Poetry



locandina
titolo originale Poetry
nazione Corea del Sud
anno 2010
regia Lee Chang-dong
genere Drammatico
durata / note 135 min.
distribuzione Tucker Film
cast J. Yun (Mija) • D. Lee (Wook) • H. Kim (Il presidente) • N. Ahn (Il padre di Kibum)
sceneggiatura Lee Chang-dong
fotografia Hyunseok Kim
montaggio Hyun Kim
uscita nelle sale 1 aprile 2011


Poetry è la storia di una signora di 66 anni affetta dal morbo di Alzheimer che deve affrontare un complicato problema che coinvolge il nipote liceale, accusato di essere uno degli aggressori di una ragazza della sua scuola, morta suicida dopo essersi gettata nel fiume da un ponte.



Poetry
– ultimo film di Lee Chang-dong, regista di Secret Sunshine e Oasis – è un film ambientato in una piccola città di provincia attraversata dal fiume Han, nella Corea del Sud, dove ci viene raccontata la storia di Mija, 65 – «anzi 66» – enne eccentrica e piena di curiosità. Vive insieme al nipote Wook, ragazzo silenzioso e scontroso che si ritrova coinvolto in prima persona in una terribile tragedia con cui Mija, in quanto responsabile del ragazzo, dovrà fare i conti. Quel che Chang-dong vuole mostrarci con questo film è il modo di ribellarsi ad una realtà dolorosa attraverso la bellezza della poesia; infatti la protagonista si ritroverà – quasi per caso.. o per un destino segnato da fin quando era bambina – a frequentare un corso di poesia della durata di un mese, tempo entro il quale ognuno dei partecipanti dovrà comporre una poesia. Il regista si interroga – e ci interroga – su cosa significhi scrivere una poesia in un tempo in cui la poesia è in declino e allo stesso tempo – dichiara in un’intervista – pone una domanda a sè stesso: «cosa significa fare un film in questi tempi in cui il cinema è minacciato?». Lee Chang-dong riesce con Poetry a rispondere alla sua domanda, regalandoci un film dalla sceneggiatura eccellente – vince il Premio per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Cannes 2010 – e permettendoci di vedere il mondo con gli occhi di una donna sola, che tuttavia non si arrende alla crudezza della realtà ma cerca di vedere le cose in modo diverso. E’ proprio sul “vedere” che si concentra molto il tema di Poetry, tanto da far instaurare un rapporto molto stretto tra poesia e opera filmica. Inoltre l’Alzheimer di cui Mija scopre di soffrire, oltre ad essere allusione di morte, si (con)fonde con la poesia che fa dimenticare la realtà, quasi da non farci comprendere – nel punto-chiave del film, segnato dall’incontro tra Mija e la madre della vittima – se sia l’ispirazione poetica a distogliere l’attenzione della protagonista dal reale, e quindi dal motivo della sua visita, o la malattia. Da far notare il doppiaggio pessimo a livelli intergalattici; mi domando quando smetteremo di farci considerare analfabeti e ci ribelleremo al doppiaggio, specialmente se di film orientali – generatore di un’inverosimiglianza unica e di un abbassamento radicale dell’interpretazione attoriale.


 

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Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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