I’m a Cyborg, but that’s OK

titolo originale Saibogujiman kwenchana
nazione Corea del Sud
anno 2006
regia Park Chan-wook
genere Drammatico
durata 107
distribuzione n.d.
cast L. Su-jeong (Young-goon Cha) • J. Ji-hoon (Il-soon Park)
sceneggiatura J. Seo-Gyeong
musiche C. Young-wuk
fotografia C. Chung-hoon
montaggio K. Jae-Beom • K. Sang-beom
uscita prevista non ancora disponibile

Soprire un “capolavoro bendato” mi provoca sempre due sensazioni contrastanti: entusiasmo ed indignazione.
I’m a Cyborg, but that’s OK è uno di questi casi. Film visionario e innovativo, pieno di idee registiche esuberanti, originali, nuove, diverse e assolutamente originali. Il film uscì nel 2006 al Festival di Berlino e a noi maltattati cinefili italiani non è stata concessa nemmeno una proiezione in sala. Il film è stato difatti ignorato dalla programmazione regolare di sala e come se non bastasse non è stata ancora prevista una distribuzione in DVD. Il regista di questo film vi tornerà alla mente per quella che è stata denominata Trilogia della Vendetta, di cui facevano parte Mr. Vendetta, Old Boy e Lady Vendetta. Ma parlando del film in sé vi posso raccontare che è la storia di una fanciulla sud-coreana convinta di essere un cyborg e per questo motivo rinchiusa in un manicomio, luogo in cui prendono vita le spettacolari immagini di questo film, che si rendono capaci di descrivere con delicatezza e originalità il tema delle psicosi che affliggono i ricoverati di questo manicomio. Park Chan-wook affronta il malessere umano riuscendo ad evadere dal tema circoscritto della psicosi e a rendere il suo film universale e fantastico, regalandoci trovate visive e idee registiche fuori dal comune capaci di ammaliare e sedurre in una favola vissuta nel luogo probabilmente meno incantato della società post-moderna. E’ in questo luogo che Young-goon Cha, che scopre da un giorno all’altro di essere un cyborg e che per questo non può mangiare il cibo degli esseri umani per paura di “rompersi”, farà la conoscenza di Il-soon Park, ragazzo capace di rubare qualsiasi cosa, anche l’anima delle persone. La loro peculiare e bizzarra storia d’amore prenderà lentamente vita tra le mura di questa clinica psichiatrica e la loro conoscenza riuscirà a rendersi cura reciproca trasformandosi metafora di un qualcosa capace di andare molto oltre le mura solide di quella clinica e delle loro stesse malattie. Inutile consigliarvi la visione del film in versione originale sottotitolata, anche perché non essendoci stata distribuzione, dubito che ne esista una versione doppiata; inoltre in questo modo potrete apprezzare la finezza e la peculiarità dei titoli di testa del film, che compaiono all’interno stesso dello spazio diegetico, vale a dire all’interno della stessa scenografia e all’interno degli stessi elementi compositivi del film, come per esempio su un tappetino di un mouse, su tre giri di nastro adesivo che Young-goon Cha si attacca attorno al braccio, nomi di collaboratori ricamati sul camice della protagonista o inseriti nella targhetta contenente i nomi dei ricoverati sulla porta della clinica.

P.S. Sì, avete letto bene, è un dieci quello qui sotto.

P.S. 2 Vuoi giustamente vedere questo film e non sai come fare? Buone notizie: il film è interamente caricato in rete con sottotitoli in italiano. A seguire la parte 1/7 del film di youtube. Buona visione! Fatemi sapere che ne pensate.


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10 Responses to I’m a Cyborg, but that’s OK

  1. Anonimo says:

    una pellicola di tale valore, non puo’ che provocare ,indignazione per la mancata distribuzione ed entusiasmo per la bellezza del film.
    hai pienamente ragione.
    l’ho visto un anno fa’ e ne ero stato impressionato.
    fa’ rabbia pensare che non arrivano ne’ in sala , ne’ in dvd film di questo spessore.
    poi, e’ molto strano che da 3 anni a questa parte, il cinema asiatico arrivi in italia con 2-3 pellicole solamente.
    kim ki duk e park chan wook , poi avevano avuto buon succeso in sala ed ora non vengono neanche supportati in dvd.
    meno male internet…………..
    Alessandro

  2. Pierrot says:

    Park Chan-wook : Corea del sud. io non dico nulla altrimenti passo per la solita..vero Ale?

    non lo conoscevo questo in particolare.ovviamente lo vedrò.mi fido caldamente del tuo giudizio.e naturalmente mi fido del “mio” cinema asiatico.
    La trilogia della Vendetta è Oltre la Vendetta, con uno spessore mortale e ragionativo non indifferente.un’estetica della resa dei conti che passa attraverso codici di arti marziali, del thriller e del noir spesso re-inventati.
    c’è un libro: La vendetta secondo Park Chan-Wook.

    P.S. : meno male che sei tornata a scrivere….

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  5. Marco says:

    Ciao! innanzitutto grazie per il consiglio! è decisamente un film che và ‘sbendato’ :)
    La parte 6/7 del film caricata su youtube si interrompe bruscamente e nella parte 7/7 ci sono soltanto i titoli di coda..mi son perso qualcosa?

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