Querelle de Brest

Capolavori Bendati


titolo originale Querelle
paese Germania, Francia
anno 1982
durata 108 min
genere drammatico, erotico
regia Rainer Werner Fassbinder
soggetto Jean Genet (romanzo)
sceneggiatura Rainer Werner Fassbinder, Burkhard Driest
produttore Michael McLernon
fotografia Xaver Schwarzenberger
montaggio Rainer Werner Fassbinder, Juliane Lorenz
musiche Peer Raben
costumi Barbara Baum



La nave Vengeur con a bordo il marinaio Querelle (Brad Davis), comandata da Seblon (Franco Nero) che nutre un tenero ed inconfessato amore per Querelle, attracca al porto di Brest. Qui Querelle, alla ricerca di suo fratello Robert, giunge alla Feria, il bordello della città, gestito da Nono (Günther Kauffmann), e da sua moglie Lysianne (Jeanne Moreau), amante di Robert. La storia si snoda nei i bassifondi del porto, tra ladri, puttane, assassini e amori omosessuali, alla ricerca della vera identità di Querelle.

a cura di Noa Persiani (voto 8/10)

“L’idea di omicidio evoca spesso l’idea del mare, dei marinai
e all’idea del mare e dell’omicidio si lega naturalmente
l’idea dell’amore e della sessualità.

Una nave ormeggiata da marinai è la prima tela che compare davanti agli occhi di chi guarda, in un vortice di tinture calde, le prime parole sono articolate da una voce fuori campo. In un ambiente brumoso come quello della Brest d’anteguerra si delinea l’opera Querelle de Brest partorita dalla complementarietà di due menti eccelse quali quella di Jean Genet (uno dei più grandi e controversi scrittori del XX secolo) che ne scrive l’omonimo libro e quella di Reiner Werner Fassbinder (uno dei maggiori esponenti del cinema tedesco nonchè icona teatrale per eccellenza come esponente dell’anti – teatro) che traduce le parole del libro in immagini evocative. Sinuosa, consapevole, incantevole, oltraggiosa, diabolica, omicida si delinea la figura principale buttata in un recinto, in una bolgia, in un mondo chiuso e degradante, che aderisce completamente al passaggio dal testo alla pellicola, cosicchè il testo genetiano si trasforma inevitabilmente in lettura fassbinderiana: Querelle non è una persona, è un simbolo.. “l’angelo della Apocalisse i cui piedi poggiano sul mare”. Una sorta di estasi concettuale accompagna i rari movimenti di macchina, in cui l’ambientazione, volutamente innaturale sia nell’uso dei colori saturi tendenti ad un giallo/arancio/porpora (quasi risulta esservi un crepuscolo costante, immobile), corrisponde ad un non-luogo dove Eros e Thanatos si insinuano voracemente. Dadi, carte, oppio, sesso e potere creano un magma universale che costantemente decate quando didascalie e versi di un amore vero e vibrante si ascoltano in sottofondo: di Querelle parla il capitano della nave attraverso un registratore (“forse l’amore è un covo di assassini”) mentre le sue dita scorrono lente lungo pagine raffiguranti la pura arte del Canova dando voce all’animo profondo dello stesso Genet. Presenti quindi la tematica del doppio e il sistema delle sovrapposizioni; ambiguità e contraddizioni evidenti soprattutto nelle figure virtuose di Querelle e del fratello Robert. Il miraggio nostalgico di un’unità perduta ma al contempo conturbante e minacciosa emerge nei duelli eroici ed ideali dei fratelli/gemelli costruiti su movimenti spesso danzanti e dialoghi surreali. Identità/alterità (“sii te stesso… sto diventando me stesso”) sono percorse dal gioco di simboli che richiamano costrizione e potere: il fallocentrismo e la prigionia imposta. Le dinamiche che intervengono ad unire i personaggi hanno tutte un’origine di tipo sessuale. L’intera pellicola si configua dunque come percorso distruttivo dal potere del desiderio al desiderio di potere in amori diversamente ammalianti ed ambiguità di principi perfettamente necessaria. Unica possibile salvezza è l’evocativo e solo personaggio femminile interpretato da una meravigliosa Jeanne Moreau (deliziosa quando canta la ballata di Oscar Wilde), schiacciata dalla malinconia della perdita d’amore ma in grado di ridicolizzare quel potere maschilista. In onirici quadri che richiamano la peculiarità di Turner con sequenze spiazzanti come la processione della via crucis con a capo un militare e in una scenografia teatrale di un decadentismo ascetico, scorre una colonna sonora che varia dal flamenco alla musica classica, passando attraverso canzoni popolari e lo sperimentalismo ambient, donando suggestive composizioni narrative: “cresco e mi sciolgo… il mare… la solitudine”. Leggiamo (Genet) ed osseriviamo (Fassbinder) con tutti i sensi prossimi all’espansione…

“nel cielo dei cieli in cui la Bellezza sposa se stessa”.

Curiosità: Il film venne presentato al Festival del Cinema di Venezia del 1982 pochi mesi dopo la morte del regista. Il presidente della giuria, Marcel Carné, lo propose per il Leone d’oro e lottò strenuamente per la consegna del premio che però fu attribuito ad un altro film tedesco “Lo stato delle cose” di Wim Wenders.

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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