Shortbus


titolo originale Shortbus
nazione U.S.A.
anno 2006
regia John Cameron Mitchell
genere Drammatico
durata 102 min.
distribuzione Bim Distribuzione
cast Sook-Yin Lee (Sofia), Paul Dawson (James), Lindsay Beamish (Severin), DeBoy (Jamie), Raphael Barker (Rob), Peter Stickles (Caleb), Jay Brannan (Ceth), Adam Hardman (Jesse), Justin Hagan (Brad), Justin Bond (se stesso)
sceneggiatura J. Mitchell
musiche Yo la tengo
fotografia F. DeMarco
montaggio B. Kates
uscita nelle sale 24 Novembre 2006


Shortbus segue le malinconiche-allegre peripezie erotiche e sentimentali di un gruppo di personaggi emblematici della New York di oggi.

a cura di Serena Ganzarolli (voto 9/10)

“Il nome del locale “Shortbus” si riferisce al tradizionale scuolabus giallo americano. I bambini “normali” vanno a scuola sullo scuolabus lungo. Invece i bambini con “esigenze speciali” – i disabili, quelli che soffrono di disturbi emotivi e quelli meno dotati – prendono lo scuolabus corto (short bus), perché non sono così numerosi. Ho l’impressione che molte delle persone che conosco abbiano una certa familiarità con lo short bus in un modo o nell’altro. New York è un concentrato di molto del meglio dell’America (così come di un po’ del peggio) ma, per me, lo Shortbus rappresenta il meglio di New York.”
John Cameron Mitchell

Shortbus è un dolcissimo film che racconta le storie, nella New York post 11 settembre, di Sofia, una terapista di coppia che non ha mai raggiunto l’orgasmo in vita sua, di James e Jamie, una coppia omosessuale che vuole aprire la propria relazione ad altri, e di Severin, una prostituta incapace di avere delle relazioni umane con gli altri.
Il film si concentra sugli incontri che faranno questi personaggi, tenendo come punto di vista privilegiato, però, quella della comunissima ed eterosessuale Sofia che, inizialmente scettica, si ritrova ad affrontare le follie dello Shortbus, un luogo dove persone decisamente fuori dal comune si incontrano per celebrare il sesso come politica, nel suo senso più vicino possibile a quello etimologico del termine, e come arte, modo di esprimersi, decisione assoluta di vivere la vita.

E quindi, lo Shortbus non può che essere la realizzazione di un’utopia, che solo in un luogo annientato, in cui impera la cultura di un individualismo che logora gli esseri umani, si può immaginare possibile. La storia si intreccia in un groviglio di corpi e incontri, e finisce per tessere una microsocietà felice incastrata nel cuore di un’altra che invece simboleggia qualcosa che finisce.

Felicemente erotico e decisamente esplicito (in Italia la visione è vietata ai minori di 18 anni), libero da qualsiasi senso di colpa, lo Shortbus riunisce tutti i diversi, i/le freak del sesso: dall’incontro/scontro con questa diversità, Sofia, convinta sostenitrice della propria impossibilità di godere, quasi a simboleggiare, di nuovo, la città che fa da sfondo al film, dovrà mettere al vaglio tutti i suoi valori e le sue convinzioni.
Ma anche questa diversità, a tratti forzata, simboleggiata in particolare da Severin, e a tratti dalla coppia J&J, verrà messa in discussione, nel senso più umano del termine, e il messaggio, commovente, che passa, è che l’unica società possibile, per cui vale la pena mettersi completamente in gioco, è una società di persone vere e umane.

Da segnalare, nel film, la ripresa dall’alto di New York, fatta su un modellino della città in cartapesta realizzata da John Bair, che contribuisce a rendere la città una specie di giocattolo messa a confronto con la potenza del sesso.

Curiosità:

A causa del limitato budget disponibile, il workshop per la selezione del cast artistico è durata un anno, ed era rivolto sia ad aspiranti attori professionisti che non.

Tutti gli orgasmi del film sono veri.

Per ulteriori approfondimenti sul film, si consiglia la lettura dell’intervista al regista disponibile a quest’indirizzo: http://www.bimfilm.com/shortbus/movie/interviste.htm

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One Response to Shortbus

  1. Pingback: Rabbit hole « Il cinema bendato

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