Tre colori: Film blu


titolo originale Trois couleurs: Bleu
nazione Francia / Polonia / Gran Bretagna
anno 1993
regia Krzysztof Kieslowski
genere Drammatico
durata 97 min.
distribuzione Academy Pictures
cast J. Binoche (Julie) • B. Regent (Olivier) • F. Pernel (Sandrine) • C. Very (Lucille) • H. Vincent (La Giornalista) • A. Ollivier (L’Avvocato)
sceneggiatura K. Kieslowski • K. Piesiewicz
musiche Z. Preisner
fotografia S. Idziak
montaggio J. Witta

.


In un incidente stradale, Julie perde il marito Patrice, un celebre compositore, e la piccola figlia Anna. Julie inizia così una nuova vita, anonima, indipendente, lasciandosi deliberatamente alle spalle tutto ciò di cui disponeva prima, in abbondanza. Un giornalista musicale sospetta che in realtà fosse Julie l’autrice delle musiche del marito. Lei nega, forse troppo bruscamente… Olivier, il giovane assistente di Patrice ama Julie da molto tempo. Per costringerla ad uscire dall’isolamento, decide di portare a termine il Concerto per l’Europa: un’opera grandiosa lasciata incompiuta dal compositore morto. Julie intanto si sforza per non cadere nelle trappole che minano la sua libertà…


a cura di Egidio Candela (voto 8,5/10)

Adesso so che farò una sola cosa. Niente. Non voglio più né proprietà né ricordi.
Amici, amore o legami. Sono tutte trappole.” (Julie)

Lacrime. Liberatorie. Dolorose. Salvifiche. Musicali. Lacrime. Scivolano lente sulle guance di Julie (Juliette Binoche) bagnando un volto reso terreno caustico inaridito dal dolore. Kieslowski dipinge monocromaticamente del blu della bandiera francese la delicata libertà, e traccia nere linee di profilo per l’apertura di una trilogia dedicata alla tragedia umana, prima che universale. Julie, Juliette Binoche, sfugge la morte in un incidente stradale di cui sono vittima i suoi affetti più cari, figlia e marito. Gracili esistenze cancellate di colpo da una accidentale distrazione fatale e dallo schianto di un’auto distrutta a piedi di un albero. Sopravvivere non è sinonimo di vivere. E l’urlo sordo della disperazione crea un vuoto fra la protagonista e la vita che risuona profondo come un abisso. Il regista ha il dono di far vibrare questa dimensione facendo giungere le onde oltre lo schermo direttamente a noi. I temi più ricorrenti nella storia sono la musica ed il blu. Entrambi ponte fra passato e presente di Julie. La musica del marito compositore riecheggia ovunque, al suo funerale, in un viandante per strada, nelle emozionanti intermittenze riflessive, quando lo schermo diventa buio e noi ci lasciamo smarrire nella sofferta fragilità dell’istante. Julie svela il segreto delle note su carta, traducendole in armonia nella mente, realizzando quella sintesi fra potere dell’immagine e potere del suono che solo una pellicola può imprimere. Il blu è invece il colore dello scorrere della vita. Il colore della notte del temporale, della piscina, della casa, del maglione di lei e della cartella segreta di lui.
Note, pennarelli, pareti tinte allo stesso modo, sussurrano rassicuranti la presenza di una costante su cui poter far leva.
Abbagliante abilità nel non riuscire a percepire dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore” diceva Kubrick del regista. Ed è questo che accade quando Julie rade il muro con le nocche fino a fare uscire un sangue in cui scorre dolore rosso. O nell’inenarrabile intreccio di esistenze dispiegato nel finale, magistralmente omaggiato da Richard Kelly in Donnie Darko. “C’è la televisione, si vede tutto il mondo” dice la madre di Julie (Emanuelle Riva, protagonista di “Hiroshima mon amour“) ingurgitando show di entertainment di dubbia qualità. Un inchino come omaggio, invece, per chi, a tentare di farci vedere il mondo, ci ha provato davvero.


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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

2 Responses to Tre colori: Film blu

  1. Barbarella says:

    Davvero un bel blog, pieno di informazioni e curiosità. Anch’io parlo di cinema, se vi capita venite a trovarmi, ciao!

  2. Rita says:

    Straordinario film che riflette anche sull’autonomia dell’opera d’arte rispetto all’autore che l’ha creata e sull’impossibilità di affrancarsi del tutto dai legami sentimentali.
    Juliette Binoche intensa più che mai.
    Bellisimo anche Film Rosso, mentre il Bianco mi è ha sempre colpito meno, ma forse dovrei rivederlo.

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