Polisse


titolo originale Polisse
nazione Francia
anno 2011
regia Maïwenn Le Besco
genere Drammatico
durata 127 min.
distribuzione Lucky Red Distribuzione
cast K. Viard (Nadine) • J. Starr (Fred) • M. Foïs (Iris) • N. Duvauchelle (Mathieu) • M. Besco (Melissa) • K. Rocher (Chrys) • E. Bercot (Sue Ellen) • F. Pierrot (Balloo) • R. Scamarcio (François) • S. Kiberlain (M.me de la Faublaise) • L. de Lencquesaing (M. de la Faublaise)
sceneggiatura M. Besco • E. Bercot
musiche S. Warbeck
montaggio L. Gardette
uscita in sala 3 febbraio 2012


Di cosa è fatta la routine quotidiana degli agenti di polizia della Sezione Protezione Minori? Arrestare pedofili, acciuffare piccoli borseggiatori e poi riflettere sui rapporti interpersonali durante la pausa pranzo; interrogare genitori che abusano dei figli e raccontare le deposizioni dei bambini, affrontare adolescenti dalla sessualità fuori controllo, gioire per la solidarietà dei colleghi e scoppiare a ridere in modo irrefrenabile nei momenti più inaspettati. Sapere che al peggio non c’è mai fine e tirare avanti con questa consapevolezza.


a cura di Alessia Paris (voto 7,5/10)

Polisse è come un pugno nello stomaco. Ma di quelli a rallentatore, come si vedono in certi film. Quelli che vedi lentamente avvicinarsi e riesci a immaginare il dolore che faranno nel momento in cui ti colpiranno il ventre. Però nel frattempo pensi anche che riuscirai a spostarti, che non è possibile che ti prenderà, che non è possibile che proprio tu sei lì e stai vivendo quella situazione. Polisse è così, un pugno a rallentatore. Che colpisce. Però poi ce n’è un altro. E un altro. E un altro…

Polisse è il racconto sulla Sezione di Polizia Protezione Minori di Parigi, una squadra speciale addestrata per aiutare i bambini e i ragazzi. Aiutarli a non prostituirsi, a riuscire a denunciare gli abusi sessuali di parenti – padri, madri, nonni, zii – salvarli dal destino in strada, da una vita di furti, da qualsiasi pericolo che potrebbero incontrare.

Il film di Maïwenn Le Besco, oltre ad essere un film di denuncia e di sensibilizzazione sul tema del maltrattamento minorile, offre anche una visione estremamente documentaristica sulla vita di questa particolare sezione di polizia. Il lavoro di Le Besco risulta particolarmente efficace grazie al lavoro di preparazione del film, in cui la regista ha vissuto con la vera squadra di polizia e ne ha appreso abitudini, storie e dinamiche lavorative. In un’intervista la regista dichiara che ogni storia narrata nella pellicola è accaduta veramente, o in sua presenza, oppure le è stata raccontata dai poliziotti. L’unico elemento di finzione del film sono i personaggi, i poliziotti stessi. Inoltre non è un caso che il film non mostri mai gli “esiti” delle vite infantili che ci vengono mostrate. Quel che accade “dopo”, una volta varcata la porta del commissariato, al pubblico non è dato saperlo, così come ai poliziotti che hanno seguito i casi per mesi non vengono fornite informazioni sui casi. I poliziotti passano velocemente da un caso all’altro per non lasciarsi coinvolgere emotivamente nelle vicende con cui sono quotidianamente a stretto contatto, spesso però il coinvolgimento è tale che anche la vita privata dei poliziotti ne resta influenzata in modo indelebile. Significativa la scena in cui un poliziotto fa il bagno a sua figlia, in cui si nota il suo imbarazzo, in cui è evidente, palpabile, la paura di toccarla, non perché ha paura di farle del male, ma perché tutte le storie con cui è in contatto lavorativamente hanno influenzato la sua purezza di genitore, iniettando il seme della paura nella sua mente.

Polisse è un pugno allo stomaco, perché le vicende che narra spaventano, così come terrorizza realizzare quanto la pedofilia sia capillarizzata nella società. Eppure Polisse è un pugno che va preso, che ognuno di noi dovrebbe coscientemente farsi infliggere, perché fingere che un problema non esista, non è mai la cura.

Finale da brividi, colmo di dolore e riflessione.

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