The Artist

titolo originale The Artist
nazione Francia
anno 2011
regia Michel Hazanavicius
genere Drammatico / Sentimentale
durata / note 100 min. / B/N
distribuzione Bim Distribuzione
cast J. Goodman (Zimmer) • B. Bejo (Peppy) • M. Pyle (Constance) • J. Cromwell (Clifton) • P. Miller (Doris) • J. Dujardin (George) sceneggiatura M. Hazanavicius musiche L. Bource
fotografia G. Schiffman
montaggio A. Bion • M. Hazanavicius
uscita prevista 9 Dicembre 2011

George Valentin è la star indiscussa del cinema muto, Peppy Miller invece sta per vivere la sua ascesa da semplice comparsa a vera diva. Fra i due nasce l’amore ma l’avvento del sonoro li separerà. Valentin si avvia verso un lento declino proprio mentre Peppy ottiene il successo: fama e orgoglio distruggeranno il loro amore.

a cura di Alessia Paris (voto 7,5/10)

Quattro parole più di tutte definiscono The Artist.
La prima: Coraggio. E’ la prima cosa da dire sul film. Perché ce ne vuole di coraggio, e anche tanto, per decidere nel 2011 di girare un film non solo in bianco e nero, ma completamente muto dal primo all’ultimo fotogramma.
La seconda: Forza delle idee. Ovvero avere delle buone idee e riuscire a trasformarle in film. Come l’affascinante idea che sta alla base di questo film, ossia ripercorrere il periodo di passaggio del glorioso cinema muto delle origini al cinema sonoro, con tutte le sue conseguenze nella macchina produttiva del cinema.
La terza: Nostalgia. Riuscire a far vivere al pubblico post-moderno per un’ora e quaranta un’esperienza cinematografica mai, o solo parzialmente, vissuta come quella del cinema muto.
L’ultima: Speranza. Perché sapere che film del genere riescono a nascere e a venire distribuiti dovrebbe riuscire a rassicurarci sul fatto che forse il cinema di qualità può sopravvivere quando spalleggiato da intelligenza e talento.

Film in bianco e nero, formato 4:3, muto. Queste le caratteristiche di The Artist, quelle che farebbero scappar qualunque frequentatore medio dei multisala in un sabato sera qualunque.
E sono invece le stesse caratteristiche che mi auguro faranno accorrere cinefili da ogni dove per rintanarsi in sala e avere l’opportunità di fare un salto nel passato, fino agli splendidi Anni’ 30, fine dell’era gloriosa del cinema muto, quel cinema dove era l’inquadratura più delle parole a spiegare, dove era il gesto più della battuta a motivare, dove erano gli sguardi più delle colonne sonore a raccontare.

Film che racconta un prodigioso cambiamento, una dolorosa trasformazione, un necessario passaggio, ma anche inevitabilemente la fine di un’epoca. Stiamo parlando della nascita del cinema sonoro, quel cinema che è all’origine del cinema da noi conosciuto e di cui siamo frequentatori, quel cinema che ha danneggiato il cinema muto e tutti i suoi sostenitori, quel cinema che oggi abbiamo scelto e continuiamo a preferire al muto, perché inevitabilmente più verosimile alla realtà, perché ovviamente più partecipativo, perché sicuramente più intenso. Tuttavia chi ha letto qualche libro di cinema saprà di come il sonoro sia stato contemporaneamente la scoperta migliore e peggiore che potesse accadere al cinema. Questo perché il cinema muto aveva raggiunto dei traguardi espressivi e rappresentativi – le famose idee registiche – così sorprendenti e importanti (li aveva raggiunti proprio grazie all’impossibilità di raccontare qualcosa con la parola ma solo con le immagini e poche didascalie) che l’introduzione del sonoro avrebbe risolto così tanti problemi di rappresentazione che si sarebbe finiti per scoraggiare il proseguire delle ricerche e delle sperimentazioni visive. Un po’ questo è accaduto, un po’ no e un po’ anche il sonoro ha permesso di far crescere ulteriormente il cinema.

Ad ogni modo è senza dubbio interessante vedere nell’era degli effetti speciali e del 3D un film che si serve solo di corpi e sguardi per parlare; vedere un film che svolge un suo percorso narrativo attraverso le sue sequenze e la sua impostazione tecnica di montaggio tra inquadrature piuttosto che con delle semplificazioni. Ma soprattutto fa questo parlando proprio della tragedia che fu per alcuni il passaggio tra l’era del muto e l’era del moderno, in particolare ce lo racconta con la storia del famoso attore George Valentin (premio miglior interpretazione maschile a Jean Dujardin al Festival di Cannes 2011).

Per concludere, il cinema muto era una sfida alla realtà negli anni ’20 ed un film muto nel 2011 è una sfida non solo alla realtà, ma al cinema stesso.
Sebbene con motivazioni profondamente differenti, queste due sfide sono state entrambe vinte.

P.S. Solo una cosa Monsier Hazanavicius, la scena della colazione “alla” Citizen Kane non si può copiare, nemmeno se la si vuole spacciare per citazione. Perché? …Perché proprio non si può!

Citazioni dal film The Artist

Didascalia
«Per diventare famosa devi avere qualcosa che gli altri non hanno.»
(Le disegna un neo sul lato della bocca.)



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5 Responses to The Artist

  1. Pingback: “the artist”. solo un film furbo? | PAPIBULLDOZER

  2. Pingback: Vincitori Oscar 2012 (lista completa) « Il cinema bendato

  3. kelvin says:

    Bella recensione. Condivido in pieno. ‘The Artist’ è un film senza tempo, la dimostrazione più bella che nel cinema (per fortuna!) contano ancora le emozioni più degli effetti speciali! Un bellissimo e sincero omaggio al cinema, con una sceneggiatura di ferro e scene che strappano l’applauso… due, almeno, fanno commuovere: l’abbraccio di Peppy Miller al cappotto di Valentin che ‘prende vita’, e l’ ‘incubo’ dello stesso Valentin, in cui si accorge di essere rimasto l’unico a non possedere la parola, mentre tutti gli oggetti intorno a lui fanno ‘rumore’. Sequenza incredibile e spiazzante. Solo questa vale l’oscar!

  4. E’ un film riuscito perché fa capire allo spettatore contemporaneo cosa è essenziale nel cinema, e cosa non lo è. E credo sia fondamentale.

  5. cannibal kid says:

    bene, film molto promettente!

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