Tomboy

titolo originale Tomboy
nazione Francia
anno 2011
regia Céline Sciamma
genere Drammatico
durata 84 min.
distribuzione Teodora Film
cast Z. Héran (Laure / Michaël) • M. Demy (Padre) • S. Cattani (Madre) • J. Disson (Lisa) • M. Lévana (Jeanne)
sceneggiatura C. Sciamma
musiche J. Laubier
fotografia C. Fournier
montaggio J. Lacheray
uscita nelle sale 7 Ottobre 2011



Laure, dieci anni, prende un’importante decisione: nella nuova casa, dove si è da poco trasferita con la famiglia, si farà credere un maschio. La decisione la porta ad avvicinarsi molto a un’altra bambina, Lisa.

a cura di Alessia Paris (voto 7/10)

Non si può scegliere la propria identità sessuale, ci viene affidata e dobbiamo imparare a conviverci. Laura approfitterà dell’occasione fornitale dal trasferimento in una nuova casa, in un nuovo ambiente e con nuovi bambini da conoscere, per modificare la sua, per fingersi qualcosa di diverso da lei, un qualcosa che vorrebbe essere ma che le viene impedito: un maschio.

Tomboy (letteralmente maschiaccio) è un film delicatissimo che pone sotto una lente d’ingrandimento gentile e intelligente, l’età dello sviluppo di una bambina di undici anni, che porta i capelli corti e al posto degli abiti con i fiori preferisce calzoncini corti e canottiere. Si presenterà ai suoi nuovi amici come “Michaël”, e nei panni di questo ragazzino approfondirà la conoscenza di Lisa, una ragazzina coetanea insieme alla quale scoprirà le prime pulsioni d’affetto amoroso.  Ma Tomboy, al contrario delle apparenze, non è solo un film che si interroga sull’omosessualità e sull’accettazione (soltanto apparente) di quella che viene definita una società aperta e comprensiva; il film di Céline Sciamma offre spunti di riflessione anche riguardo l’opportunità di modificare la propria e personale visione del mondo e degli eventi influenzati dal proprio istinto, ma soprattutto sulla libertà dello scegliere chi essere e come essere nella propria vita e in relazione al mondo nel quale si vive.

Questo film esprime una delicatezza e un’attenzione sorprendenti al mondo dell’infanzia, e lo dimostra in ogni inquadratura che preveda un bambino, in cui la macchina da presa appare rispettosa e sincera, onesta, proprio come insegnava Truffaut quando diceva che i bambini dovrebbero venir ripresi con il più grande rispetto possibile.

Scriverei almeno altre venti righe riguardo l’interpretazione di una coprotagonista essenziale di questo film, la sorellina piccola di Laura/Michaël, personaggio divertentissimo, ironico e intelligente, che personalmente ha saputo regalarmi delle risate di una genuinità e una purezza come raramente i bambini riescono davvero a fare al cinema, sempre perché troppo “diretti” secondo le aspettative e mai secondo le regole della realtà. Come per esempio quando la piccola è impegnata nella conta a nascondino e passa dal 28 al 29 al 40 e poi 43, 45, 48, 70! Una scena di una spontaneità e ricca d’emozione in grado di scaldare il cuore. Oppure quando è impegnatissima a comporre un puzzle ad un certo punto lancia uno schiaffo al pezzetto per incastrarlo… Piccoli dettagli che dimostrano l’attenta cura di Céline Sciamma per il mondo infantile e che donano alla sua analisi maggiore autenticià, veridicità e che di conseguenza le fanno acquisire una più intensa rispettabilità.

Il film vince il premio come Miglior film e Premio del pubblico al Torino Film Festival e il Teddy Award alla Berlinale 2011.

Un brano dalla colonna sonora di Tomboy

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2 Responses to Tomboy

  1. Rita says:

    Ciao Alessia,
    mi trovi d’accordo, soprattutto sulla delicatezza e mancanza d’artificio con cui la Sciamma si è accostata – in punta di piedi, quasi – al mondo dei bambini.
    Ed è vero che la sorellina minore è eccezionale, anche a me ha strappato una risata di cuore più di una volta (mi ha fatto impazzire nella scena in cui fa il ritratto a Laure e molto bella è anche la complicità che hanno a tavola, dopo che lei ha scoperto la finzione di Laure e decide di sostenerla e di stare al suo gioco di fronte ai genitori).
    La mia chiave di lettura però è leggermente diversa, nel senso che, per come l’ho inteso io, non si dà una definizione certa della pulsione sessuale di Laure e Lisa (e mi è piaciuta proprio l’assenza di spiegazioni, in questo senso, di Laure, la quale davvero potrebbe aver scelto di fingersi maschio solo per gioco, portandone poi le conseguenze fino in fondo), quanto piutttosto si ha l’intento di mostrare quei meccanismi di imitazione sociale mirati a costruire culturalmente le identità sessuali.
    In effetti il film, nella sua divertente leggerezza, spinge a diverse riflessioni, e questo è innegabilmente il suo pregio.
    Un saluto

    • In effetti il vero pregio del film è quello di non disporsi in una posizione presa, ma di concedere sempre molteplici interpretazioni. In fondo quello che tu dici, è quel che intendevo quando scrivevo “ma soprattutto sulla libertà dello scegliere chi essere e come essere nella propria vita e in relazione al mondo nel quale si vive.”
      Anche se non ho approfondito la questione.

      In fondo ci pensa il finale (secondo me bellissimo e significativo proprio sotto questo aspetto) a non prendere le parti e a donare spazio aperto all’interpretazione.

      Un saluto. (:

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