da sotto al buco. Tuttavia, che Danny Boyle sia bravo, nessuno lo metteva in dubbio, ma proprio per questo forse potevamo pretendere qualcosa di più. Una bella fotografia di E. Chediak e A. Mantle, un’ottimo montaggio in grado di concedere al film la tensione che come importanza filmica, in questo specifico caso, deve necessariamente prendere il posto del ritmo, lento per necessità narrativa. Molto deludente il finale, che sembra sottovalutarci un po’ tutti. In conclusione un film discreto, ma le aspettative non vengono del tutto ripagate.


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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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