Prima della rivoluzione

titolo originale Prima della Rivoluzione
nazione Italia
anno 1964
regia Bernardo Bertolucci
genere drammatico
durata 112 min
distribuzione Cineriz
cast Adriana Asti (Gina), Francesco Barillli (Fabrizio), Allen Midgette (Agostino), Cristina Pariset (Clelia), Morando Morandini (Cesare)
sceneggiatura Bernardo Bertolucci, Gianni Amico
fotografia Aldo Scavarda
montaggio Roberto Perpignani
uscita nelle sale 12 maggio 1964

Il film è ambientato a Parma. Città perno dello sviluppo industriale nell’Italia del dopoguerra. Fabrizio è nato in una famiglia borghese, ma persegue gli ideali del marxismo. Tale situazione lo rende insicuro e lo blocca. Fabrizio è amato dalla zia Gina, con la quale consuma un rapporto incestuoso, ma finisce con lo sposare la giovane Clelia, inserita in società e di buona famiglia.


a cura di Laura Preite (voto 7,5/10)

Prima della Rivoluzione qualcuno lo considera il primo vero lungometraggio di Bernardo Bertolucci, che dopo essersi esercitato su un soggetto di Pier Paolo Pasolini con La Commare Secca, si è catapultato a soli 23 anni in un ambizioso progetto autobiografico. Siamo abituati a riconoscere le autobiografie, siano esse letterarie o cinematografiche, tra le opere mature di autori e registi. Come se ad un certo punto decidessero di raccontarsi o giustificare la propria vita, togliendosi di dosso gli abiti del compromesso e del necessario equilibrio nello spazio-tempo in cui hanno lavorato. Prima della Rivoluzione è un tentativo autobiografico, ma più che un’adulta narrazione di vita è un serbatoio di confessioni giovanili. Ciò non toglie che sia un percorso molto coraggioso. Quando la sceneggiatura di un film non ha timore di abbandonarsi alla tenerezza della poesia, ahimè, è da considerarsi coraggiosa. Forse è perché il regista l’ha respirata fin dalla nascita, forse perché è stato il cuscino morbido di mentori e maestri di cui ha avuto la fortuna di contornarsi fin da giovanissimo (e purtroppo non capita a tutti coloro che hanno una mal celata passione per cinema e letteratura, avere persone del calibro di Pasolini e Moravia assidui frequentatori della propria abitazione!), o forse è solo una svergognata originalità che ha contribuito alla sua fama internazionale. Ma il coraggio non è solo nella scrittura agghindata elegantemente di poesia, ma anche nel tema che accompagna i fotogrammi. Fabrizio, protagonista del film, vaga in un a Parma che sembra ricucita magistralmente dopo le ferite della Seconda Guerra Mondiale e dopo gli entusiasmi degli anni ’50.

Faccia pulita, vestito intonso, corporatura longilinea, figlio di borghesi, corteggiatore del marxismo e della grande ideologia socialista. Ma non si corteggia solo con le parole. Fabrizio si sposta con goffaggine verso gli estremi, ma rimane bloccato nel mezzo di un epoca, nel mezzo delle scelte politiche, nel mezzo di una vita sentimentale. Nel mezzo di un’epoca perché guarda alla Resistenza partigiana e ne assapora la grandezza ed attende l’immancabile rigurgito rivoluzionario di un secolo provando a teorizzarlo. Nel mezzo delle scelte politiche perché pur vaneggiando di lotte di classe, riorganizzazioni della società, redistribuzione delle ricchezza, rimane comunque radicato nel suo mondo liberale che sa come gestire le risorse e soprattutto, come utilizzare a proprio favore i cambiamenti repentini di una società. Nel mezzo di una vita sentimentale perché assapora un frutto proibito, consumando velocemente una storia con la zia Gina – una milanese con qualche problema psicologico – ma poi ritorna nel suo recinto per sposare la ragazza perbene.

Il coraggio stilistico e quello di un regista-pugile che non si sottrae alla lotta con i dubbi, si affievolisce nella figura di Fabrizio che non sceglie, ma accetta la corsa di quel fiume che divide a metà la sua Parma. La poesia di scontra con una fotografia senza orpelli, le teorizzazioni esistenziali con una tecnica di montaggio che dimostra una grande linearità e chiarezza narrativa. Per dirla con le parole dello stesso Bertolucci nella rivista “Cineforum” n°73 del 1968, “(…) non occorre organizzare nulla perché, a partire dal momento in cui si monta un piano dopo l’altro, ecco che si incontrano delle metafore.”.

Il film  potrebbe apparire un esercizio intellettualistico di un regista che ha sempre avuto una sedia comoda da cui guardare il mondo. Ma forse, uscendo dall’innegabile coinvolgimento dello stesso Bertolucci, che non ci permette di leggere l’opera senza visualizzarlo, sono affascinata da chi riesce ad assumere una pericolosa posizione obliqua rispetto a tempi e consuetudini. Nel film c’è una scena in cui Agostino, l’amico suicida di Fabrizio, mente libera e tormentata, su una bicicletta non pedala in modo lineare, ma abbozza delle acrobazie e dei moti insoliti delle ruote. I film come Prima della Rivoluzione o I Pugni In Tasca di Bellocchio (uscito un anno dopo), sono come quella bicicletta che prova a darsi altre traiettorie. Hanno la capacità di mettere in discussione il presente, di collezionare all’istante antipatie e sguardi biechi, di essere dirompenti.

Citazioni dal film Prima della rivoluzione:

«Non era un uomo straordinario. Non s’incontrano mai uomini straordinari.
E poi io li odio gli uomini. Li odio. Con le loro donne, i loro figli, le loro famiglie.
Tu mi piaci perché non sei ancora un uomo.»

(Gina)

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