Il cortometraggio perfetto

Ieri sono andata ad una rassegna di cortometraggi e selezione di autori emergenti organizzata da MarteLive al Razmataz dove sono stati presentati 6 cortometraggi di discreta qualità, tra cui – a mio avviso – spiccava “Risorse Umane (fresche di giornata)” di Marco Gallonardi per la sua idea. Il tema di questo corto era quello dell’Università italiana e degli sbocchi lavorativi derivanti dalla laurea. Vi segnalo la pagina facebook dove si può venire a conoscenza delle proiezioni di questo corto.

[clicca qui per andare alla pagina facebook]

A seguire invece il trailer del cortometraggio:

Colgo l’occasione per porvi una domanda che mi pongo spesso quando assisto a rassegne di cortometraggi, relativa ai cosiddetti short-film:

Come deve essere un cortometraggio per piacervi?
Quali caratteristiche deve possedere per farvelo considerare un cortometraggio riuscito?

Mi riferisco in particolar modo agli elementi: durata, tema, realizzazione, genere.
E intendo soprattutto cortometraggi realizzati (quasi) a costo zero, cortometraggi di un regista emergente che non ha grandi possibilità economiche o di macchinari, ma che può mettere a disposizione solo o soprattutto le sue idee.

Quanto influisce nel vostro giudizio di un cortometraggio di un regista emergente – senza disponibilità economiche etc. – l’aspetto puramente tecnico della realizzazione (trovate registiche, fotografia, capacità interpretativa di attori non professionisti, l’utilizzo di colonne sonore spesso non brillanti perché non si ha la possibilità di acquistare i diritti dei brani e via dicendo)?

Io credo che un buon regista sia colui che riesca comunque a sfruttare al meglio gli elementi a lui disponibili e/o riesca a trovare delle soluzioni in grado di ottimizzare al meglio quel che vuole esprimere. Chiaramente i compromessi sono all’ordine del giorno, nessuno pretende un dolly o un piano-sequenza che necessita una troupe di almeno 30 persone.

Credo che come si possa trovare un’idea narrativa forte, si possano trovare anche idee di realizzazione in grado di esserle all’altezza. Un regista non deve solo riportare una storia, ma deve raccontarcela in un determinato modo che la caratterizzi. E questo è fondamentale e indispensabile per la riuscita di un film come di uno short-film, non mi stancherò mai di ripeterlo. Tuttavia spesso ci sono idee così forti o originali da lasciar prendere il sopravvento alla narrazione sulla realizzazione.

Quel che vi chiedo è dunque: quanto valutate il rapporto IDEA/REALIZZAZIONE in un cortometraggio di un regista emergente?

Vi lascio qui, per gradire, un cortometraggio di Marco Chiarini intitolato “Omero bello di nonna” realizzato nell’ambito del progetto di corti italiani di Intesa San Paolo “perFiducia”.

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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

6 Responses to Il cortometraggio perfetto

  1. Rita says:

    Ciao Alessia,
    tranquilla, non stare a scusarti per non aver risposto subito, ci mancherebbe, lo studio e gli impegni personali prima di tutto! ;-)
    Un “in bocca al lupo” grandissimo (e, che “crepi il cacciatore”), per la realizzazione del tuo corto; sono sicura che riuscirai a trovare persone preparate disposte a darti una mano, in fondo quello che muove un vero attore è soprattutto la passione verso la recitazione, anche in assenza di un guadagno economico.

    Stai seguendo Cannes? Io aspetto con ansia il film di Von Trier e di Malick, e anche di Gus Van Sant. Malick peraltro uscirà venerdì prossimo.

    • Non dirlo a me! Quest’anno Cannes ha davvero di tutto e di più! Lars von Trier, Woody Allen, Malik, Almodovar, Sorrentino, Kim Ki-Duk, Gus Van Sant, Moretti!
      Malik in realtà esce prima, il 18, quindi mercoledì! Meno male, anche perché ultimamente al cinema non c’è stato davvero nulla da vedere. Tra l’altro ho visto anche “L’ultima verità” di Ken Loach ma non mi è piaciuto particolarmente…

      A proposito di cacciatori e lupi… forse tu puoi aiutarmi.
      Ti ricordi per caso un film (necessariamente degli anni ’90) a cui il seguente indizio potrebbe far riferimento?

      indizio. “Una pelliccia, un’altra pelliccia, una terza pelliccia. Non ho mai visto un film in cui vengono con compiacimento del regista strappate tante pellicce. Uno sfregio alla borghesia romana.”

