Velvet Goldmine


titolo originale Velvet Goldmine
nazione Gran Bretagna, USA
anno 1998
regia Todd Haynes
genere musicale/drammatico
durata 123 min.
cast Jonathan Rhys Meyers (Brian Slade), Ewan McGregor (Curt Wild), Christian Bale (Arthur Stuart), Toni Collette (Mandy Slade), Eddie Izzard (Jerry Devine)
sceneggiatura Todd Haynes, James Lyons
musiche Carter Burwell, Radiohead
fotografia Maryse Alberti
montaggio James Lyons


Nel 1984 Arthur Stuart, giornalista di New York ma originario della Gran Bretagna, viene incaricato di svolgere una ricerca su un cantante glam rock scomparso delle scene, Brian Slade.


a cura di Noa Persiani (voto 7/10)

L’INTERESSE DEL CINEMA VERSO IL MONDO DELL’ARTE VARIEGATA
Dalla messa a nudo di artisti musicali, all’interazione con artisti visionari

Questo focus nasce dall’ idea di recensire film legati alle figure artistiche che hanno ispirato registi differenti: immergersi nella vita, negli studi degli artisti, nelle dinamiche di periodi, caratterizzata da tempi, ritmi, modalità di lavoro. Dalla visione di questi film, dai dialoghi, dalle citazioni degli artisti emergono tanti aspetti particolari del “fare arte”. La creatività, legata a pensieri definiti, spesso volti alla ricerca di identità, la continua ricerca, ma anche la vita frenetica, fatta di viaggi, spostamenti… un modo di studiare e rendere la vita di un personaggio dotato di particolari capacità, singolare profondità attraverso lo schermo dell’arte. 

Nel cielo notturno di Dublino. Il tempo risoluto si volta verso la metà dell’Ottocento. Convoglia la genialità. “Le storie sono quel che resta degli imperi, come le antiche rovine”. La minaccia della rinascita quando questa porterà ad una sostanziale emozione ricorrente: la musica glam/rock. Spara alle ali. Calmati. Non è ancora il tuo turno. Torna indietro prima. Padroneggia la scena. Siedi sul trono e racconta…La linea delle tue labbra riscrive la storia. Cosa vorresti essere da grande? A POP IDOL. Certamente Oscar Wilde avrebbe scritto dei testi musicali magistrali.  Il parallelo Wilde/glam è meno gratuito di quanto appaia: è sempre esistita una fortissima componente dandy nel rock britannico:  c’era un atteggiamento dandy nell’eleganza dei Mods (che avevano negli Who e nei Kinks i propri gruppi di riferimento). Quindi un dedalo di incroci temporali e di riferimenti culturali appare questa pellicola di Todd Haynes, ma assolutamente coerente con la figura del protagonista Brian Slade, icona glam/rock inglese agli inizio degli anni ’70, personaggio irriverente costruito sulle figure grandiose di Brian Eno e David BowieVelvet Goldmine è un film di maschere. Tutto il periodo del glam/rock è una  storia di ” interpretazione di una parte “. Slade è, per tutto il film, un susseguirsi di travestimenti: camaleontico anche nelle differenti scene di video musicali, dalla voce al portamento, dalla luminosità dello sguardo all’uso del respiro. ” è diventato un’altra persona. D’altra parte lo è sempre stato “.  Il travestimento e l’ambiguità nascono come un gesto di volontà, la capacità beffarda di piegare una violenza subita in una scelta esistenziale che segnerà il futuro. Todd Haynes riesce benissimo a ricreare sullo schermo il fascino di quel periodo, marchiato da lustrini, zatteroni e amore per l’esagerazione, affidandosi soprattutto al frastornamento cromatico: simile a quello di molti viedo/clip. Il resto è mostrato attraverso il kitsch spinto di costumi e trucco, le scenografie londinesi contrastano poi con i grigi anni ottanta. Tutta la storia è disegnata entro curve e spaccature narrative ben assecondate da una regia attenta ai particolari; la viscerale visione di Slade incorporata dalla popstar americana Curt Wild ( un misto tra Iggy Pop, Kurt Cobain e Lou Reed ), è sommersa da fumi di eroina e cocaina.. ” pensavamo di cambiare il mondo ed invece abbiamo cambiato solo noi stessi “. la storia di Brian Slade che finge di farsi ammazzare, e di Arthur Stuart, giornalista e all’epoca fan del cantante, che indaga su di lui, sono ciò che resta di una cultura britannica gloriosa e radicata. Questo film è stato da più parti massacrato poichè ritenuto superficiale d’intenti e di riproduzione, nell’ignoranza di emettere giudizi su di un’epoca importante per tutto il rock che influenzò artisti come Lou Reed, Alice Cooper, Iggy Pop.. Nonostante fosse uno stile che si basava soprattutto sull’immagine, parte del glam rock presentava anche un lato artistico, più introspettivo e sperimentale. Questa scuola risultava molto più drammatica ed ambiziosa, sia a livello sonoro che lirico; il glam rappresentava per gli artisti un’opportunità di manipolare il loro personaggio, facendo dello stile parte del loro messaggio. Non potevano poi mancare i riferimenti alla factory warholriana: Andy Warhol insieme a Marilyn Monroe appaiono seduti all’interno di un locale durante un concerto. Il cast è di buon livello, spicca Ewan McGregor, attore poliedrico, magistrale nei panni di Curt Wild, cantante selvaggio, esibizionista, graffiante,ambiguo ( fantastiche le due scene sul palco mentre canta da solo ). La tracklist è a dir poco strepitosa: Brian Ferry, Brian Eno, Iggy Pop, T.Rex, Lou Reed, sono alcuni dei grandi nomi che compongono la colonna sonora. Alcuni brani sono nella versione originale, mentre altri sono stati coverizzati da Thom Yorke (Radiohead), Brian Molko (Placebo, tra l’altro protagonisti sul palco e non solo nel film) e dagli attori. Il glam come un grido di identità, e ogni identità è un investimento per il futuro. Il fumo va verso il cielo e si lascia guardare per trasformarsi in una navicella spaziale dentro note che vanno ascoltate a tutto volume.

Curiosità : Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes dove ha ricevuto il premio per il contributo artistico.

Velvet Goldmine è il titolo di una canzone di David Bowie: You’re my taste, my trip. I’ll be your master zip. I’ll chop your hair off for kicks, you’ll make me jump to my feet. So you’ll give me your hand, give me your sound. Let my sea wash your face. I’m falling. I can’t stand. Oooh! Clutch your makeup!



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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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