Drive


titolo originale Drive
nazione U.S.A.
anno 2011
regia Nicolas Winding Refn
genere Azione / Drammatico
durata 95 min.
distribuzione 01 Distribution
cast R. Gosling (Autista) • C. Mulligan (Irene) • R. Perlman (Nino) • C. Hendricks (Blanche) • O. Isaac (Standard Guzman) • A. Brooks (Bernie Rose)
sceneggiatura H. Amini
musiche C. Martinez
fotografia N. Sigel
montaggio M. Newman
uscita in sala 30 Settembre 2011




Un meccanico che saltuariamente svolge il lavoro di pilota come stuntman di Hollywood ha una doppia vita: di notte lavora come autista freelance nelle rapine. A incidere sugli eventi della sua vita ci sarà l’incontro con Irene (moglie di un ex-detenuto) e di suo figlio.

a cura di Alessia Paris (voto 7+/10)

Ryan Gosling tra poco diverrà uno dei divi indiscussi di Hollywood. Ha faccia e bravura per diventarlo a tempo pieno. Ma se pensate a Drive come un film hollywoodiano, sbagliate di grosso. E ad assicurarvelo c’è la firma di Nicolas Winding Refn, che all’ultima edizione del Festival di Cannes 2011 ha vinto proprio con questo film il premio per la miglior regia. Dopo il suo promettente e sorprendente Bronson, Refn ci regala un film con una suspence d’altri tempi. Quelli di Hitchcock oserei dire. Ve la ricordate la celebre “regola di Hitchcok“? Quella in cui diceva che la suspence era molto più efficace del colpo di scena perché nel primo caso lo spettatore resta incollato allo schermo con il ventre colmo d’ansia e nel secondo caso lo fai sobbalzare dalla poltrona per un paio di secondi soltanto? La citava nella celebre intervista con Truffaut, quando parlava di un’ipotetica bomba sotto il tavolo da far esplodere. Refn sembra cogliere in pieno quella lezione e ce lo dimostra a dir poco superbamente nei primi dieci incredibili minuti di questo film: un gioiello destinato a diventare un piccolo capolavoro all’interno di un bel film. «Per cinque minuti sono tuo.» dice l’autista. Lui ti accompagna dove devi andare e tu fai quel che vuoi, rapini un negozio, uccidi qualcuno, non è affar suo. Ma se entro quei cinque minuti tu non torni in macchina, lui parte senza di te. Se sarai puntuale puoi giocarti quel che vuoi ma ti porterà in salvo.
Con un incipit che non si dimentica, uno dei migliori degli ultimi anni, Refn propone un film degno del suo genere. Perché un film d’azione non si fa solo da pistolettate e salti mortali, motociclette che s’impennano e sfide alla gravità. Drive è davvero un ottimo prodotto cinematografico, con la piccola pecca di una sceneggiatura forse non all’altezza della regia, soprattutto nel finale. Il mio pignolo giudizio gli toglie per questo mezzo punto, ma solo perché ormai considero Refn un autore. E come per ogni autore la severità del giudizio è proporzionata alla qualità. Da non perdere.

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30 Responses to Drive

  1. Pingback: Vincitori Oscar 2012 (lista completa) « Il cinema bendato

  2. belleruote says:

    Nel 1978 Hill esce con Driver, la storia di O’Neill e Dern, rispettivamente pilota (…) e ispettore, che si fanno entrambi fregare dalla Adjani giocatrice. trent’anni dopo Gosling propone a Refn il copione di Drive, una trama che effettivamente in mano a un Webb sarebbe diventata un fast and furious in versione appena più raffinata e con un montaggio da urlo, ma che accudita da Refn si trasforma in un piccolo tesoro.
    perché partire da Hill? perché il suo driver è biondo, ha gli occhi azzurri, è schivo e taciturno, dorme poco o nulla, e conserva quest’aura di cavaliere gentiluomo d’altri tempi (non guido per chi spara) che nasconde qualcosa di non ben definibile in sé stesso.
    ricorda qualcosa?okay. il perché sta in un semplice parallelismo.
    Hill al tempo stilizzava un genere ed un modo di fare cinema con un film noir in cui faceva della secchezza del dialogo, e del realismo puro e non roboante, il suo marchio di fabbrica. andando contro la tendenza dell’epoca.
    Oggi Refn fa altrettanto: costruisce un nuovo noir, che parla di macchine e “vendetta” senza mai ricordarci neanche per un attimo il pulp e l’exploitation e le tarantinate. Questo film parla di gente che lotta contro la consapevolezza di non poter uscire dal proprio ruolo, quasi come se in una sorta di paradosso al contrario i personaggi del film si rendessero conto di essere solo attori incapaci di uscire dal propria condizione predestinata e costretti ad assistere in maniera quasi impotente allo sgretolarsi delle proprie vite. GUIDO NEI FILM, dice infatti Gosling, e in questa frase c’è il film intero. metacinema.
    le dissolvenze lunghe e meravigliose, la violenza centellinata in maniera perfetta ma implacabile che scivola nel film quasi per caso, quasi per sbaglio, il pathos costruito con scene che paiono istantanee invecchiate sotto una luce eterea, una colonna sonora che vive di synth ma sa essere delicata e imponente allo stesso tempo, beh, tutto questo è cinema allo stato purissimo.
    La scena dell’ascensore è già nella storia del cinema.
    Mi spiace, non condivido il tuo voto!