      • Rita says:

        E’ vero, partecipano anche Almodovar, Allen e molti altri che attendo sempre con curiosità.
        Malick, sì, lo so, esce la prossima settimana ed infatti mi sto già prenotando mentalmente ;-) E’ da quando ho visto il trailer e letto alcune cose in merito che non ci dormo la notte per l’attesa ;-)
        Poi sta per uscire (pure se non partecipa a Cannes) il nuovo dei F.lli Dardenne, che seguo dagli esordi e non mi hanno mai delusa.

        L’indizio che mi hai dato non mi ricorda nulla… . Ora hai incuriosito anche me, proverò a chiedere a qualche amico cinefilo, poi ti farò sapere.

      • Se riesci a scoprir qualcosa fammi sapere! Questa notte a mezzanotte scade il filmquiz di Moretti (a cui appartiene quell’indizio), io una risposta per il quesito delle pellicce me la sono data, ma non ne sono certa al 100%, anche se la scena c’è… Nel tardo pomeriggio vorrei inviare le risposte, se riesci a scoprir qualcosa scrivimi!

  2. Rita says:

    Ciao Alessia,
    ho sempre pensato che il talento sia fondamentale, e che superi qualsiasi inadeguatezza di budget e di mezzi. Anzi, ti dirò di più, è proprio nel limite delle risorse che esce fuori il talento.
    L’unica cosa che non perdono però è la mancanza di accuratezza nella recitazione (quindi anche nella dizione). Il principale difetto dei corti dei giovani esordienti è proprio questo, almeno di quelli italiani. Certo, il problema è sempre quello della scarsità di denaro e quindi non si può certo pretendere di avere attori professionisti, però penso che ci saranno comunque giovani studiosi di recitazione – anche bravi – disposti a recitare in un corto anche gratis, no?
    E un’altra cosa che non perdono è la sciatteria. E credimi, non c’entra la disponibilità di budget. Penso che una scena debba essere provata e provata e riprovata mille volte prima di essere girata, e poi dovrà essere girata, e girata ancora e rigirata. Esigere la perfezione anche nel minimal, questo è importante. Invece in Italia – ma il problema è riscontrabile anche nelle grosse produzioni – c’è proprio questa sciatteria, questa indolenza… questo “basta fare una cosa, come viene viene”.
    Perché i corti stranieri sono sempre tecnicamente migliori, a parità di mezzi?

    Per la durata dipende dalla storia. Non credo sia importante.

    • Ciao a te Rita, è sempre un piacere leggerti e scusa per i miei ritardi infiniti nelle risposte, ma questo è un periodo davvero pieno!

      Sono assolutamente d’accordo con te riguardo il talento, continuerò a credere che sia la più grande forma di “effetto speciale” o asso nella manica che si possa possedere.
      Per la recitazione anche io sono estremamente intransigente, incomincia a venirmi il morbillo. Non pretendo il massimo, se so che sto guardando una performance di attori non professionisti, tuttavia ci son dei piccoli dettagli su cui non riesco a soprassedere, soprattutto perché molto spesso mi accade di pensare che rigirandola, quella determinata scena X, ci si sarebbe riusciti a farne uscire qualcosa di migliore.
      Riguardo studenti di recitazione disposti a recitare in un corto gratuitamente, credo e spero ci siano.
      Sto pensando a tutte queste cose perché è già da un paio di mesi che ho una sceneggiatura più o meno finita per un cortometraggio e non appena l’Università e il tempo libero saranno dalla mia parte mi piacerebbe cominciare a ragionarci seriamente e realizzarlo. Ho trovato infatti qualche persona che o si è diplomata all’Accademia teatrale o sta studiando teatro che sarebbe disposta a collaborare gratuitamente con me. Sarebbe molto bello.

      La durata invece io credo abbia un’importanza spesso determinante, specialmente se poi si decide di inviare il cortometraggio a dei festival che prevedono dei concorsi con giuria di pubblico. Ma ogni tema trattato credo che a sua volta abbia una durata giusta, o meglio ancora, che ogni cortometraggio e ogni metodo d’analisi e sviluppo pretenda ogni volta un discorso specifico.

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