Offside



titolo originale Offside
nazione Iran
anno 2006
regia Jafar Panahi
genere Commedia
durata 88 min.
distribuzione Bolero Film
cast S. Mobarak Shahi (Erstes Madchen) • S. Samandar (Soldato) • S. Irani (Rauchendes Madchen) • A. Sadeqi (Giocatrice Di Calcio) • M. Zabihi (Soldato) • N. Sedighzadeh (Junges Madchen) sceneggiatura J. Panahi • S. Rastin
musiche K. Bozorgpour
fotografia M. Kalari
montaggio J. Panahi
uscita nelle sale 8 Aprile 2011


Chi sarà mai quel ragazzotto un po’ strambo seduto in silenzio in un angolo di un bus pieno di tifosi urlanti diretti allo stadio? In realtà non è un ragazzo, ma una ragazza travestita da uomo. Riuscirà ad assistere alla partita nonostante in Iran, ancora oggi, la legge vieti alle donne di entrare negli stadi?



Jafar Panahi – regista di Il cerchio e Lo specchio è stato condannato a 6 anni di carcere dopo aver girato Offside, la cui visione ovviamente è stata proibita in Iran. Nel suo Paese le donne non sono ammesse agli eventi sportivi, poiché considerati luogo in cui si dicono scurrilità, che potrebbero ferire la sensibilità delle donne. Così dicono le regole, così rispondono i soldati alla domanda «perché noi no?» delle ragazze tenute prigioniere dopo essere state scoperte ad introdursi illeggittimamente dentro lo stadio travestite da uomini. Ma a questa risposta le ragazze non si arrendono e controbattono, a quel punto i soldati non sanno cosa rispondere. E non lo sanno perché non credono in quella legge, perché la mentalità delle nuove generazioni è emancipata, perché rispettano soltanto ordini superiori. E’ quindi la vecchia tradizione iraniana a scontrarsi con il pensiero di una nuova società emancipata, ma che tuttavia resta intrappolata in delle leggi in cui le nuove generazioni non si rispecchiano. Jafar Panahi ci fa capire questo nella scena chiave del film, in cui entrano a confronto un anziano padre che cerca sua figlia tra le ragazze travestite da uomini e il giovane soldato incaricato al sorvegliamento delle ragazze. STOP. Premetto di essere totalmente contro lo spoiler – di qualunque tipo, anche parziale (non leggo nemmeno le trame prima di vedere i film) – in una recensione, come in un racconto, tuttavia stavolta farò una piccola eccezione perché spero che il racconto sommario di questa scena vi invogli a vedere il film, che sta invece passando inosservato sul palinsesto cinematografico (a Roma è presente in 2 sole sale, e vi ricordo inoltre che il film è del 2006 e riesce ad arrivare in Italia solo oggi, nell’aprile del 2011). Da qui comincia il racconto della scena, chi non volesse venirne a conoscenza, passi direttamente a leggere il paragrafo successivo alla scritta Play.

Pausa.
In questa scena, l’anziano signore, riconoscendo un’amica della figlia vorrebbe punirla picchiandola; il soldato – fino a quel momento molto severo – lo ferma chiedendogli cosa avesse intenzione di fare. L’anziano signore risponde che vuole educarla, in modo da farle passare la voglia di andare allo stadio e poi domanda al soldato se non è per quello, in fondo, che le tengono rinchiuse lì. Il giovane soldato risponde che lui le tiene rinchiuse solo perché è un ordine superiore ad imporglielo, e ci fa capire che lui non condivide quella decisione. (Ho cercato di descrivervi questa scena nel modo più asettico possibile, in modo da non togliervi l’emozione nel guardarla. Io ho avuto i brividi.) Play.

E’ dal confronto tra questo uomo anziano e il giovane soldato che capiamo quel che Jafar Panahi vuole dirci e sembra sperare: un cambiamento è possibile. Ora resta la domanda: come fare?

Due parole sul film a livello tecnico: questo è un classico caso in cui il messaggio è molto più urgente della forma, per cui la semplicità di riprese e la carenza di grandi idee registiche deve necessariamente venir perdonata. Il messaggio di questo film per me vale 8, la resa vale 6: ho pertanto ritenuto di concordarmi con me stessa sul 7 abbondante. Piccolo consiglio pignolo: versione doppiata da evitare come la peste.

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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

2 Responses to Offside

  1. Pingback: La sorgente dell’amore « Il cinema bendato

  2. larry black says:

    visto a suo tempo, realismo panahiriano di gran spessore. da non perdere.

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