Departures



titolo originale Okuribito
nazione Giappone
anno 2008
regia Yojiro Takita
genere Drammatico
durata 131 min.
distribuzione Tucker Film
cast M. Motoki (Daigo Kobayashi) • T. Yamazaki (Ikuei Sasaki) • R. Hirosue (Mika Kobayashi) • K. Yoshiyuki (Tsuyako Yamashita) • K. Yo (Yuriko Kamimura) • T. Sasano (Shokichi Hirata)
sceneggiatura K. Koyama
musiche J. Hisaishi
fotografia T. Hamada
montaggio A. Kawashima
uscita nelle sale 9 Aprile 2010


O-ccidentalmente orientale. Film orientale per occidentali. Caratteristica che tuttavia non è riuscita a far emergere sufficientemente questo film dal magma del palinsesto cinematografico, ma che tuttavia è stata quasi certamente la spinta che ha permesso al film di vincere il premio Oscar 2010 come miglior film straniero.

Departures è la storia di un violoncellista che riconosce i limiti del suo talento e che decide di abbandonare un sogno per cercare di costruire una realtà e un futuro concreti, tornando a vivere con la moglie nel suo paese d’origine. Qui Daigo (Motoki Masahiro) troverà un impiego inusuale che inaspettatamente – dopo un primo periodo di rifiuto – sembrerà appagare umanamente il protagonista.
Il lavoro del “nokanshi” – tradotto in italiano in “tanatoesteta” – consiste in un vero e proprio rito, nel quale i familiari e gli amici della persona scomparsa danno al defunto l’ultimo saluto e dunque la pulizia del corpo, la vestizione, il trucco diventano le ultime cure – quasi come simboliche carezze – date alla persona prima di lasciarla “partire”. E’ infatti in questo semplice ma efficace equivoco lessicale – motivo per cui Daigo si troverà casualmente e non senza piccoli effetti comicamente grotteschi a fare questo lavoro – che si concentra il messaggio che vuole mandarci il film: la morte è un saluto, un arrivederci e non un addio verso un mondo sconosciuto. Il lavoro di Daigo consiste anche nel creare un vero e proprio spazio dedicato a parenti ed amici per vivere un ultimo momento commemorativo e dare l’estremo saluto al defunto, attraverso una commovente liturgia laica.

Departures scivola superbamente – anche grazie al notevole accompagnamento musicale del celebre Joe Hisaishi – in un tema estremamente complesso e difficile, affrontandolo in modo davvero affascinante e commovente; rendendosi in grado, a tratti, di stordire e ammaliare il suo pubblico.

Due piccole note dolenti:

1. La voce interiore fuoricampo di Daigo è un elemento davvero sofferto e al quale può tranquillamente rinunciare chi invece ama il cinema orientale; chiaro espediente per far abbattere qualche frontiera in più alla distribuzione del film.

2. Il simbolismo (mi riferisco soprattutto alla storia del sasso) è fin troppo semplice per permettergli di accompagnare e risolvere tutte le vicende personali di Daigo, in un modo – inoltre – fin troppo lineare.

E’ in queste due piccole note che risolvo la frase con cui ho iniziato. Departures è un film che anche i non appassionati di film orientali sapranno apprezzare, poiché pur conservando l’inequivocabile poesia giapponese, è animato da un ritmo molto occidentale. Nonostante questo, vale davvero la pena di una visione.


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Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

4 Responses to Departures

  1. Pierrot says:

    “nonostante questo vale davvero la pena di una visione”. Accolgo assolutamente la tua recensione, ho apprezzato molto anche le note “negative”, infatti sono proprio quelle che abbassano il voto al film, purtroppo. Lo vidi al cinema, entusiasta che un film giapponese avesse vinto come miglior film straniero e infatti non rimasi delusa. Affatto. Questa pellicola risulta raffinata, delicata, commovente nonostante il tema forte della morte (Vedi la scuola di Kurosawa e Wakamatsu), con una pregiata colonna sonora composta Dall’estro fine di Hisaishi, collaboratore storico di Miyazaki e Kitano. Ricomposizione: di defunti, delle fratture tra vivi e morti, dello stesso protagonista attraverso la pratica della compassione e del perdono. Questo rituale che noi occidentali non conosciamo personalmente mi ha ammaliato, quei gesti così precisi come mosse di una disciplina di arte marziale, quella cura verso il corpo di un altro essere così particolare, annullando il tempo terreno per l’Ultraterreno.Diversi stati dell’animo.

  2. lo vedrò al più presto…

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