Strade perdute


titolo originale Lost Highway
nazione U.S.A.
anno 1996
regia David Lynch
genere Fantasy
durata 134 min.
distribuzione Cecchi Gori Distribuzione
cast B. Pullman (Fred Madison) • P. Arquette (Renee Madison/Alice Wakefiel) • B. Getty (Pete Dayton) • R. Blake (Uomo misterioso) • R. Loggia (Eddy)
sceneggiatura B. Gifford • D. Lynch
musiche A. Badalamenti • T. Reznor
fotografia P. Deming
montaggio M. Sweeney

.


Fred Madison inizia a ricevere strane videocassette che lo riprendono in strane situazioni, persino vicino al corpo della moglie senza vita. Alla fine viene arrestato, ma una mattina in carcere non c’é più lui ma Pete…


a cura di Egidio Candela (voto 8/10)

Ho fatto un sogno la notte scorsa. Tu eri in casa, e mi chiamavi per nome.
Non riuscivo a trovarti. Ad un certo punto tu eri sdraiata sul letto, non eri tu.
Sembravi tu, ma non eri tu.

“Dick Laurent è morto”. Chiara quanto enigmatica la frase che apre la trilogia dell’inconscio firmata David Lynch. Una affermazione, quattro semplici parole, che tracciano un solco nella storia del cinema e trasportano dal primo minuto lo spettatore in un nuovo inesplorato universo . Si può salire a bordo. A condizione di lasciarsi trasportare dal viaggio, perché seguire un percorso giusto non è semplice.

Fred Medison (interpretato da Bill Pullman) jazzista di nightclub si accorge di esser tradito dalla moglie (Patricia Arquette). La gelosia lo trasforma presto in uxoricida.
E gli regala un biglietto di sola andata per la sedia elettrica, prima che per l’inferno. Trama classica, eppure quando si vede per la prima volta il film, la sensazione che si ha è solo una: sgomento.

Lynch scompone il protagonista in più parti, ne viola l’inconscio, e spalanca le stanze della mente. Senza alcuna remora. Luoghi misteriosamente immensi appaiono immersi in tinte fiammeggianti accostate ad una immancabile luce soffusa. Che sia vapore o tempesta di sabbia nel deserto. Il protagonista del film è solo uno eppure il suo posto viene in successione occupato da Peter (Balthazar Getty), Dick Laurent, e infine da un Uomo Misterioso degno dei migliori ricordi felliniani.
Ognuno è frammento essenziale di un’unica psiche, una sua precisa proiezione mentale. Tasselli di un puzzle che alla fine si incastrano. (De)frammentazione perfetta. Ed esecuzione di una (ambiziosa) scissione portata a termine con una precisione finanche troppo chirurgica. Non ci sono le pennellate d’arte caratteristiche di Muhlolland Drive e INLAND EMPIRE, non c’è la volontà di andare oltre una ricostruzione cronologica finale degli eventi ma regna sovrana la potenza di un autore a cui basta l’inquadratura di un corridoio per rubarci il sonno. L’ambiguità dei dialoghi, l’incessante successione degli eventi scandita dal ritmo di Reznor e Badalamenti trasforma infatti lo spettatore in creta da plasmare continuamenti senza imprimerle una forma. E’ questa la magia di Lynch. Smontare, immaginare, rimontare, e volerti trasportare, facendoti assistere alla discesa dall’auto di Alice/Renee sulle note di “This Magic Moment” di Lou Reed non riuscendo a pensare che no, non si può trattare della stessa donna.

La storia è ispirata al caso di O. J. Simpson che nel ’94 sconvolse gli States per l’accusa di aver trucidato l’ex-moglie oltre ad un suo amico. Simpson non si dichiarerà mai colpevole ma ciò che colpì più il regista fu il modo in cui l’accusato riusciva a sorridere e giocare tranquillamente a golf nonostante la gravità dell’imputazione. Ed ecco l’idea. L’assassino è vittima di una “fuga psicogena”, condizione della psiche in cui la mente si autoinganna per sottrarsi ad un evento orribile, imbastendo una parallela versione dei fatti da poter sostituire alla realtà. Fino a crederci per davvero. Un po’ come in Psyco Norman si sostituiva alla madre per non accettarne la morte.

Lost Highway (titolo originale) è il nome di un albergo in cui alla fine tutto un pò si ricollega e segna anche l’impossibilità del protagonista di fuggire al proprio destino.
Un’unica strada disperata e desolata come un inseguimento della polizia di notte nel bel mezzo di nulla. Le strade perdute non si possono in alcun modo ritrovare.


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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

3 Responses to Strade perdute

  1. Rita says:

    Eh sì, è sicuramente uno dei migliori del Maestro.

    Una piccola curiosità: la scena finale dell’episodio Toby Dammit – facente parte di una trilogia intitolata “Tre passi nel delirio” – diretto da Felllini, rimanda moltissimo, formalmente intendo, a Strade Perdute. Anzi, ovviamente è vero il contrario. E del resto Lynch ha ammesso più volte la sua sconfinata ammirazione per Fellini (altro Maestro).
    Se non l’avete visto per lo consiglio (belli tutti e tre gli episodi, ma il felliniano è il migliore).
    Un saluto.

  2. “da vedere e rivedere come in un loop”.

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