Man on the moon

titolo originale Man on the moon
nazione Gran Bretagna / Germania / Giappone
anno 1999
regia Milos Forman
genere Commedia
durata 118 min.
distribuzione Warner Bros
cast J. Carrey (Maynard Smith) • D. De Vito (George Shapiro) • C. Love (Lynne Margulies) • G. Becker (Stanley Kaufman) • P. Giamatti (Bob Zmuda/Tony Clifton) • V. Schiavelli (Maynard Smith) • M. Kelly (Michael Kaufman)
sceneggiatura S. Alexander • L. Karaszewski
musiche M. Mills • M. Stipe • P. Buck
fotografia A. Michos
montaggio A. Boome • L. Klingman • C. Tellefsen


La storia dello scomparso Andy Kaufman, considerato uno degli artisti più innovativi, eccentrici ed enigmatici del suo tempo. Magistrale nel raggirare il pubblico, Kaufman riusciva a provocare fragorose risate, gelidi silenzi, lacrime o schiamazzi.

a cura di Serena Ganzarolli (voto 8/10)

Raccontare la vita di Andy Kaufman attraverso il cinema è una delle opere più complesse che si possa intraprendere per un Paese come gli Stati Uniti, dove lo showman in questione costituisce una leggenda forse al pari dei Beatles in campo musicale, considerato l’importantissimo ruolo che investono i mass media negli USA. Ed intraprendere un’impresa così coraggiosa è difficile per due motivi.

Prima di tutto, perché dire Andy Kaufman significa lasciar intendere il momento dello spettacolo come luogo spazio-temporale dove stupire il pubblico, fargli lo sgambetto, farsi odiare, addirittura, ma soprattutto, come spazio dove far prendere vita propria a dei personaggi. Cosa decisamente in antitesi con l’ideologia hollywoodiana “dai al pubblico quello che il pubblico vuole”.

Secondo, perché Kaufman non poteva essere interpretato da chiunque, essendo un personaggio profondamente complesso, e soprattutto, un uomo nato per fare lo showman (e, attenzione, non il barzellettiere o il cabarettista, quanto proprio l’uomo che fa spettacolo inteso come detto sopra). Per impersonificare una persona nata per lo spettacolo, ne serve un’altra che ha veramente capito chi fu e cosa rappresentò Andy Kaufman per l’America. Serviva raggiungere la perfezione recitativa e di immedesimazione, insomma, nessuna via di mezzo poteva essere concessa. Ed è per questo che il film poteva essere o una catastrofe o un’opera meravigliosa. E, grazie a Jim Carrey, è stato la seconda.
Quello che voglio dire, è che Jim Carrey sembra nato per recitare questo film, e nessun altro. Che tutti gli altri film siano stati una prova recitativa per arrivare a questo. Carrey e Kaufman sono accomunati soprattutto dal fatto che non recitano come la maggior parte degli attori occidentali contaminati da Hollywood, ma attraverso o un’esagerazione esasperata dell’espressività, o un naturalismo espressivo entrambi tipicamente europei e che ricordano in particolare il teatro greco antico.

Date queste premesse e questa doverosa digressione, Man on the moon è un film semplice nella trama, che continua comunque a stupire per tutto il suo svolgersi. Milos Forman riesce pienamente nel raccontare la vita di un uomo che non smette mai di adempiere alla sua vocazione, ossia lo spettacolo. La pellicola è la storia di Kaufman, e quindi della leggenda, delle sue gag, e anzi, è soprattutto un succedersi vivace di interpretazioni e travestimenti, illusioni visive e psicologiche.

Di illusioni, nient’altro che questo, è fatta la vita di Kaufman. E quindi, nel suo essere in grado di interpretare cento persone diverse, Kaufman risulta inafferabile, e profondamente, volutamente, filtrato da Jim Carrey: vedere Man on the moon significa guardare un film su Kaufman, dentro il corpo di Carrey, ma data l’importanza fondamentale dell’espressività, allora Carrey non si nasconde in Kaufman, al contrario, acquista una nuova vitalità che contagia tutto il film e i suoi personaggi.

Ma non tutto è merito della grandiosa recitazione di Carrey: geniale la regia, che rende, per esempio, l’incipit del film veramente particolare e dal valore metaforico altissimo: dei titoli di coda gialli scorrono su un’immagine in bianco e nero, Kaufman ha appena terminato di fare la sua ultima interpretazione, quella del timido Straniero che viene da Caspiar, un’isola affondata del Mar Caspio, e si sta congedando dal pubblico. I titoli di coda si bloccano, ed è lui ad intervenire personalmente per farli andare avanti. Chiude di colpo il giradischi con la musica di sottofondo, lo schermo si fa nero, lo spettacolo è finito.

Ma ovviamente Kaufman rientra in scena, come se fosse sul palco di un teatro, e inizia a proiettare la storia della sua vita, “Man on the moon”, sulle note della bellissima ed omonima canzone dei R.E.M., come se l’avesse girato lui personalmente. Ancora una volta, è lui a decidere come e quando, non il pubblico, non noi, ma Andy Kaufman in persona.

Un brano della colonna sonora di “Man on the moon”

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2 Responses to Man on the moon

  1. Sergej Brevjic | Cinema Bendato says:

    vidi questo film secoli fa sui bellissimi e non l’ho dimenticato.

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