Un giorno questo dolore ti sarà utile

titolo originale Someday this Pain Will Be Useful to You
nazione U.S.A. / Italia
anno 2011
regia Roberto Faenza
genere Commedia / Drammatico
durata 98 min.
distribuzione 01 Distribution
cast T. Regbo (James Sveck) • M. Harden (Marjorie Dunfour) •P. Gallagher (Paul Sveck) • L. Liu (Life Coach) • S. Lang (Barry Rogers) • D. Woll (Gillian Sveck) • E. Burstyn(Nanette) • A. Plaza (Jeanine Breemer) • G. Owuor (John)
sceneggiatura R. Faenza • D. Heyman
musiche A. Guerra
fotografia M. Calvesimontaggio M. Fiocchi
uscita prevista 24 Febbraio 2012


James ha diciotto anni e vive a New York dove lavora, senza troppo entusiasmo, nella galleria d’arte della madre. La difficoltà nell’uniformarsi a una presunta “normalità” lo porta a commettere diversi errori e viene mandato in terapia da una life-coach anticonvenzionale…

Flash-recensione per cinefili pigri
a cura di Alfredo Sciortino

James, novello Holden, compie il suo percorso di formazione in una New York in cui ognuno ha il proprio ritmo, tranne lui. Faenza ne dipinge a tinte chiare e luminose, con un’ottima fotografia, il disagio, il dolore, dolore che non può però che portare ad una maturità più consapevole. Pur non trattando un tema particolarmente originale, si veda il su citato precedente, è un film gradevole, a tratti divertente.


a cura di Alessia Paris (voto 7,5/10)

L’adolescenza, quel magnifico, doloroso, triste e al contempo felice momento di passaggio dalla spensieratezza dell’infanzia all’età adulta, quell’età così vicina eppure così distante, incomprensibile, quella dei grandi troppo distanti da noi, troppo diversi. L’adolescenza può essere un periodo molto malinconico, soprattutto se vissuto nella diversità, nella non-omologazione, nel disprezzo per la convenzionalità, nella ricerca dell’accettazione di un “essere altro” e di un “essere singolarmente sé stessi” in un mondo che sembra essere dominato dalle regole del conformismo e della borghesia, dalle istituzioni e da un sistema troppo complesso quanto stupido per venire decifrato.

Faenza, nel suo secondo film americano, ci avvicina gradualmente ad un personaggio peculiare ed affascinante, ad un ragazzo capace di dar voce a tutto il malessere, il mal de vivre tipico dell’adolescenza silenziosamente ribelle. Non c’è bisogno di tingersi i capelli di nero e vestire abiti dark per manifestare la difficoltà di inserirsi in un mondo che non capiamo, che non apprezziamo, ma soprattutto che non ci sembra adatto a noi. Faenza al contrario ci mostra James sotto la luce del sole, con una fotografia pulita e che da ampio spazio all’illuminazione, per mostrarci un malessere invisibile eppure palpabile, quel dolore che un giorno gli sarà utile perché gli permetterà di vedere il mondo con occhi diversi, maturi.

“Ho 17 anni e non amo molto parlare. Sono un anarchico, odio la guerra, la politica e la religione organizzata. I miei dicono che sono un asociale perché non voglio andare all’Università. Non ci voglio andare perché non voglio essere indottrinato. Mi bastano le idee che ho. Amo leggere e passare le giornate in compagnia di mia nonna. Per questo sarei un disadattato?”

Eccolo James, un ragazzo che ama leggere, ama andare a teatro, all’opera, che ama sua nonna e non si riconosce nella sua famiglia più stretta, quella in cui la madre Marjone (Gay Harden) ha una galleria d’arte e colleziona un marito dopo l’altro, quella in cui il padre Paul (Peter Gallagher) frequenta ragazzine dell’età di sua figlia, una sorella (Deborah Ann Woll) che al contrario si innamora solo di uomini che hanno il doppio della sua età.

Vi ricordate cosa faceva dire Salinger a Il giovane Holden?: “Mi sentivo così solo, tutt’a un tratto. Avrei quasi voluto esser morto.
Ed è quello che prova James, quando nelle prime immagini del film si ritrova sul parapetto del terrazzo di casa sua, a meditare sul proprio suicidio.
James come il nuovo Holden della post-modernità, in una New York di oggi tanto grande e tanto vasta eppure incapace di offrire a James quello di cui avrebbe bisogno.
Sessant’anni dallo splendido libro di Salinger non sono bastati per modificare i tratti dell’adolescenza, ma solo la forma con la quale si integra nella società.

Un giorno questo dolore ti sarà utile (tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron) è un film capace di fermare il tempo e di riportarci in quel malinconico abisso del ricordo della nostra adolescenza, quella in cui tanto più tutti cercano di inviarci verso la presunta “normalità” quanto più noi cerchiamo di urlare la nostra indipendenza e il nostro diritto di non essere “normali” eppure di sentirci “normali”, di non voler essere “uguali”, di pretendere di essere come siamo.

Un film delicato, dolce, poetico e malinconico, che consiglio di andare a vedere.

Citazioni dal libroUn giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron

“A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Ora la tua ti può sembrare una sciagura che ti complica la vita, ma sai… godersi i momenti felici è facile. Non che la felicità sia necessariamente semplice. Io non credo, però, che la tua vita sarà così, e sono convinta che proprio per questo tu sarai una persona migliore. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono – un dono crudele, ma pur sempre un dono.”

Un brano della colonna sonora di “Un giorno questo dolore ti sarà utile”

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