Viaggio alla Mecca


titolo originale Le grand voyage
nazione Francia / Marocco
anno 2004
regia Ismaël Ferroukhi
genere Drammatico
durata 108 min.
distribuzione Cinecittà Luce
cast N. Cazalé (Reda) • M. Majd (Il padre) • J. Nercessian (Mustapha) • K. Belghazi (Khalid)
sceneggiatura I. Ferroukhi
musiche F. Guerdjou
fotografia K. Djian
montaggio T. Baz
uscita nelle sale 5 Maggio 2006


Sentendosi forse prossimo alla morte, Mustapha, un anziano marocchino emigrato in Francia, si accinge a realizzare il sogno di un’intera esistenza: recarsi in pellegrinaggio alla Mecca, viaggio che ogni buon musulmano deve compiere almeno una volta nella vita. Non potendo contare su nessun altro, chiede al figlio Réda di accompagnarlo nel lungo viaggio. Réda, assai distante dalle tradizioni e non in buoni rapporti con il padre, vorrebbe esimersi da questa incombenza, ma non può rifiutarsi. Il viaggio è l’occasione per approfondire la conoscenza tra i due e per mettere a confronto le loro idee distanti solo in apparenza…


a cura di Sergej Brevjic (voto 7,5/10)

5000 km separano Parigi da La Mecca, e solo il mezzo cinematografico è in grado di colmarli escogitando un improbabile (leggi improponibile) viaggio padre-figlio. Due paesi, due misure, che si tingono dell’incontro con l’altro: non importa se impersonato da una vecchia slava che non vuole saperne di abbandonare il veicolo o di abili lestofanti che battono bandiera turca, che altro siano poi soggetti o stili di vita, culture, lingue, è un valore aggiunto. Quello che ci propone questo bravo regista marocchino, che c’è ma non si vede, è un viaggio nello spazio interiore capace di varcare culture e mondi diversi fino a giungere all’altro polo attraverso un travagliato pellegrinaggio fatto di paesaggi metafisici e lirismi visivi.

C’è una scena proprio allo scadere della pellicola che rende bene l’idea di cosa sia questo film, e il finale stesso negli ultimi fotogrammi non lascia dubbi al raggiungimento della meta, quella non prevista all’inizio del lungo e irreversibile viaggio. Attraverso un interessante uso della fotografia e dai due bravi interpreti (complementari ed espressivi), cogliamo un dramma es(ist)senziale, pregno di cose non dette e di sguardi rivelatori, dogane che parlano linguaggi invalicabili, strade che si perdono e si ritrovano inaspettatamente. Che ad un ragazzo appena diciottenne basti una cartina spiegazzata dell’Europa allargata per arrivare in Arabia Saudita è un paradosso bello e buono, e suo padre saggio ma impassibile, intransigente ma magnanimo, è una figura che si svela gradualmente lasciando diversi interrogativi.

Un’opera di ricerca che nel complesso coinvolge e affascina, richiedendo una catarsi un’immedesimazione, per traghettarci all’agognato finale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: