Cesare deve morire

titolo originale Cesare deve morire
nazione Italia
anno 2012
regia Paolo Taviani e Vittorio Taviani
genere docufiction
durata 76 min.
distribuzione Sacher Distribuzione
cast Cosimo Rega (Cassio), Salvatore Striano (Bruto), Giovanni Arcuri (Cesare), Antonio Frasca (Marcantonio), J. Dario Bonetti (Decio), Vincenzo Gallo (Lucio)
sceneggiatura P. Taviani, V. Taviani
musiche G. Taviani, G. Travia
fotografia S. Zampagni
montaggio R. Perpignani
uscita nelle sale 2 marzo 2012

La pellicola  narra la messa in scena del Giulio Cesare di William Shakespeare da parte dei detenuti di Rebibbia.

Recensione flash per cinefili pigri
a cura di Alfredo Sciortino

Un dramma recitato da prigionieri del carcere di Rebibbia, che recitano la loro tragedia: un dramma dentro un dramma, un modo per dare sfogo a (ri)sentimenti tenuti dietro le sbarre, mentali e fisiche. Cesare deve morire mostra profondità, obbliga alla riflessione, colpisce con forza, quella forza che appartiene alla tragedia. E sembra che quei versi siano stati scritti apposta per questi protagonisti.

a cura di Noa Persiani (voto 8/10)

Il respiro di Bruto. Shakespeare in galera. Carcere di Alta Sicurezza quello di Rebibbia. Il luogo più estremo.

Attraverso cancelli e inferriate scivolano solo pulsioni essenziali. Lo spettacolo delle sbarre in sottofondo. L’inaugurazione del labirintico progetto in bianco e nero digitale su cui irrompe a tratti un teatralissimo colore. Detenuti, alcuni ergastolani, la loro forza drammatica della verità. Dall’isolamento prende vita l’arte. Gli uomini, la proposta risponde ad un loro passato, lontano o recente, di colpe e delitti, di valori offesi, di rapporti umani spezzati. Il contrapporre un’opera di uguale forza, ma di segno opposto. Due mondi che in qualche modo si rispecchiano. Cesare il tiranno.

“Roma sei diventata una grande vergogna”. La spontaneità degli interpreti. L’armonica per sviscerare i delitti. Come si può far comprendere Shakespeare? E’ tutto sottosopra. Le parole sono diverse ma uguali. Se si è uomini veri basta un solo sguardo. “A’da murì” . Quello si fotte Roma intera. “Le facce consumate non mi piacciono”. Lui Bruto ce l’ha dentro. Tutti hanno dentro il proprio personaggio. E’ una rivolta contro le idee. La congiura. Contare le ore. ‘De Bello Gallico’ masticato dietro paesaggi immaginari, solo disegnati. Baciamo le mani al sogno premonitore. “Le idi di marzo sono arrivate. Sì, Cesare, ma non sono passate”. Scendere a compromessi per continuare lungo la via di fuga dall’alienazione dell’isolamento.

“Roma diventa più grande col sangue vostro”. Spettatori casuali le guardie carcerarie soprese ed interessate. una scheggia di verità attraverso un’opera. Trovare in sé stessi la forza per il fulcro della scena. Bisogna prendersi la responsabilità di compiere l’atto ed è vero, da quest’azione conseguirà un sacrificio. “L’abuso di grandezza si avvera quando essa disgiunge la tenerezza d’animo dal potere”. In teatro ancora dove risiede una preparazione specifica di allestimento. Le quattro mura quasi cadenti incorniciano l’atto di inginocchiarsi di uomini in scuro con spade dinnanzi al bianco sovrano senza corona. L’atto barbarico di giustizia per amore della città imperiale. L’umanità che rimane ineluttabile, anche se trattenuta da muri reali o metaforici.

Voci lungo le sbarre, la mente inghiotte le celle. Si restringe. Si sovrappone. Si interseca di nuove riflessioni. Si scompone. Ritornare infine al luogo e al tempo asfissiante. Quando tutto è compiuto. Un attimo di gloria maestosa. Poi di nuovo il silenzio graffiante, di grida convulse. Cesare in prigione. Bruto in prigione. Cassio in prigione. Antonio in prigione. I fedeli alleati e non in prigione. La scena meta-teatrale, meta-cinematografica. Teatro in scatola di ascendenza grotowskiana.

“Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione”. L’arte è la prima forma di libertà e spesso purtroppo anche l’unica.

Il film dei Taviani tocca corde e vette più alte di quel che istantaneamente dia ad immaginare: la macchina da presa scruta le grate del carcere, o distaccata lo osserva dall’esterno. In ogni vita c’è la lotta, in ogni vita c’è una galera. Splendida la colonna sonora, preziosa nel sottolineare la furia e la poesia delle azioni. Acuiscono poi il senso complessivo di autenticità dell’operazione, la scelta di lasciar parlare ciascuno nel proprio dialetto d’origine e una stupefacente drammaturgia delle location. 

Riconoscimenti

  •  Orso d’Oro Berlino 2012

NdR: E’ incredibile notare come una interpretazione di attori improvvisati portati alla visione del festival di Berlino quindi sottoposti anche al  doppiaggio, possa lasciare un segno così profondo in un paese straniero. Quanto può essere apprezzata all’estero la verità dell’uomo/attore dentro il personaggio. Quanto può distruggere la sovente forzatura dell’interpretazione all’italiana. E mi permetto di scriverlo da attrice che ha consumato sacrifici e sudore in una accademia.

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

One Response to Cesare deve morire

  1. Sergej Brevjic | Cinema Bendato says:

    i Taviani sono vivi!

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