Fiztcarraldo


titolo originale  Fitzcarraldo
nazione Germania
anno 1982
regia Werner Herzog
genere Drammatico/Avventura
durata/note 158 min.
distribuzione GAUMONT
cast K. Kinski (Fitzcarraldo), J. Lewgoy (Don Aquilino), M. A. Fuentes (Cholo), P. Hittscher (Orinoco Paul), H. E. Bohorquez (Huerequeque), C. Cardinale (Molly)
sceneggiatura W. Herzog
musiche P. Vuh
fotografia T. Mauch
montaggio B. Mainka-Jellinghaus
uscita nelle sale 4 marzo 1982 (Germania Ovest)

Siamo in Amazzonia, a cavallo fra 1800 e 1900. Brian Sweeny Fitzgerald (che si fa chiamare “Fitzcarraldo” perché i nativi del luogo non sanno pronunciare il suo cognome) ha un grande sogno: costruire un grande Teatro dell’Opera a Iquitos, piccolo villaggio amazzonico ove vive, per farvi esibire i più grandi nomi della lirica, uno su tutti il famoso cantante Enrico Caruso, che vede cantare nel teatro dell’opera di Manaus.

a cura di Noa Persiani (voto 8/10)

“Mi sono guardato alle spalle e nello stesso odio ribollente si ergeva iraconda e fumante la foresta vergine, mentre il fiume nella sua maestosa indifferenza e condiscendenza sprezzante annientava ogni cosa: la fatica degli uomini, il peso dei sogni, le pene del tempo.”

Musica, canto lirico, paesaggio stile Il Viandante sul Mare di Nebbia di Caspar David Friedrich. Opera con Enrico Caruso. Voce penetrante di Sarah   Bernhardt. Un teatro d’opera sull’acqua. Il sogno. Che Caruso inaugurerà  (“chi sogna può spostare le montagne”). Piccola barca che si muove malinconica come il protagonista tra la natura selvaggia dell’Amazzonia, scansando acque lontane da civiltà. Fitzcarraldo è un film vero, potente, di cuore e corpo, di anima. Rumore di cavi tesi al limite della rottura accompagnati dalla poesia sonora di Verdi e Bellini. C’è tutta la fisicità di Werner Herzog, uno dei pochi registi in grado di dar forza alle immagini convogliando la grandiosità della natura nella sua macchina da presa. La natura dà spettacolo e in essa si muove il sognatore temerario Fitzcarraldo. Un grammofono di grande musica d’opera ( Ernani e I Puritani ), tra volti di giovani indios spaesati ma curiosi, con sorrisi genuini. L’incontro con gli indios è emozionante, tattile, visivo, uditivo, di vita e di morte, di aiuto e di scambio, di comprensione, sacrificio, desolazione, smarrimento, disperazione, di spettacolo visivo come è tutto il cinema del regista di Monaco. Il disequilibrio, il contrasto avviene in una bisca, tra uomini privi di morale, ricchi, compiaciuti di discorsi denigranti (“il meraviglioso tormento quando si perde il denaro, questa è estasi!“). Una campana stride sogni di cuore. L’Arte da traghettare in  un luogo selvaggio in cui vive l’anima istintiva dell’uomo. Ed ecco che il battello che avanza per il fiume suonando la musica lirica alla natura che origlia, ai suoi uomini invisibili che tentano di invaderla, diviene una grande metafora. Ma il film di Herzog ( come gli altri ) non riesce a rimaner contenuto entro una metafora, straborda, c’è sempre molto di più: paesaggi veri, uomini veri, una storia vera che cerca l’impossibile: trascinare la nave al di là della montagna. Portare la passione oltre l’ostacolo: Fitzcarraldo è quella nave. Il regista tedesco porta davvero la nave sulla montagna lungo una sequenza di immagini straordinarie, perchè il suo cinema è sangue, sudore, duro e crudo di sincerità: il rigore della vita con occhi di poesia. Il film vive anche di simbologie come nel bellissimo episodio del treno che non può proseguire né retrocedere. Febbrile, pazzo, stranulato il personaggio di Fritzcarraldo  è costruito sulla pelle dell’attore polacco Klaus Kinski, eclettico e visionario, attore feticcio di Herzog, perfetto in questa pellicola come in altre. E’ quasi tutto un quadro in movimento..(“siamo circondati da immagini consumate, e ce ne meritiamo di nuove”).

Curiosità:

La lavorazione di Fitzcarraldo è famosa nella storia del cinema per l’incredibile sequenza di disgrazie, incidenti ed imprevisti di cui è stata costellata. Quattro anni di lavorazione tra fatti anche molto gravi, con perdite di vite. Alcune inquadrature del battello che scivola più volte e sbatte sulle rocce sono esattamente accadute sul set.

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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