Corpo Celeste

titolo originale Corpo Celeste
nazione Italia
anno 2011
regia Alice Rohrwacher
genere Drammatico
durata / note 100 min. / opera prima
distribuzione Cinecittà Luce
cast Y. Vianello (Marta) • S. Cantalupo (Don Mario) • A. Caprioli (Rita) • R. Carpentieri (Don Lorenzo)
uscita nelle sale 27 Maggio 2011

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Ambientato a Reggio Calabria e a Roghudi, borgo abbandonato dell’Aspromonte, “Corpo Celeste” è la storia della crescita di Marta, 13 anni, appena tornata a vivere con sua madre a Reggio Calabria dalla Svizzera, dove è cresciuta. A Reggio Marta incontra un mondo sconosciuto, diviso tra ansia di consumismo e ricordi arcaici. Chiamata a fare la cresima, Marta cerca nella parrocchia le risposte alla sua inquietudine…

La catechista per preparare i suoi allievi alla cresima li fa giocare a “Chi vuol essere cristiano?“, videogioco che  non ti farà vincere un  miliardo, ma che ti dà niente di meno che la salvezza dell’anima. Volete mettere? Dopo le risposte ricevute, la catechista domanda ai ragazzi: «Siete sicuri? L’accendiamo?». Proprio come il programma di Gerry Scotti dell’ora di cena. Alla festa organizzata prima della cresima, per l’arrivo del vescovo, le bambine più piccole del corso di catechismo propongono il loro balletto sulle note di “se scopa, se spazza, diventa una pazza…“, tormentone dei villaggi vacanza estivi di qualche anno fa. Marta, tredicenne, si stabilisce con la sua famiglia a Reggio Calabria, dopo aver vissuto in Svizzera e si trova in un mondo alienante, in cui dovrebbe imparare ad integrarsi. La vita di Marta si alterna tra la casa e il catechismo; i suoi occhi osservano la realtà che la circonda, mentre il suo corpo è ancora indeciso a svilupparsi. Corpo Celeste, opera prima di Alice Rohrwacher, sorella della nota attrice italiana Alba Rohrwacher (la ricordiamo ne Il Papà di Giovanna, L’Uomo che verrà) è un film che affronta il tema della crescita di un’adolescente nel contesto cristiano e al contempo nella realtà culturalmente degradante e consumistica della nostra società, in particolar modo qui quella calabrese. La regista esordiente riesce a trasmettere attraverso la direzione dei suoi attori una sensazione di naturalezza e verosimiglianza, in grado quasi di far dimenticare la domanda che invece sarebbe e dovrebbe essere leggittima, vale a dire molto banalmente: ma Marta non va a scuola?
Alba Rohrwacher
infatti analizza la crescita della ragazzina soltanto nel contesto familiare (in cui solo il rapporto dolcissimo con la mamma – la bellissima Anita Caprioli – la farà sentire protetta e capita) e nel contesto del catechismo. Nessun riferimento ad altre attività (didattiche o meno), la scuola, come uno sport e via dicendo, nella vita di Marta che avvrebbero potuto in qualche modo equilibrarla e permetterle di riscattarsi.
Ad ogni modo, esordio interessante, che porta a riflettere. Una fotografia pensata e non lasciata al caso, elemento sempre molto apprezzato in un’opera prima.

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2 Responses to Corpo Celeste

  1. sergejbrevjic says:

    per essere un’opera prima gli darei un 8 pieno, scritto e diretto dalla stessa Alba Rohrwacher, c’è il cosa (ottimo soggetto ben sviluppato) e il come (il modo in cui viene realizzata questa visione torva). questa ragazzina (donna in nuce) oltre quel mondo squallido e marcio, diviene essa stessa tramite della regista per l’indagine di questo territorio e di quella società che appare assolutamente realistica e curata in ogni inquadratura per apparire non altro che per quella che è: surrogato di retaggi televisivi e dogmatici. l’apparente fanatismo religioso, di un sud che appare come una dolorosa ferita aperta e non rimarginata, è solo la punta di un iceberg ben più grande che affonda radici in una comunità malata dalla fondamenta e dove la luce sembra non filtrare. gran pregio è poi la narrazione e la direzione anti-retorica, sul filo di un’invisibile tensione che non si fa mai isteria che sfocia nella nevrosi (annosa questione di un certo cinema italiano recente). boccata d’ossigeno per il nostro cinema.

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