Il Ventre dell’Architetto


titolo originale The Belly of an Architect
nazione Italia, Regno Unito
anno
 1987
regia Peter Greenaway
genere Drammatico, grottesco
durata
 118 min.
distribuzione
 Film Four International / Channel Four – Academ
cast 
 B. Dennehy (StourleyKracklite), C. Webb (Louisa Kracklite), S. Casini (Flavia Spackler), L. Wilson (Caspasian Speckler), V. Corbelli (Federico), S. Fantoni (Io Speckler)
sceneggiatura P. Greenaway
fotografia S. Vierny
montaggio J. Wilson
musiche W. Wenders, G. Branca
scenografia B. Van Os, J. Roelfs

Per organizzare una mostra in onore del francese Etienne-Louis Boullée (1728-99), architetto cinquantenne di Chicago soggiorna a Roma per nove mesi: gli va a monte il matrimonio, falliscono le sue ambizioni professionali, va incontro a una tragica morte.

a cura di Noa Persiani (voto 8/10)

Sublime passato. Un treno che attraversa il confine. Dimora della migliore architettura carnivora dell’emisfero occidentale… di cui Roma non fa parte. M. AGRIPPA. L. F. COS. TERTIVM. FECIT. Una musica di pianoforte elettrizza i piano sequenza di Roma architettonicamente perfetta. Ethienne Louis Boullèe nel ventre di Roma, un legame viscerale del visionario architetto dell’illuminismo che non costruì praticamente nulla e la cui opera più famosa (sulla carta) è il Cenotafio per Isaac Newton, un edificio sferico, la figura in assoluto meno architettonica, svincolata dal reticolo cartesiano. Stourley Kracklite nel ventre dell’Arte immortale di tutte le epoche, architetto di Chicago ammiratore di Boullèe, gli dedica una mostra. La mole del Pantheon ispira il memoriale progettato da Boullèe, ricordato dall’apertura dell’esposizione avvolta da luci della sera e in proscenio da maestose colonne e severi archi. Celebrato in glassa di zucchero l’ideatore di geometrie, discusso tra fiori di melo su lastra di carta lo scienziato della gravità Newton. Si intrecciano parole per capolavori di architettura: “non meno solido che bello, non meno romantico che imponente”. Il susseguirsi di strade, piazze, scalinate, paesaggi, sterri e dislivelli, muri e paratie, pilastri, panorami, vicoli ciechi, ripidi terrapieni, spioncini e cantoni improvvisi, marmi bianchi accecanti, luoghi tranquilli e isolati, fontane, dirupi e canali e fossati, alture e interni confinanti con gli esterni in ogni combinazione possibile, intagliati in nero pece su bianco perla. Dentro citazioni artistiche, chiusa, intellettuale, compiaciuta, questa pellicola di Peter Greenway con luce che cambia di continuo, tira fuori tutto lo splendore e l’ampollosità del cinema del regista di Newport. Proietta sulle sue superfici bianche immagini consone, sui suoi spazi sfavillanti, i suoi angolini e tutti i suoi recessi. L’arte non fornisce mai spiegazioni di sé. Solo codici da mostrare. Ecco quindi che il maestro della figurazione costruisce un film delimitato da immagini studiate in maniera ossessiva nei dettagli, cromaticamente anomalo rispetto ai suoi lavori precedenti e più semplice forse perchè alle prese con la più concreta delle arti. Quasi sempre con un centro e due parti pressoché speculari è complessa la costruzione dell’inquadratura: Greenaway predilige i piani fissi, concedendosi sporadicamente quelle carrellate che sarebbero diventate la sua cifra, il movimento della sua macchina da presa aumenterà progressivamente nel corso del film. Il ventre dell’architetto è portato in scena dalla maestosità del corpo del protagonista Kracklite, nel quale, fin da subito, iniziano a mutare le cose fuori e dentro. E’ assalito da tremendi dolori al ventre che diventano presto un’ossessione, che lo spingono a fotocopiarselo, a fotocopiare ventri di statue, e sulle fotocopie cercare di studiare il suo male, di disegnarlo. Si studia attraverso la propria riproducibilità e, al contempo, la riproducibilità dell’arte come una sorta di specchio, cercando l’origine del male che lo divora. Kracklite quindi diventa un simbolo negativo, il suo ventre sviluppa un cancro allo stomaco mentre sua moglie rimane incinta e il film si svolge esattamente per un periodo di nove mesi, il tempo della gestazione comincia con il concepimento e finisce con la nascita (concetto di “nascita” rappresenta gli aspetti positivi e negativi del rapporto uomo-donna). Lei è quindi il simbolo positivo che porta in sé la vita e lui quello negativo che porta in sé la morte (non a caso le tre strutture principali del film, Cenotafio per Newton, Pantheon e monumento a Vittorio Emanuele II parlano di morte). Intanto Kracklite scrive lettere a Boullèe, a cui confida i propri dolori, i tradimenti della moglie e l’incomprensione da cui si sente circondato. Solo Boullèe lo può capire. Ma non riceverà mai le risposte. UN POPOLO DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI. Fotografie sparse su muri accompagnate da tasti nevrotici si allungano su di un filo rosso che avvolge il respiro e spinge verso il piacere carnale. La parabola di Kracklite, estromesso dalla mostra, privato della moglie, con pochi mesi di vita si conclude riprendendo “La flagellazione” di Piero della Francesca: la decomposizione del corpo comincia con la distruzione della simmetria. Il Ventre dell’Architetto cerca di esplorare tutti i diversi mezzi attraverso i quali l’arte ha riprodotto la forma umana. Quadri vividi e memorabili trascinano lo spettatore verso una chiusura intensa e fortemente simbolica.

Il lavoro del direttore della fotografia, Sacha Vierny, curatore di altri film del regista gallese, utilizza tutte le possibili modalità di illuminazione: la luce del tramonto, quella notturna, quella diurna, la sola luce della luna… tutto seguito minuziosamente dalla musica di Wim Mertens, altro compositore molto apprezzato da Greenway, oltre alla musica più grezza e cruda di Glen Branca, compositore newyorkese.

Premio per il miglior attore non protagonista al Festival di Chicago. Presentato ai Festival di Cannes, Edimburgo, New York, Montreal.


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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

4 Responses to Il Ventre dell’Architetto

  1. theemeraldforest says:

    Non speravo di trovare facilmente una bella recensione su un film di Greenaway :)

  2. Noa Persiani says:

    grazie Sergej..molto gentile

  3. Sergej Brevjic | Cinema Bendato says:

    recensione che rende giustizia a tale egregia pellicola, complimenti.

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