Edoardo II

titolo originale Edward II
paese Gran Bretagna
anno 1991
durata 90 min
genere biografico
regia Derek Jarman
cast S. Waddington (Edoardo II d’Inghilterra), A. Tiernan (P. Gaveston), N. Terry (Mortimer), T. Swinton (Regina Isabella), D. Sutton (Vescovo di Winchester), A. Lennox (Cantante), J. Lynch (Spencer)
soggetto C. Marlowe
sceneggiatura D. Jarman, K. Butler
fotografia I. Wilson
montaggio G. Akers
musiche S. Fisher-Turner
scenografia D. Jarman



Dal dramma (1592) di Christopher Marlowe. Salito al trono, il giovane Edoardo dà scandalo portando a corte l’amante Gaveston e suscitando l’ostilità della moglie, dei nobili e degli ecclesiastici. Tragica fine per entrambi. Stilizzata in abiti moderni e in un vuoto scenografico di controluci e spazi chiusi, la libera trasposizione si concentra con una forza di sinistra bellezza sull’impari lotta tra istituzioni del potere e libertà individuale, raffigurata attraverso “l’amor imprigionato” e proibito perché omosessuale.

a cura di Noa Persiani (voto 8,5/10)

“Mio padre è morto. Vieni Gaveston e condividi il regno con il tuo amico più caro”

Luce rossa assembla parti di ombre allungate, distese su occhi che bruciano timore. Rilegge i suoi pensieri Edoardo che oltrepassano il luogo, l’entrata in scena di un discernimento d’immagini e sensazioni conseguite in maniera peculiare tramite l’uso di tableaux vivants. Tratto dal celebre dramma di Christopher Marlowe, contemporaneo di Shakespeare e assassinato a 29 anni, è uno dei testi più indicativi del teatro elisabettiano ma raramente portato sulla scena. L’inglese Derek Jarman esegue questo grande passo riproponendo intatta tutta la forza dirompente dell’opera, trovando con la sua grande capacità, momenti di suggestione e poeticità. Senza storpiature del testo né forzature di spettacolo, sempre limpida ed essenziale, con i giusti respiri concessi allo splendore dei versi, dura, forte, distruttiva, questa pellicola del regista londinese concesse una ventata di emozioni alla Mostra di Venezia. La storia d’amore del re Edoardo II e del suo cancelliere prediletto Piers Gaveston, osteggiata dalla nobiltà e dalla Chiesa, è un pretesto per un efficace discorso politico oltre che umano. In uno spoglio e claustrofobico impianto teatrale all’interno del palazzo labirintico dai pavimenti di terra nuda, decostruttivo e postmoderno, è attualizzato anche nei costumi: miscela infatti oggetti moderni con elementi d’epoca. Brevi stacchi di arte ispirante e costruita, c’è un evidente richiamo alla pittura del Caravaggio (d’altronde Jarman onorò lo stesso pittore con un film dedicato alla sua vita d’arte), fatto nella stessi sprazzi di ombre e luce radente e fredda che esalta le forme isolandole. Il delirio profondo di un uomo costretto alla prigionia modula efficacemente l’impari lotta tra istituzioni del potere e libertà individuale; Edoardo è pronto a rinunciare al suo trono per l’amore che lo pervade, un comportamento inaccettabile dalla ragion di Stato. Una passione composta da momenti tragici ed efferata crudeltà propria dell’epoca che alterna disegni delicati ed intimi, con riprese dello stesso teatro greco (come la scena delle guardie in cerchio di spalle al feretro del re passato che sottovoce mescolano voci con il corifeo nella figura del capo delle guardie Mortimer). “Se ci amate, mio signore, odiate Gaveston”… “venite, lasciamo il re lunatico”. Il disorientamento che impone la pellicola, lascia vagare in un nulla cosmico e senza speranze i personaggi, come se nel loro destino fosse già scritto il fallimento, sia dei buoni che dei cattivi. Eccellenti le interpretazioni degli attori, soprattutto quella della perfida regina Isabella magistralmente accompagnata sulla scena da Tilda Swinton, premiata al Festival di Venezia. L’estro di Jarman esce fuori durante tutta la pellicola, grazie alla costruzione di scena particolari come quella finale che dà una speranza all’intera opera cupa: il figlio di Edoardo che balla ascoltando musiche in cuffie e portando orecchini e rossetto su una gabbia dove al suo interno sono spodestati la madre e il capo delle guardie coperti di vernice bianca.. “Io vedo che nella ruota c’è un punto che una volta raggiunto ti costringe a cadere. Io l’ho toccato e non essendo il luogo più elevato, perchè dovrei lamentare la mia caduta?”. Fermo immagine.

Melodie elettroniche, sperimentali, ambient per l’interpretazione del musicista Simon Fischer Turner che ha curato le musiche anche del film Caravaggio.

Un brano della colonna sonora dal film Edoardo II

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

2 Responses to Edoardo II

  1. Pingback: Flussi di suoni: Soundtrack_ottobre2011 « Il cinema bendato

  2. mi inchino davanti a Jarman. uno tra i più grandi, dotato di genio e visionarietà. questa pièce di Marlowe, ne è la trasfigurazione in un dramma oscuro e fisico.

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