Miracolo a Le Havre


titolo originale Le Havre
nazione Finlandia / Francia / Germania
anno 2011
regia Aki Kaurismaki
genere Commedia / Drammatico
durata 103 min.
distribuzione Bim Distribuzione
cast A. Wilms (Marcel Marx) • K. Outinen (Arletty) • J. Darroussin (commissario Monet) • B. Miguel (Idrissa) • E. Didi (Yvette) • E. Salo (Claire) • J. Léaud (delatore) • F. Monnié (droghiere)
sceneggiatura A. Kaurismaki
fotografia T. Salminen
montaggio T. Linnasalo
uscita nelle sale 25 Novembre 2011

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Marcel Marx, un lustrascarpe, vive un’esistenza modesta ma tranquilla accanto alla moglie, che però è affetta da una grave malattia; dopo averla tenuta per lungo tempo nascosta al marito, la donna non può più mentirgli. Affranto, Marcel si reca nel porto di Le Havre dove incontra un bambino africano, clandestino. Marcel prende in simpatia il ragazzo e decide di proteggerlo.


a cura di Alessia Paris (voto 6,5/10)

Miracolo a Le Havre, ovvero quando si dice “il cinema senza il cinema”.

“Cosa fa di un film, un film?” – Sembra chiederci questo Aki Kaurismaki; o meglio, sembra già risponderci, perché la sua regia non lascia spazio ad interpretazioni o fraintendimenti.
Secco, vuoto, lento, freddo: tutti aggettivi possibili da dare al film del regista finlandese, eppure per quanto possibile, sono da intendere nella loro accezione il più positiva e comica possibile. Frasi da copione americano senza tuttavia i tempi o i controcampi veloci americani, frasi patetiche stracolme di cliché da film drammatico di serie B senza però quelle inquadrature furbe mescolate ad una colonna sonora atte a valorizzare l’effetto emotivo sul pubblico, una trama semplice, lineare e prevedibile, che tuttavia raggiunge effetti diametralmente opposti da quei film comuni con le stesse identiche trame semplici, lineari e prevedibili girati da registi di cui nessuno ricorda i nomi.

Cosa cambia? Perché una stessa identica storia riesce ad ottenere effetti diversi, quando girata da due registi che vedono il cinema in modo diverso?
Sembra chiederci questo Kaurismaki e porta a farci riflettere su quanto la macchina del cinema influenzi in modi diversi la nostra percezione degli eventi mostrati sullo schermo. Non solo noi andando al cinema riceviamo delle informazioni che possono più o meno condizionarci emotivamente, ma subiamo anche una seduzione dalla macchina del cinema, che dipende strettamente dal modo in cui quelle informazioni stanno penetrando in noi.
La freddezza, il distacco e l’asetticità della regia di Kaurismaki non sono da intendere come chissà quali scelte stilistiche di un regista intellettuale, piuttosto sono tutte scelte critiche, volute e pensate, che servono all’autore per raggiungere il suo fine: la descrizione metanarrativa della macchina del cinema, svelarne le tecniche e i trucchi con disincanto, sfruttanto la finta messa in scena della “realtà” per parlarci dell’illusione cinematografica.
Ed è la somma di tutto questo che rende il suo cinema “d’autore”, queste scelte critiche che si sono trasformate nel suo stile e nella sua interpretazione del cinema.
Forse una scelta non sempre condivisibile, soprattutto per i grandi appassionati del Grande Schermo, però indubbiamente affascinante, ma soprattutto divertente.


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One Response to Miracolo a Le Havre

  1. L’ho trovato un grande Kaurismaki! Dolce, lirico, rigenerante, ottimista! Un film colmo di speranza! Ne parlo anche sul mio blog! Facci un salto! a presto

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