Hunger

titolo originale Hunger
nazione Uk , Irlanda
anno 2008
regia Steve McQueen
genere storico/drammatico
durata 90 min.
distribuzione Icon Film Distribution
cast Michael Fassbender ( Bobby Sands ), Larry Cowan ( guardia carceraria ), Liam Cunningham ( Don ).
sceneggiatura Enda Walsh, Steve McQueen
musiche David Holmes
fotografia Sean Bobbit
montaggio Joe Walker


Il film narra le vicende relative alle ultime sei settimane di vita di Bobby Sands, ufficiale comandante dei prigionieri dell’IRA nel carcere di Long Kesh (noto per i ‘Blocchi H’ in cui erano rinchiusi i ribelli dell’esercito rivoluzionario irlandese) morto in seguito allo sciopero della fame del 1981.


a cura di Noa Persiani (voto 8,5 /10)

Irlanda del Nord 1981. Hunger strikers. Ristagnano sudore e sangue. Risuonano dettagli quotidiani. Si dissemina la prudenza per la paranoica paura del vigliacco. Astrazione, la spirale di una cella. Primo piano di ferocia silente adagiata su piano fisso a strati alterati, spigoloso tappeto e neve che cade e brucia. Per farla finita con le guardie carcerarie. Per farla finita con le sbarre insanguinate. Per farla finita con l’ alluminio strozzato dalle mani offese ma spietate. “Non esiste una cosa come l’assassinio politico, il bombardamento politico o la violenza politica. Ci sono solo il crimine di assassinio, il crimine di bombardamento e il crimine di violenza. Non ci sarà nessuno status di prigioniero politicoPrigioniero non conforme. Tutta la lucidità del lurido. Tutto il disturbo della libertà. Si attraversano frame di lacrime soffocate paralleli a frame di violenza inaudita. Uno shock di ritratti e ritagli di inquadratura. Una iperrealtà di scatti e fermo immagine. Business delle anime. Sciopero della fame. “Allora questa protesta è diversa dall’ altra perchè avete accettato di morire?”. Si confessano le proprie volontà: in dialoghi veloci, coordinati, precisi, predisposti all’ ascolto, all’ attenzione, alla riflessione. Intelligenza di scrittura. Dal conflitto (esterno) al gesto estremo e alla sfida a se stesso): l’ annullamento di sé nella/per la lotta. I due segmenti sono separati da una non censura l’ unico momento propriamente dialettico dell’ intera opera: il movimento delle idee reso con un dialogo stringente tra il ribelle e il parroco, colto in un lunghissimo piano sequenza. “Non sarà un problema per gli inglesi la morte di quelli che considerano terroristi ” ” ma sotto le ceneri in breve tempo ci sarà una nuova generazione di donne e uomini ancor più forti, ancor più determinati”. Un suicidio di massa. Un omicidio di potere. Dall’ azione/reazione si passerà all’ annullamento di sé come atto finale di accusa, ad una stasi che è una risposta ad un interlocutore oramai assente. “La mia è una vita reale non un esercizio teologico” … “vi servono i rivoluzionari per trovare una direzione”. Pulizia del torbido. Pulizia di resti di torture umane. Rimbomba il rumore del ripulire. Rimbomba la voce di una cruda realtà. “Messi di fronte al fallimento della loro causa screditata negli ultimi mesi, i sostenitori della violenza hanno scelto di giocare quella che potrebbe essere la loro ultima carta. Hanno ritorto la loro violenza contro se stessi facendo lo sciopero della fame in prigione, fino alla morte, per creare altra tensione, risentimento e odio” . Un corpo straziato, deteriorato, di sofferenza. Un volo di mortiferi corvi..un volo di piuma leggera. Una singola inquadratura a camera fissa lunga più di un quarto d’ora a cui segue un lungo primo piano di FassbenderHunger è un film difficile e scomodo. Scioccante per la brutalità delle immagini che si susseguono mostrando con grande realismo la disumanità dei fatti accaduti nel 1981 all’ interno degli H-Blocks di Long Kesh. Opera prima del videoartista britannico, rappresenta la protesta delle coperte e dello sporco, in una messa in scena rigorosa e potente costruita lungo fotogrammi freddi e geometrici solo raramente disturbati dalle parole. E se McQueen mostra un interesse in questo suo primo lungometraggio, è quello di non volere, o meglio di non potere scendere a compromessi. Con il pubblico, con sé stesso, con il linguaggio del cinema. Studia ogni singola inquadratura con un rigore e una precisione che gelano lo spettatore… le viscere, perché in fondo è un film che parla di storia, di politica, di un preciso momento, di un messaggio, di uomini realmente vissuti e realmente morti,  di saper spingere i limiti del proprio corpo. Fassbender ci riesce in maniera esemplare: con una interpretazione sopra le righe, con un percorso costruito sfiorando la pericolosità del lasciarsi andare in tutti i sensi. D’ altronde l’essenza di un vero attore è proprio questa.

  • European Film Awards 2008: prix Fassbender
  • Festival di Cannes 2008: Caméra d’or
  • British Indipendent Film Awards: miglior attore, miglior regista esordiente, miglior contributo tecnico
Nota: il film non è uscito nelle sale italiane.
Ndr: Personalmente straconsigliato: è raro che il mio voto vada più dell’8, almeno che il film non arrivi a comporre violenza e poesia del Cinema Asiatico)

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

One Response to Hunger

  1. film stupendo, veramente intenso e di rara atmosfera. Peccato che in Italia abbiamo una distribuzione così sagace nel riconoscere i capolavori.
    complimenti per il blog!

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