    • Greta Colli says:

      Ho la sensazione che questo film non sia stato capito. Sentendo diversi pareri ho sentito dire: “film lentissimo” oppure, “bello l’inizio ma poi…” e ancora “speravo in più coattate”. Personalmente ricordo la scena iniziale ma di sicuro non è quella che mi è rimasta più impressa come lo è stata la sequenza sulla spiaggia o il bagliore di luce che filtra nell’ascensore che come dici giustamente tu, belleruote, è già nella storia del cinema. Credo ci sia un filo invisibile che lega perfettamente tutto il film rendondolo attraente per gli occhi. Sono d’accordo nel dire che Refn costruisce un nuovo “noir” ma ammetto di aver trovate delle tarantinate, vedi la scena della forchetta nell’occhio ma è solo un piccolo appunto. Mi piace come scrivi!

      • Rita says:

        Dici bene, non è stato capito perché tanti, affidandosi al trailer, si aspettavano il solito film pieno di azione, con inseguimenti e sparatorie a manetta.
        Tu pensa che io, proprio perché il trailer era questo che lasciava intendere, non volevo nemmeno andarlo a vedere (e proprio perché il genere azione non fa per me), poi però mi sono fidata di qualche recensione positiva – compresa questa di Alessia – ed anche del fatto che sia stato premiato a Cannes (i film premiati a Cannes raramente mi hanno delusa) e così, del tutto inaspettatamente, mi sono trovata davanti a questo capolavoro di regia, le cui immagini non hanno fatto altro che conquistarmi e sedurmi attimo dopo attimo (e anche un po’ lo sguardo imperscrutabile di Gosling, ammettiamolo!).
        Ci sono delle tarantinate sì, come appunto la forchetta nell’occhio, ma saggiamente dosate all’interno di uno stile completamente diverso, sì da renderle del tutto inedite.
        Drive è un film che resta per certi versi inclassificabile, come del resto tutti i grandi film, la cui appartenenza ad un genere piuttosto che ad un altro è sempre limitante.
        Un saluto

    • Rita says:

      Parlate tutti della scena dell’ascensore, che sì, è bellissima, ma a mio avviso la migliore resta quella all’interno del camerino, quando Driver fa ingoiare la pallottola al tizio, con i seni delle ragazze nude in primo piano – che sembrano quasi appartenere ad un altro piano di realtà, al di fuori del tempo e dello spazio – e la musica sparata al massimo ad avvolgere la voce tremante di Driver: un contrasto di bellezza e brutalità messe insieme.
      Nella scena dell’ascensore la violenza si sostituisce alla dolcezza nello spazio di pochi secondi, invece in quella del camerino sono presenti contemporaneamente, e questo per me è ancora più prodigioso ed anche più efficace a livello visivo. E’ sicuramente la scena che mi ha emozionata di più.
      Per il resto concordo, Drive è cinema allo stato purissimo (e, come giustamente noti, anche metacinema).
      Un saluto

      • belleruote says:

