Io non sono qui

titolo originale I’m Not Here
nazione USA
anno 2007
regia Todd Haynes
genere biografico
durata 135 min.
cast C. Bale (Bob Dylan/John/Jack), C. Blanchett (Bob Dylan/Jude), M. Franklin (Bob Dylan/Woody), H. Ledger (Bob Dylan), R. Gere (Bob Dylan/Billy), J. Moore (Alice), C. Gainsbourg (Claire), B. Whishaw (Bob Dylan/Arthur)
sceneggiatura T. Haynes, O. Moverman
musiche Eddie Vedder, Calexico, Mark Lanegan, Bob Dylan,
fotografia E. Lachman
montaggio J. Rabinowitz

ll film racconta le vicende di sei personaggi, ognuno dei quali rappresenta un aspetto diverso della vita e della musica di Bob Dylan.


a cura di Noa Persiani (voto 8/10)

“Io accetto il caos. non sono sicuro che lui accetti me”. Poeta. Profeta. Fuorilegge. Imbroglione. Star dell’elettricità.

“Una poesia è come una persona nuda”. Frammenti di applausi e poi il silenzio.

“Una canzone è qualcosa che cammina da sola”. Differenti volti la medesima persona. Differenti momenti per una esistenza intera in bianco e nero e non solo. Un’anima divisa in sei. La musica fondamentale. Lui non appartiene a nessuno.

1959. Carro merci. Corre lungo le rotaie per includere il racconto e finirvi dentro. Country, blues, folk, piano, fisarmonica. Il piccolo cantastorie compie i primi passi. Il successo è un avvento strano. “Siamo pronti a piegare le teste sotto le ali per dormire”. Strade solitarie quelle percorse e decantate sulle dite piccole lungo corde armoniosamente percosse. Per svelare la via della musica. Accende la fiamma e va avanti nella canzone. Nella sua composizione di poesia. Trovare la libertà prima della tecnica è qualcosa di speciale. Cantare e comprendere le canzoni. Parlare di avvenimenti che hanno modificato sonorità, stili, modi di sentire le note. Scardinato in maniera equilibrata. Vivere ed intonare il proprio tempo. Verità e candore. Menestrello della coscienza. Grazie alla musica folk senza censure. Non si possono cambiare le abitudini, gli errori se si interpretano parole solo spensierate.

Fotogrammi si scambiano con interviste in primo piano e citazioni e musica di preciso accordo. Devastante. Nessuno scriveva canzoni come lui. Punta – dito. Musica politica come una forma d’arte. Nostalgia. Depressione. Radicalismo.

“Non si può cambiare il mondo con una canzone. Si può scrivere solo di cosa si ha dentro”. Un artista del trapezio: in grado di avvistare, sentire, aspirare, strofinando tutti i pori della propria pelle. “Si sono portati via il significato. io ero una pedina del loro gioco”. Lui è pronto ad ascoltare. Mai stanco. Mai triste. Mai colpevole. Provocatore.

Incomprensibile per chi sta lì fuori. Usare è la maniera di agire del potere. Un senso di colpa intenso e pesante piomba sulle su spalle. Flussi di coscienza personale. “Il silenzio è quello che terrorizza di più la gente”. Autentico visionario. Regina delirante. Cervello cosmico. No ai sentimenti che declamano i giornalisti. “Sono parole chiaro? Suoni”. Intervalli regolari ed irregolari. Linguaggio dei segni. Le ombre si accumulano. I pensieri schiacciano. “Il cielo non è giallo. è un coniglio”. Allucinazioni lasciano senza respiro. Labbra serrano dita. “Perchè mi hai fatto a tua immagine?”.

Cantante folk degli anni ’60 consacrato al rinnovamento, alla perdita del passato. La musica continuamente. L’amore è tutto intorno senza essere comandati a bacchetta.

Io non sono qui si pone altri obiettivi: quelli che prevedono l’indossare gli abiti di colui che non ha intenzione di prefiggersi obiettivi. Alla base della pellicola vi è una libertà espressiva maestosa. Haynes utilizza citazioni cinematografiche per situarle in una visione molto personale di cinema. Ispirato alle molte vite di Bob DylanLe carte sono scomposte. Il montaggio frammentario e sconnesso. Presenza felliniane, topos godardiania. Libertà della nouvelle vague e del free cinema inglese. Un vortice inarrestabile e geniale di visioni. In maniera estremamente personale, intelligente ed ineccepibile, con una raffinatezza rara, il regista californiano passa da uno stile classico ad uno moderno richiamando lo stile sperimentale. Vere, possibile, presunte storie.

Haynes reinventa il musicista: offre una lettura personale, volutamente parziale, sentimentale, impressionista e lo fà fuggendo le logiche tradizionali del biopic. Le scelte del repertorio musicale del cantante si affidano a diversi artisti: Cat Power, Eddie Veder, Mark Lanegan, Sonic Youth.

I’m not there è la scrittura del caos: scuote, sposta costantemente i punti di riferimento, esce dalla celebrazione rettilinea . Pennellate astratte su tela, immagini a goccia che si perdono e si ritrovano. Una canzone che non c’è e che forse non c’è mai stata. Nel cast Cate Blanchett è divina, mostruosa la sua prova. Da ricordare sempre la bravura di Heath Ledger come quella di Christian Bale e Charlotte Gainsbourg. Juliette Moore, icona del regista, nelle sue brevi apparizioni incide come al solito.

“And I wish I was beside her but I’m not there I’m gone.”

Riconoscimenti

  • Mostra di Venezia 2007: Leone d’argento, Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile (Cate Blanchett)
  • Golden Globe 2008: migliore attrice non protagonista (Cate Blanchett)
  • Independent Spirit Awards 2008: miglior attrice non protagonista (Cate Blanchett)
  • Camerimage 2007: Rana di bronzo

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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