Family Life


__FOCUS ideato e curato da
Serena Ganzarolli


titolo originale Family Life
nazione Regno Unito
anno 1971
regia Ken Loach
genere Drammatico
durata 110 min
cast Sandy Ratcliff (Janice Baildon) Bill Dean (Mr. Baildon) Grace Cave (Mrs. Baildon) Malcolm Tierney (Tim) Hilary Martin (Barbara Baildon) Michael Riddall (Dr. Donaldson) Alan MacNaughton (Mr. Caswell)
Johnny Gee (uomo nel giardino)
sceneggiatura David Mercer
fotografia Charles Stewartm
montaggio Roy Watts
musiche Marc McCrow


Una ragazza della piccola borghesia inglese, Janice Ratcliff, con una madre autoritaria che l’ha costretta ad abortire e un padre debole, viene spedita dalla famiglia in cura da uno psicologo.

a cura di Serena Ganzarolli (voto 8/10)

Probabilmente Family Life è il film che meglio di tutti incarna il sottotitolo di questo focus, perché quello che fa, in pieno spirito antipsichiatrico, è narrare un conflitto.
Ken Loach, regista che non ha bisogno di presentazioni, usa letteralmente Janice e la sua famiglia, per raccontare ciò che succede ad una persona che non accetta la società così com’è, nel suo aspetto più normativo e normalizzante. Qual è il problema di Janice, infatti? Non riuscire a tenersi il lavoro.
L’episodio dell’aborto impostole dalla madre è sì la causa scatenante di un malessere che andrà sempre peggiorando, ma è stato da molti interpretato come il fulcro del film. Niente di più errato: la rivendicazione (inconscia) di Janice è di poter decidere della propria vita, ma soprattutto che la sua debolezza, rappresentata simbolicamente dal bambino non ancora nato, non continui ad essere uccisa, rimossa, eliminata dalla madre autoritaria e dal sistema più in generale. E’ un simbolo, insomma, non il punto di un film che è un manifesto cinematografico dell’antipsichiatria.

E’ interessante analizzare come viene argomentata la tesi antipsichiatrica, come viene sostenuta da Loach. All’inizio, la famiglia va da uno psichiatra un po’ diverso da come i genitori si immaginavano: niente medicine, niente elettroshock, solo vita condivisa con altri pazienti sofferenti e tanta psicoterapia per Janice, che vediamo per la prima volta nel film interagire e far valere la propria volontà, nonché partecipare attivamente alla vita, sempre in episodi puramente simbolici.
In seguito, la ragazza sarà obbligata a rivolgersi alla psichiatria ortodossa (quella dell’elettroshock), e lì i genitori si libereranno delle fastidiose pulci nelle orecchie che il dottor Donaldson continuava a metter loro durante i colloqui, facendoli ragionare sul senso delle loro vite e sul loro concetto di normalità. In questo vero e proprio ospedale psichiatrico non c’è più vita in comune, ma i soliti rimedi classici con cui da secoli si curano coloro i quali non accettano, volenti o nolenti, una vita normalizzata.
Quello su cui vuole porre l’accento Ken Loach, quindi, è che la schizofrenica (come viene etichettata Janice dagli psichiatri ortodossi) è l’unica capace a mettere seriamente in discussione i valori della società borghese e capitalista, e a farci percepire la vera rivoluzione che conseguirebbe ad una pratica antipsichiatrica.

Un film che sicuramente non poteva essere girato se non negli anni Settanta, che risente di quegli anni e di quell’atmosfera di contestazione e di riflessione. Tuttavia è capace di raccontare delle storie tutt’ora attuali, di parlarci nuovamente e chiederci se siamo ancora interessati a mettere in discussione questo sistema di valori.



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One Response to Family Life

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