La fine è il mio inizio



titolo originale Das Ende ist mein Anfang
nazione Germania / Italia
anno 2010
regia Jo Baier
genere Biografico / Drammatico
durata 98 min.
distribuzione Fandango
cast B. Ganz (Tiziano Terzani) • E. Germano (Folco Terzani) • E. Pluhar (Angela Terzani) • A. Osvart (Saskia Terzani)
sceneggiatura F. Terzani • U. Limmer
musiche L. Einaudi
fotografia J. Kaufmann
montaggio C. Wehlisch
uscita nelle sale 1 Aprile 2011


Ormai giunto al termine della propria vita, Tiziano Terzani racconta a suo figlio Folco la sua storia, le sue esperienze spirituali e come si sta preparando ad affrontare la morte.


Un po’ deludente questo La fine è il mio inizio di Jo Baier. In tutta onestà ci si poteva aspettare un po’ di più perché il materiale era interessante. Sicuramente fare un film di questo tipo è difficile, perché concentrare in 98 minuti pensieri, riflessioni, filosofie riempendo ogni singolo frame solo di parole, ha la stessa difficoltà di girare un film pregno di soli silenzi. Il rischio è il non riuscire a gestire tutto il materiale. E accade proprio questo ne La fine è il mio inizio, film sugli ultimi giorni di vita del giornalista e scrittore Tiziano Terziani (scomparso alla fine del luglio 2004) interpretato da Bruno Ganz e affiancato da un inusuale e anomimo Elio Germano che interpreta Folco, il figlio dell’autore incaricato di scrivere un’intervista al padre. Un film così, sovrappopolato e sostenuto dalle sole parole, deve essere affrontato dal regista con movimenti di macchina studiati, pensati, diversi, innovativi, originali, in grado di alimentare un ritmo che altrimenti si presenta – come in questo caso – piatto e perennemente costante per tutto il film. Non può bastare il campo e il controcampo del molto bravo Bruno Ganz – che sostiene da solo sulle sue spalle l’intero film – e quindi alternanza di inquadrature di Terzani padre che parla e Terzani figlio che ascolta. Inoltre, ci siam già noi pubblico ad ascoltare, il personaggio di Elio Germano non può non contenere caratteristiche che non lo distinguano da noi. Al contrario il suo personaggio resta lì, passivo, psicologicamente e fisicamente vuoto; di tanto in tanto ci ricorda di possedere un’autonomia, ma ce ne dimentichiamo pochi istanti dopo. Molto evocative le musiche di Ludovico Einaudi e, al contrario, non sorprendente la fotografia di J. Kaufmann, eccetto le rare eccezioni generate dall’aiuto dal suggestivo paesaggio. Ma la mia critica più severa va senza dubbio alla fusione tra la sceneggiatura dal potenziale molto alto – il film è tratto dall’omonimo libro La fine è il mio inizio di Tiziano Terzani – e la regia; e critico in primis la monotonia delle riprese che accosta momenti molto alti ad altri al contrario molto banali, rischiando di far scambiare l’intero messaggio del film per una filosofia facile e scontata, quale invece – con un’analisi meno cinematografica e più teorica – non è affatto. La vera nota dolente attoriale è purtroppo Elio Germano, chiaramente non diretto nella sua interpretazione, e a cui non viene data una briciola di possibilità per dimostrarci le sue numerose potenzialità attoriali. Peccato.


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9 Responses to La fine è il mio inizio

  1. bina says:

    il film ,a parer mio, è appena una lettura in pubblico del libro, la regia è pesantissima , mentre avrebbe potuto giovarsi di filmati e flashback,che avrebbero movimentato la scena, di una monotonia assoluta. Dovessi esprimere una votazione in decimi, darei appena un tre al regista,bravi gli interpetri ,anche se sottoutilizzati.Inutile dire che non ne consiglierei la visione ad amici:si esce dal cinema senza parole e gravemente depressi.

    • Ti è piaciuto anche Elio Germano?
      Io l’ho trovato così anonimo e assolutamente dimenticato dal regista.
      Non viene praticamente diretto, in più il suo personaggio è completamente “vuoto” e maldescritto.

      • bina says:

        sono assolutamente daccordo con te,ma come tu stessa hai notato, tutto dipendeva dal regista,quindi io assolverei senz’altro gli attori. Penso che questo film. e molti altri come questo, non sarebbe mai stato girato se a produrlo fosse stato un privato che ci mette capitali e “faccia”,e non, come oggi accade, una serie di sovvenzioni e compartecipazioni di enti statali e non. Mi è capitato spesso di andare al cinema ,a vedere films premiati, palma d’oro,leone d’oro, david di donatello e via così, ma sono sempre rimasta delusa. Sarò io l’incompetente(l’idiota)o nonsaranno per caso questi pseudo intellettualoidi che , con aria compassionevole ,esprimono altisonanti pareri di approvazione?

      • Infatti non ho avuto nulla da dire nei riguardi di Germano per questo film, è chiaramente una mancanza di direzione e non una carenza di bravura, visto che l’ha ampiamente dimostrata in più occasioni.

        Se può esserti di conforto, a parer mio, “Il discorso del Re” non si meritava nessuno degli Oscar che si è preso. Colin Firth se lo meritava più l’anno scorso con “A single man”, anche se c’è da riconoscergli l’immensa bravura per un ruolo non semplice. Ma il film in sé l’ho trovato estremamente sopravvalutato. Non perché sia brutto, al contrario l’ho apprezzato e l’ho trovato gradevole, però non so… questa “facilità” di temi, mi ha un po’ irritata.

  2. Gianlo says:

    Beh, per me un voto in me ci sarebbe stato tutto. Non ho letto il libro, ma ho trovato il film fiacco e privo di emozioni. Per altro il doppiaggio toscano di Ganz è inascoltabile

    • Sì beh, noi italiani siamo davvero forti in due cose: a doppiare gli attori stranieri e a tradurre i titoli dei film.
      Onestamente un voto in meno e quindi 5 e 1/2 fprse è troppo poco: il film a parer mio è appena sufficiente, in effetti a ripensarci ora – a freddo – anche il 6 e 1/2 mi sembra eccessivo. Se dovessi rivalutarlo con in più il fattore “conservazione film” – vale a dire quel che ti resta psicoemotivamente dopo un po’ di tempo che l’hai visto – più di 6 non gli metterei.

    • Anonimo says:

      A me il doppiaggio è parso di tutto rispetto, visto poi, che Terzani, toscano lo era. Mi sono trovata a scrivere alcunchè qui, proprio perchè stavo cercando il doppiatore. Nella rubrica di Marzullo del sabato notte, sul primo canale, all’uscita del film anche G.L. Rondi era curioso del doppiatore, anche per lui, molto bravo. Il bello è che, un paio di settimane fa, l’avevo trovato, ma adesso, non me lo ricordo, e non riesco a recuperarlo.

      • Il doppiatore è Luca Biagini. Voce di per sé bella, ma che non ho apprezzato particolarmente associata al volto di Bruno Ganz. Ma io sono in generale contro il doppiaggio, anche se per questo film era praticamente inevitabile per generare una verosimiglianza.

  3. Pingback: Bruno Ganzo « Il cinema bendato

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