Il primo incarico

titolo originale Il primo incarico
nazione Italia
anno 2010
regia Giorgia Cecere
genere Drammatico / Sentimentale
durata / note 90 min. / opera prima
distribuzione Teodora Film
cast I. Ragonese (Nena) • F. Chiarello (Giovanni) • A. Boll (Francesco) • M. Protopapa (sorella di Nena) • R. Schirinzi (madre di Nena)
sceneggiatura G. Cecere • P. Pirone • Y. Li Xiang
musiche D. Pisanello
fotografia G. Troilo
montaggio A. Forgione
uscita nelle sale 6 Maggio 2011


1953: Nena, una ragazza del Sud Italia, deve andare a vivere lontano da casa per il suo primo incarico come maestra. Lascia sua madre e sua sorella, ma soprattutto lascia in sospeso una storia d’amore con un giovane dell’alta borghesia che sembra ricambiarla sinceramente. Si promettono che nulla cambierà tra di loro e che lei a giugno chiederà il trasferimento. Ma ciò che trova è ben diverso da ogni sua immaginazione. Una scuola sperduta su un altopiano, ragazzini ingovernabili, gente con cui non ha niente in comune, una natura ostile…


Un primo film italiano. Quest’esordio alla regia di Giorgia Cecere incuriosisce, ma lascia anche qualche domanda irrisolta, a cui la regista – volutamente o meno – non dà risposta.
Isabella Ragonese è una giovane maestra d’elementari che riceve la chiamata per il suo primo incarico in un paesino popolato da poche famiglie di contadini, sperduto nel Sud Italia, a 150 km dalla sua cittadina d’origine in cui vive l’uomo di cui è immensamente innamorata, appartenente ad un ceto altro della società, contrariamente alle origini umili della ragazza. Il primo incarico è un film lento – nel senso positivo del termine – che conquista l’attenzione e ha il grande pregio di non annoiare il pubblico. La regista raggiunge questo effetto con tagli netti sulla narrazione: le belle immagini compiono solo il minimo indispensabile per far orierntare nelle vicende di Nena, i collegamenti temporali ed evolutivi spettano al pubblico. Trovata discutibile, ma se vogliamo giustificabile e interessante, per quel che mi riguarda apprezzata. Quel che però non convince e genera un difetto sostanziale nel film, a mio avviso, è la mancanza di una netta evoluzione emotiva. Se un taglio narrativo può essere accettato, al contrario non si può sorvolare sullo sviluppo interiore che conduce la protagonista a fare la sua scelta finale, se non altro perché la decisione da lei presa si rivela estremamente interessante e verosimile, o per meglio dire rispecchia bene la regola e non l’eccezione “sentimentale/matrimoniale” di quegli anni. Deludente purtroppo è la qualità recitativa dell’intero cast, eccezion fatta per Isabella Ragonese. Il cast è completamente ricoperto da attori non professionisti, elemento che grava molto le sorti della resa emotiva e diminuisce esponenzialmente l’elemento molto importante di tensione. Se la presenza di attori non professionisti non pesa sui ruoli marginali dei contadini e, in parte, sui parenti  borghesi del ragazzo di cui Nena è innamorata, al contrario è estremamente determinante per i due ruoli maschili tra cui è alternata nelle vicende narrative la protagonista. Elemento questo, che per riflesso “spegne” leggermente la bravura della Ragonese, proprio perché alcune scene risultano estremamente squilibrate.
Tuttavia in un maggio – cinematograficamente parlando – davvero imbarazzante e vuoto, insieme ad Angèle et Tony è uno dei migliori film attualmente in sala.


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Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

4 Responses to Il primo incarico

  1. diegod56 says:

    comunque l’ho rivisto stasera, al cinema all’aperto, e mi è piaciuto ancor di più

    un film molto ben fatto, tra l’altro magnifiche le musiche

  2. diego says:

    il film è bello, anche formalmente

    la vicenda (non so se il termine esatto sia «soggetto», ma io non sono un esperto del cinema), presenta però qualche incertezza sulla «strada da prendere», specie nel rapporto fra la propria vicenda personale sentimentale ed il proprio «essere maestra»; insomma la scuola appare un elemento marginale nell’esperienza personale della protagonista; siccome ho conosciuto maestre che hanno insegnato in quegli anni, la figura della protagonista appare troppo «attuale» negli slanci, nelle inquietudini sentimentali; una maestra giovanissima di quel tempo era molto più «frenata», era quasi una missionaria in certe scuole «lontane» ed aveva un’idea di se stessa molto più istituzionale, meno privata; nel film sembra una ventenne dei nostri giorni

    comunque un buon film

    • Io invece ho apprezzato questo aspetto, o per meglio dire ho apprezzato l’aver analizzato il sentimento di questa donna senza trasformarlo in qualcosa di eroico, attitudine più propria di un cliché contemporaneo. Lei fa una scelta a tutti gli effetti antieroica e piena di una fierezza e dignità che mi ha sorpresa in quanto scelta narrativa. Mi è sembrata una scelta molto onesta in relazione alle dinamiche matrimoniali di quegli anni e questo devo dire di averlo molto apprezzato.

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