        Personalmente credo Drive possa essere sottovalutato proprio perché gioca con i linguaggi del cinema più impliciti, quelli che si è costretti a tradurre a livello di ipofisi quasi. E, credo ancora, sia un film che racconta, e si racconta, molto più profondamente di quanto ci dica il patinato mistral edulcorato e l’estetica post-pop.
        è un film che va visto due volte, per riuscire a saziare con la prima il proprio appetito prettamente estetico ed emotivo, e usare la seconda per darsi la possibilità di osservare particolari sui quali sorvoliamo credendo marginali.
        Nei dialoghi, metafore finissime, una su tutte Gos che chiede al bimbo: tu credi davvero che lo squalo sia così cattivo?
        E poi la fotografia: la scena del martello nel camerino, cara Rita ti do ragione, è meravigliosa: sembra partorita dalla fervida mente barocca di LaChapelle.
        D’altronde Refn ci aveva già incantati con Bronson.
        Dipinge quadri estatici: inquadrature immobili, una dilatazione temporale sgomenta e ieratica, agli estremi del campo entrambi i personaggi che centellinano piccolissimi impercettibili movimenti, Gos serra la mascella, il petto dela Mulligan sale e scende al ritmo del pathos che scorre nel suo sangue e nella nostra pellicola.
        Straniante.

  3. morna says:

    Scusami Alessia ma da tutto quello che scrivi io capisco due cose:
    1) Ti prendi troppo sul serio, ma questo non è detto che sia un difetto.
    2) Hai poco tempo e per questo spesso ti approcci con superficialità alle recensioni. Qui è maturato il refuso clamoroso.

    Per il resto concordo con quanto scritto da Mariangela. Non sono i piccoli errori a non far leggere più un sito. Io continuo a leggere il tuo blog (recensioni arronzate o non) perché è ricchissimo di informazioni. Quindi viva Il Cinema Bendato.

    • Non prendo troppo sul serio me stessa, ma prendo molto sul serio quel che faccio e a mio modesto parere è il primo passo da fare per crescere.
      Non mi approccio affatto con superficialità alle recensioni e questa tua affermazione offende me e il mio lavoro, mi approccio con superficialità ad una trama, che è un elemento a mio parere secondario in una recensione, visto che quel che voglio dire “di mio pugno” sulla trama viene inserito all’interno della recensione.
      Per il refuso clamoroso, penso che dovresti accettare le mie scuse e smetterla qui perché questo atteggiamento sta diventando fastidioso oltre che immotivato.

      Viva il cinema e chi lo ama.

    • Greta Colli says:

      Credo sia da lodare più che da “attaccare” il fatto che il poco tempo libero che si ha, in una giornata, venga speso per fare ciò che piace..e forse Morna non lo sai, a meno che tu non abbia un sito , ma lavorare dietro ad un blog che riguardi il cinema, non è facile. Se poi pensi di avere di avere delle trame migliori da scrivere, perchè non ti unisci a noi?!

  4. Mariangela says:

    Non sono i piccoli errori a non far leggere più un blog, anzi, quelli rendono tutto più umano e alla portata di chi non scrive forse, di chi ci legge. Da blogger a blogger, non siamo mica gli dei recensisti dell’olimpo, sbagliamo senza vergognarcene e senza farla più grossa di quello che è. Io continuo a girare tra le tue pagine, ça ve sans dire.

  5. Rita says:

    P.S.:
    sì, dai, Alessia, la trama cambiala appena puoi. Non rende giustizia ad un blog così accurato e pieno di passione per il cinema come il tuo.
    Dalla recensione che hai scritto si capisce benissimo che tu il film l’abbia visto, ma la trama è proprio sbagliata (almeno nella seconda riga).
    Immagino che gli studi universitari, più i sacrosanti impegni di una vita al di fuori del blog ti portino via molto tempo, ma appena puoi correggilo ;-)

    Un saluto affettuoso :-)

    • Pensa, quando ho deciso come progettare le schede di recensione, volevo addirittura eliminarla la sezione riguardo la trama, proprio perché nutro nei suoi confronti un po’ di ostilità, però poi ho optato per una versione di scheda classica, in cui inserirla! :-D

      Ad ogni modo l’ho cambiata e sì, la ristrettezza di tempi e i quattro esami che sto dando in questa sessione mi hanno distratta, così come ho logorroicamente spiegato qualche commento più in basso.

      Un abbraccio.

  6. Rita says:

    Ciao Alessia,
    l’ho visto anche io venerdì scorso e mi è piaciuto moltissimo.
    La sceneggiatura è piuttosto banale, sì, ma il pregio del film sta proprio nell’averne tratto degli archetipi universali piegandola all’originalità di una regia esuberante. Efficacissimo poi, a mio avviso, è l’uso di una colonna sonora portentosa che ne sorregge ed amplifica la visione.

