Lamerica


titolo originale Lamerica
nazione Italia
anno 1994
regia Gianni Amelio
genere Drammatico
durata 135 min.
distribuzione Cecchi Gori Distribuzione
cast E. Lo Verso (Gino) • M. Placido (Fiore) • P. Milkani (Selimi) • C. Di Mazzarelli (Spiro Tozaj) • E. Janushi (La cugina di Selimi) • S. Pema (Direttore del campo di lavoro)
sceneggiatura A. Sermoneta • A. Porporati • G. Amelio
musiche F. Piersanti
fotografia L. Bigazzi
montaggio S. Paggi


Fiore e Gino, due faccendieri italiani, arrivano in Albania a bordo del fuoristrada di Gino e vagano per i ministeri, con il supporto di corrotti funzionari locali, per mettere a punto l’ennesima truffa ai danni del loro governo e di quello albanese, rilevado e la finta ristrutturazione di una fatiscente fabbrica di scarpe.


a cura di Egidio Candela (voto 7,5/10)

Viaggiare dentro l’Albania è viaggiare all’interno del sistema circolatorio di un malato di cuore. Un diffuso disastro. Le arterie stradali straripano di anomali fiumi di persone che seguono un flusso disordinato nel suo essere univoco. La tensione è presente ovunque unita ad un euforico entusiasmo di cui non si conosce la provenienza ma si tocca il pericolo. Chi dovrebbe regolare il passaggio è assente o impreparato (l’effetto è lo stesso) e quando il sistema globale è vicino all’atto finale, tutte le lacune nate da un disordine progressivo vengono improvvisamente fuori. Quello che prima era difetto, ora è tragedia. L’Albania è una delle terre verso cui siamo più debitori come popolo e Gianni Amelio sembra essere fra i pochi a fare una presa di coscienza su una storia tanto sbagliata quanto complessa. Ma come spesso accade in alcune vicende di sfruttamento, o di dolore, ingiustizia, tradimento, il rapporto psicologico può invertirsi e la linea confondersi al punto tale da non distinguere più le vittime dal carnefice. Possono così nascere rapporti di amore atipici, privi di alcun apparente senso. Chiamatela Sindrome di Stoccolma, chiamatela incoscienza, l’Albania post-comunista si scopre paradossalmente innamorata della terra che più ha ferito la sua storia, e più si è presa gioco dei suoi sentimenti. Ricostruire tale rapporto non è semplice e Gianni Amelio si aiuta coniugando il personale all’universale, la storia delle nazioni alle vicende di due uomini, creando un parallelo diretto fra la marea albanese pronta ad abbracciare il suo aguzzino e gli occhi inconsapevoli di un rifugiato politico italiano (Carmelo Di Mazzarelli, attore – inconsapevole – alla sua opera prima) intenzionato a dar fiducia al giuda di turno (Enrico Lo Verso). Fra questi binari scorrono i paradossi della società contemporanea, la bambina che imita Michael Jackson nel bel mezzo del nulla e i ragazzi che guardano “Ok il prezzo giusto” sognando via etere di non esser paralizzati dall’impotenza.

Il paradosso è prepotente. Lancinante. Offuscante. Come dividiamo i buoni dai cattivi? A chi diamo la colpa del proprio destino? Gianni Amelio semina domande e sparge qua e là indizi, mettendo davanti agli occhi la prova reale dei fatti. Filmati dell’invasione fascista ed il dialogo finale, che sa di colpo sferrato allo stomaco mentre aspetti il suono della campana. O di semplice memento. Solo i Corsi e ricorsi storici, così cari a Gian Battista Vico, sembrano essere confermati, la ciclicità della storia ,la ripetitività degli errori, aspettando che ti si spengano le luci dentro.

Il regista confeziona questo dipinto così attuale nel 1994, quando quell’emigrazione fu un tema d’attualità, dopo che lo ero stato di nuovo e prima che lo riniziasse ad essere. Dopo il diluvio prima dell’onda. Quel che è certo è che il marasma di opere successive, come lo sforzo di Emanuele Criarese in Terraferma, restano debitrici in qualche modo di questi colori.


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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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