Pina


titolo originale Pina
nazione Germania / Francia
anno 2011
regia Win Wenders
genere Documentario / Musicale
durata 103 min.
tecnologia 3D
distribuzione Bim Distribuzione
sceneggiatura W. Wenders
musiche T. Hanreich
montaggio T. Froschhammer
uscita nelle sale 4 Novembre 2011

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Wenders trasforma il materiale raccolto dal 2008 sull’acclamata coreografa e ballerina tedesca Pina Bausch in un dovuto omaggio all’amica scomparsa. “Pina” è composto da tre dei balletti creati dalla Bausch: “Cafè Muller”, con cui debuttò nel 1978, “The Rite Of Spring” del 1975 e “Full Moon” del 2006.


a cura di Noa Persiani (voto 8,5/10)

Tutto scorre sfumato davanti agli occhi… I quattro elementi accolti in pulsioni verticali ed orizzontali, lungo superfici, attraverso esaltanti membra. La presenza di Pina Bausch è palpabile fin dall’inizio della prima inquadratura della città luminescente [Wuppertal, il luogo che per 35 anni era la sede e centro per la creatività di Pina Bausch]. L’essenza della grande coreografa e danzatrice scomparsa nel 2009 risuona in ogni frammento di immagine che compone questo affascinante affresco artistico e visivamente sorprendente viaggio di scoperta di Wim Wenders dedicato, appunto, all’amica. Dall’incontro dei due artisti è cresciuta una lunga amicizia e con il passare del tempo il progetto di un film comune. Tutta la profondità, la bellezza del Teatro-Danza del genio Pina Bausch si traduce adeguatamente nell’uso del 3D, incorporando la dimensione dello spazio, movimento, gesto, parola e musica in pellicola. Accuratamente selezionati filmati di repertorio di Pina Bausch al lavoro, con molti fantasiosi, assoli brevi dai ballerini dell’ensemble. Il regista usa proprio il metodo Pina Bausch di “interrogatorio” con cui la coreografa ha sviluppato le proprie produzioni: a domande poste i suoi ballerini rispondono col viso, col pensiero e con l’impulso del corpo. In un film che proietta il movimento dei membri del Tanztheater in uno spazio innovativo: luoghi di coreografie riportate in scena, immerse nella viva natura che appare complice dei danzatori, delle emozioni accolte ed esplose fuori, sfondi selvaggi, industriali ed urbani trasudano ardore palpabile, Wuppertal, ripresa nei suoi angoli più disparati: la campagna e i boschi, le strade del centro cittadino, il treno sopraelevato, una scuola di ballo, una serra, un solario, la sala prove nel vecchio cinema in disuso dove si è compiuto tutto il lavoro di concezione e montaggio dei pezzi del Tanztheater Wuppertal. Un magistrale ritorno del regista tedesco che cambia le regole del documentario, apre una nuova strada ai rapporti tra le arti: la telecamera balla letteralmente con i danzatori, grazie al 3D ogni singola vibrazione del corpo viene assorbita dallo sguardo dello spettatore che rimane sorpreso nel ritrovarsi dinnanzi ad un palcoscenico con poltrone composte in stereoscopia per creare profondità di scena. La plasticità si rende quasi invisibile, in modo che l’arte di Pina Bausch diventi ancora più evidente… “il senso della sensazione fisica è molto più potente di qualsiasi riflessione intellettuale”… “Quando guardavo i filmati delle coreografie di Pina Bausch sullo schermo mi sembrava sempre di guardare dal di fuori un acquario dentro il quale si muovevano i danzatori. Con il mio documentario ho voluto buttarmi nell’acqua insieme a loro”. Ci troviamo così in mezzo ai danzatori che si allungano verso il pubblico e poi improvvisamente si ritraggono, facendoci quasi toccare con mano la consistenza materica dei loro corpi ma anche quella delle assi del palcoscenico, del terriccio che lo ricopre, della sabbia, del legno delle porte e delle sedie. Lo spirito delle coreografa tedesca comunica un messaggio talmente positivo che tutti gli spettatori si sentono incoraggiati e confortati. Tutta la pellicola è una scossa al cuore e una medicina per l’anima.

“Che cos’è l’onestà? Quale è la nostra responsabilità quando danziamo? Pina ci ha insegnato a rappresentare ciò che facciamo in ogni gesto, ogni passo, ogni mossa”.

Un brano della colonna sonora di Pina

 


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Info Noa Persiani
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2 Responses to Pina

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