    Ryan Gosling invece avevo già avuto modo di apprezzarlo in “Stay – il labirinto dell’anima”, film poco conosciuto ma molto particolare ed interessante (può essere che te ne abbia già parlato?), anche con Ewan McGregor e Naomi Watts.
    E’ uno di quegli attori dallo sguardo che non sai se definire intelligentissimo o totalmente idiota, ed il fascino sta proprio in questo dilemma. Un altro così, che pure adoro, è Jake Gyllenhaal.
    Hanno quello sguardo così perso nel vuoto, che però al tempo stesso lascia anche immaginare un certo grado di introspezione e di osservazione distaccata del mondo, da cui, personalmente, mi sento molto attratta ;-)
    Un saluto.

    • Ciao Rita,

      ho capito perfettamente il film di cui parli e di cui confondi il sottotitolo (e’ Stay – Nel labirinto della mente), film che vidi al cinema diversi anni fa e di cui conservo un intereante ricordo. Ho dei particolari impressi a fuoco nella memoria (come la frase di Naomi Watts riguardo i voti che dà ai suoi studenti di arte, quando dice che lei non può sapere se diventeranno Picasso… per quanto non sia completamente condivisibile come affermazione, ricordo che mi colpì molto e mi portò a riflettere) e mi piacerebbe riguardarlo.

      Ryan Gosling è vero, ha esattamente quell’espressione che hai descritto, in bilico tra l’idiozia e la profondità. Quando lo vedo in film come “Crazy, stupid, love” mi viene da dire “idiozia”, quando lo vedo in film come “Drive” mi viene da dire “fascino, malinconia, profondità, introspezione, intelligenza”.

      Un saluto a te. (:

  7. Morna says:

    Secondo me non hai visto il film (rapina in banca, taglia sulla testa? Boh!)

    • No, infatti è il mio passatempo preferito scrivere recensioni senza aver visto i film!

      P.S. Se leggi la risposta al commento precedente al tuo avrai la risposta alla tua affermazione.

      • Morna says:

        Ho letto la risposta che hai dato a Mariangela e non mi convince. Ricapitoliamo: Vai a vedere un film, torni a casa e scrivi una recensione citando una trama palesemente sbagliata. Masochismo?

        Per il resto condivido voto e recensione.

      • Ho risposto al tuo commento nello spazio di risposta del messaggio inviato a Mariangela.

        Un saluto. (:

  8. Mariangela says:

    Il film è molto bello, ben girato, ben montato… i punti di vista nelle varie scene sono tra le cose che ho apprezzato di più, oltre alla bravura di Gosling che dopo Blue Valentine ha un posto di riguardo nella mia personale lista “migliori attori”. Temo però che la trama riportata prima della recensione non sia proprio fedele al film… nessuna taglia pende sulla testa di Driver, nonostante “la famiglia” cerchi di fare piazza pulita, ma soprattutto la fuga in macchina finale mi è sembrata essere alquanto solitaria.

    • Ciao Mariangela, la trama che precede le recensioni è la cosiddetta trama commerciale, la trama standard che viene diffusa prima dell’uscita del film. La maggior parte delle volte queste trame non sono fedelissime, perché scritte prima ancora che i film vengano proiettati ai festival e quindi redatte da qualcuno incaricato che si basa su informazioni ricevute da comunicati stampa o materiali di altro genere. Non è un caso che ho imparato a non fidarmi più di trailer e trame, e addirittura a boicottarne visione e lettura prima di vedere i film, almeno quelli a cui sono più interessata!

      Grazie per il tuo commento e spero di ritrovarti tra queste pagine.

      Alessia

      • Mariangela says:

        Perché allora fidarti delle trame commerciali così poco fedeli e riportarle nelle tue recensioni? Forse sarebbe meglio scrivere due righe di proprio pugno, invece che cadere consciamente in un errore.

      • Scrivo questa risposta per Mariangela e per Morna, non per ottimizzare gli spazi, ma solo perché le mie parole soddisfano entrambe le vostre critiche.

        *°*°*°*°*°*°*

        Parto col dire che condivido assolutamente l’opinione di Mariangela quando scrive “Forse sarebbe meglio scrivere due righe di proprio pugno, invece che cadere consciamente in un errore.”.

