The Hours

titolo originale The Hours
nazione USA
anno 2002
regia Stephen Daldry
genere drammatico
durata 114 min.
distribuzione Buena Vista International
cast N. Kidman (Virginia Woolf), M. Streep (Clarissa Vaughn), J. Moore (Laura Brown), J. Daniels (Louis Walters), S. Dillane (Leonard Woolf)
sceneggiatura D. Hare
musiche P. Glass, B. von Dallwitz
fotografia S. McGarvey
montaggio P. Boyle



The Hours traccia il misterioso ritratto di come tre donne di tre periodi diversi vengono unite da un capolavoro di letteratura.

a cura di Noa Persiani (voto 7,5/10)

Può impugnare la penna e seguirla con la mano mentre si muove per il foglio; può impugnare la penna e scoprire che è solo lei: una donna in vestaglia che regge una penna, timorosa e incerta, con una competenza solo superficiale e nessuna idea su dove cominciare e cosa scrivere. Impugna la penna.

1941 Sussex. Così vicina la fine. Così lontano l’inizio. Tutto è ciclico. La furia dell’acqua. La camminata veloce chiusa nelle asole di grossi bottoni neri. L’andare scombussolato. Testa bassa. Schiena ricurva. “Questa volta non mi riprenderò… faccio quello che mi sembra la cosa migliore da fare”. Con mani tremanti le ultime parole scritte. “Tu mi hai dato la più grande felicità possibile”. Sassi lasciati nelle tasche per la discesa nel fondo della vita. “Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi”. Gli ultimi segni dell’amore. Virgina. Nell’abisso. Il più alto dei mondi. Le ore e il pianoforte che divora le immagini. 1951 Los Angeles. 1923 Richmond. Un rullino di note scandisce momenti diversi che si assimilano in ritratti coordinati. 2001 New York City. Torna la frequenza delle azioni. Si  snodano. Si corteggiano le espressioni. La distanza elevata appare nulla. Tutto combacia nel riflesso dei volti arguti e acuti nella forma delle tre donne. Scrivi Virginia. Una frase d’inizio col tuo pennello e inchiostro. “La Signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori”. Si scrivono queste parole. Si leggono queste parole. Si recitano queste parole. La fluidità è coinvolgente quanto la lentezza. Un premio per la poesia. Clarissa nel romanzo. Lo scrittore si appropria degli eventi. L’intera vita di una donna in un giorno. In un solo giorno tutta la sua vita. Il percorso della musica che spinge e sospinge chi guarda e chi sta dentro. Signora Dalloway sei tu? Sì. Le voci. Le allucinazioni. Ogni scrittore ne possiede qualcuna. Lo scrittore e il personaggio che ingoia il primo battito e cattura il primo respiro. Convergenza e divergenza. “A quanto pare sono uscito dal corso del tempo”. Scrivere di tutte le cose del mondo. Di tutto mescolato insieme. Il punto di partenza che si riduce. Nella profondità dei violini come spirali che trascinano l’esistenza del libro, del suo creatore, della sua creatura. Il film accomuna le sfumature. Rende il destino chiaro. Lei morirà. Lei deve morire. Affinché la sua morte spieghi ai non-vivi che la vita va guardata in faccia, amata per quello che è, fra mille volti, poesia e tragedia. Agli zombie si lasciano lettere di commiato di finta perfezione. Ai vivi si donano le ore. Il film del regista britannico Daldry vive una messa in scena sobria e ravvivata da un montaggio incorociato in uno spiegamento di immagini e rare parole. A risaltare sono soprattutto le sfumature interpretative delle attrici: la conosciuta e confortante gestualità di Meryl Streep, la fissità mista al vuoto dello sguardo di Julienne Moore, la difficoltà di riconoscere Nicole Kidman in quel corpo, dietro quei capelli, con quel passo frettoloso e disorientato, quei movimenti lievi e deliziosi, avvolgono la poetessa di un fascino indescrivibile. L’attrice è Virginia Woolf: dalle dita sporche di tabacco al gesto di accarezzare le sue lettere. Convince anche Ed Harris, che intepreta il personaggio piu’ stereotipato (l’artistoide sieropositivo). Film affilato e struggente, disperato e ironico. La centralità della visione è sottolineata da un’ammaliante rete di primi e primissimi piani, frammentando un Tempo (non più) unico e irreversibile. La pellicola riesce a muoversi bene nell’insidia di ricreare una narrazione banale, e lo fa proponendo le sue storie senza teoremi, basandosi proprio sul gesto minimo, sul dettaglio apparentemente insignificante, sul ricorrere di certi particolari. The Hours è un continuo e completo atto di amore e devozione verso uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi: La Signora Dalloway  e verso la sua stessa creatrice: “Guardare la vita in faccia sempre. Conoscerla amarla per quello che è e poi metterla da parte. Per sempre gli anni che abbiamo trascorso. Per sempre gli anni. Per sempre l’amore. Per sempre le ore.”

  • basato sul romanzo di Michael Cunningham vincitore del premio Pulitzer
  • Oscar 2003: N. Kidman
  • Golden Globe 2003: miglior film drammatico e migliore attrice protagonista N. Kidman
  • Premio Bafta 2003: miglior colonna sonora P. Glass e migliore attrice protagonista
  • Orso d’Argento 2003: N. Kidman, M. Streep e J. Moore

 

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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