Hugo Cabret


titolo originale Hugo
nazione U.S.A.
anno 2011
regia Martin Scorsese
genere Avventura / Fantasy
durata 125 min.
tecnologia 3D
distribuzione 01 Distribution
cast A. Butterfield (Hugo Cabret) • J. Depp (M. Rouleau) • C. Moretz (Isabelle) • J. Law (padre di Hugo) • M. Pitt (roiezionista) • S. Baron Cohen (ispettore) • C. Lee (M. Labisse) • E. Mortimer (Lisette) • B. Kingsley (Georges) • R. Winstone (Claude) • R. Griffiths (M. Frick) • H. McCrory (Jeanne) • M. Stuhlbarg (René Tabard) • F. de la Tour (Emilie)
sceneggiatura J. Logan
musiche H. Shore
fotografia R. Richardson
montaggio T. Schoonmaker
uscita nelle sale 3 Febbraio 2012

Hugo Cabret  è un orfano dodicenne che vive all’interno della stazione di Parigi. Lo zio ubriacone, manutentore degli orologi della stazione, lo prende con sé e gli insegna il mestiere. Hugo, morto lo zio, rimane completamente solo con il suo automa, unico legame con il padre morto per un incidente in un museo. Rubando gli attrezzi che gi servivano per rimettere in funzione l’automa, si imbatte in George Melies, proprietario di un chiosco di giocattoli. Da lì si aziona la narrazione, che porterà il piccolo Hugo a diventare la chiave di volta per il risveglio di ricordi, memorie e sogni.

Flash-recensione per cinefili pigri
a cura di Alfredo Sciortino 

La storia del giovane Hugo e del suo incontro con Méliès appassiona, non annoia, anzi commuove. Scorsese ricrea una Parigi fiabesca in maniera elegante e raffinata, complice anche un 3D poco invasivo e ben curato ed una squisita scenografia. Notevole l’omaggio al Cinema stesso, incarnato dalla figura di Méliès e dai suoi capolavori. H. C. è la storia di come siamo tutti ingranaggi necessari del meraviglioso meccanismo che è il mondo.


a cura di Laura Preite (voto 8/10)

Hugo Cabret è un film d’animazione in 3D diretto da Martin Scorsese, tratto dal libro “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick. No, Scorsese non ha smesso di mettersi(-ci) alla prova. Sono entrata nel cinema con quei ridicoli occhialetti che ti danno in prestino all’entrata per vedere i film in 3D, aspettando il buio per indossarli, perchè nessuno potesse vedermi con quella forma orrida sul naso. Ma dopo aver intercettato gli occhietti blu di Hugo sullo schermo, non sei più seduta su una rossa poltrona a pensarti buffa, ma in quella Parigi degli anni ’30, tra passeggeri frettolosi, fioraie, mercanti, venditori di giocattoli, librai, orfanelli sporchi in cerca di brioches, cani ed anziane signore in abiti raffinati.  Il 3D non è un mezzo per incantatori o un trucchetto scaltro, è l’evoluzione di quelle tecniche e di quegli effetti speciali figli di George Melies, uno dei padri fondatori della settima arte, protagonista anche lui di questa avventura filmica targata Scorsese. Lo percepivo il regista,  in preda a delle risa infantili soddisfatte e divertite, con in mano un nuovo giocattolo da scoprire, da comporre, da mostrare. Anche l’utilizzo del 3D fa parte del meccanismo interno di questo film. Non è solo un altro modo di guardare, è anche una maniera alternativa di raccontare. E in questo film è usato per raccontare una ricerca, o più ricerche e lo si presta allo spettatore per facilitargli la profondità, l’avvicinamento al congegno.

Il piccolo e temerario Hugo vive da solo all’interno della stazione di Parigi, tra orologi e lancette che ticchettano tutto il giorno, ma con un solo grande obiettivo, ridare vita ad un automa che il padre aveva sottratto da un Museo. A chi appartiene quell’automa? Dove trovare la chiave per azionarlo? Che tipo di messaggio nasconde? Le domande ci tengono sospesi tra quei virtuosi voli panoramici che procurano vertigini e ci tollerano il  tuffo nel nostro corpo da bambini, incontrollato, ingestibile, che non aveva ancora la rigidità che gli abbiamo imposto. (Sarebbe interessante poter accendere le luci a metà del film ed osservare le posizioni degli spettatori!).  Domande e corse affannate. Correre incontro ad un ricordo pensando di poter saziare la dolorosa curiosità di figlio, e infrangersi contro un meccanismo più grande, più tortuoso, inspiegabile, un nuovo amore. Un’avventura che cattura i bambini e che prende in giro i grandi. Confessare un amore è sempre complesso ed accompagnato dal rossore delle gote. Forse Scorsese, per evitare l’imbarazzo, si è nascosto dietro il volto dell’infanzia per confidarsi, con un’ode in chiave umoristica  al Cinema, alla sua storia, alle meraviglie che ha seminato, alle fantasie che non smette di contagiare,  ai movimenti liberi delle intelligenze che lo coccolano.

Hugo è immerso nel tempo, dorme nel suo grembo, ma lo manovra, lo gestisce con maestria, è anche lui un pezzo del meccanismo-mondo che “aspetta solo di funzionare”. Ci siamo disabituati al lieto fine. Mi ribello all’ondata di torpore e di malesseri di cui anche il cinema è infettato, e mi dichiaro sotto incantesimo. A Scorsese non è bastato intontirmi con Taxi Driver e Toro Scatenato, ha rincarato la dose di polvere magica e continua ad incatenarmi di fronte ai suoi prodigi. Hugo Cabret non entra in lotta con questi capolavori, ma gli sta dietro per difenderli, perché ne ha capito il trucco.

Chissà cosa succederà ora la notte del 26 febbraio. Ben 11 le nomination all’Oscar per il film. Purtroppo di fronte a quelle statuette e alle mani che le hanno issate in alto nel corso degli anni, ho avuto un atteggiamento scettico, ma questa volta confido almeno in una: quella che deve finire nella vetrina di Dante Ferretti, scenografo del film Hugo Cabret, italiano, che vanta collaborazioni con Pasolini, Fellini, Tim Burton e lo stesso Scorsese in alcuni dei suoi lungometraggi. Se la merita e gliela auguro.

Nell’attesa, vi invito ad abbandonare i pensieri lavorativi, le problematiche che si occupano dei vostri pensieri durante il giorno e le persone che vi sussurrano i vostri presunti limiti, ad indossare quei ridicoli occhialetti e sentirvi parte indispensabile di quel meccanismo, anche voi.

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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

4 Responses to Hugo Cabret

  1. Pingback: Vincitori Oscar 2012 (lista completa) « Il cinema bendato

  2. Anonimo says:

    Analisi molto tecnica,più rivolta verso l’autore che verso i protagonisti; il film mi è piaciuto molto per l’emotività che suscita sia il tema che l’interpretazione dei ragazzi, sono invece sorpreso per il regista,lo ricordavo in temi più violenti ed attuali. Complimenti per la scelta del film e delle recensioni. Ciao, Rocco

  3. Sergej Brevjic | Cinema Bendato says:

    promette molto bene, sarà un dei film dell’anno (stagione). bella recensione.

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