        So bene che non mettere in pratica questa azione è un mio difetto.

        Mi piacerebbe avere più tempo per sistemare tante cose di questo blog che reputo imperfette e spesso mi trovo sempre a rimandare per via di impegni universitari e impegni di lavoro. (A partire dalla strutturazione delle rubriche, a piccoli difetti di impaginazione, a nuove idee riguardo loghi, template, sfondi etc.)

        Uno di questi difetti che ho nella lista di cose da fare è quella di iniziare a scrivere di mio pugno le trame; rimedio che in realtà dovrei iniziare a fare di volta in volta, ma spesso la fretta e la ristrettezza di tempi, mi portano alla decisione di copia-incollare la trama commerciale da una qualsiasi rivista di cinema e a ri-rimandare alla prossima volta il cambiamento. Soprattutto tenendo anche conto del fatto che questa piattaforma di blog richiede una grande mole di formattazione interna agli articoli, che spesso si spaginano e si scompongono, soprattutto attravero l’impostazione che ho deciso di dare alle schede di recensioni (che spero appaiano come vorrei “pulite” e “ordinate”) e questo lavoro mi porta via molto tempo, che addizionato alla lentezza del mio computer diventa qualcosa di davvero snervante.

        C’è anche da ammettere una mia colpa biografica (se vogliamo chiamarla così), vale a dire che la trama è un qualcosa che io leggo spesso superficialmente e inconsciamente do per scontato (sbagliando sicuramente) che anche le altre persone facciano più attenzione ad una recensione (che quasi sempre comprende anche qualche riga di trama di mio pugno, ovviamente) che alla cosiddetta e universalmente nota “trama commerciale”, identica, impersonale (e spesso – come in questo caso – errata) in tutte le riviste di cinema.

        Detto questo, nei periodi in cui il tempo che ho a disposizione per questo blog è ridotto da altri impegni, commetto l’errore di copia-incollare le trame velocemente, leggendole anche velocemente. Questo è il classico caso in cui ho recensito un film a distanza di qualche mese da quando l’avevo visto (infatti non l’ho visto a settembre, ma la settimana dopo il Festival di Cannes ad una rassegna) e quindi i due fattori: ristrettezza di tempi con conseguente velocità di lettura e un ricordo meno forte e incisivo (rispetto ad un film che recensisco il giorno dopo averlo visto) mi ha portata a distrarmi su quella galeotta seconda frase della trama che ha generato questo dibattito.

        Come già mi è capitato di fare di fronte a trame palesemente errate, nonostante la derivazione di copia-incolla, ho modificato la trama commerciale, o riadattandola, o eliminando la parte errata. Questa, ahimè, mi è sfuggita!

        Vi chiedo scusa e spero che queste mie non dovute dettagliate giustificazioni (non perché non ve le meritiate, ma solo perché probabilmente superflue per il 90%) possano aiutarvi a comprendere il mio punto di vista e a non farmi passare per una persona approssimativa, cosa molto lontana da me.

        Provvederò ad eliminare la parte della trama scorretta e colgo l’occasione per dire che sono felice di vedere precisione e “puntigliosità” quando si parla di cinema. In fondo voi vi siete “ribellate” a me così come io mi “incazzo verso ignoti” quando mi capita di leggere sulle riviste trame commerciali totalmente sbagliate, specialmente se di film che mi sono piaciuti.

        Spero di ritrovarvi tra queste pagine, e mi auguro non per un altro mio errore!

        Un saluto ad entrambe,

        Alessia

  9. A me la prova di Gosling non ha convinto. Però è un parere personale. Invece, come anche scrivo sul blog, trovo che Refn sia cinema puro. Una regia che affascina, ammalia, stende. Da applauso continuo!
    p.s. bellissima la citazione che fai di Hitchcock e Truffaut!

    • Non sono d’accordo riguardo la prova attoriale, che mi è sembrata una fusione di freddezza e introversione giusta e calibrata. Per quel che riguarda la regia di Refn, insomma non è un caso che Cannes gli abbia riconosciuto i dovuti meriti!
      Grazie per essere passato!

  10. Refn: uno tra i migliori della sua generazione (lo so vuol dire tutto e non vuol dire niente), nonché uno dei miei cineasti preferiti (non ho ancora potuto vedere questo capitolo, ma per me lui è un’antonomasia).

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