Quasi amici


titolo originale Intouchables
nazione Francia
anno 2011
regia Olivier Nakache, Eric Toledano
genere Commedia / Drammatico
durata 112 min.
distribuzione Medusa Film
cast F. Cluzet (Philippe), O. Sy (Driss), A. Le Ny (Yvonne), A. Fleurot (Magalie), C. Mollet (Marcelle), A. Kraghede Bellugi (Elisa)
sceneggiatura O. Nakache, E. Toledano
musiche L. Einaudi
fotografia M. Vadepied
montaggio D. Rigal-Ansous
uscita nelle sale 24 Febbraio 2012


Dopo un’incidente di parapendio, Philippe, aristocratico francese, resta disabile. Per aiutarlo nello svolgere le sue mansioni e svolgere compiti domestici, assume Driss, giovane ragazzo di colore di periferia con un breve trascorso in carcere…

Recensione flash per cinefili pigri
a cura di Alfredo Sciortino 

Piacevole e profondo, Quasi Amici riesce nell’evitare il rischio del banale. La ricetta vincente sta nel bilanciamento tra risate è commozione. E’ un film che ha il pregio di raccontare una storia difficile con una patina di leggerezza, ma senza superficialità, e il coraggio di scherzare su situazioni difficili, insegnandoci a vivere con spontaneità e vitalità e a superare un’ipocrita pietà nei confronti del prossimo.

a cura di Alessia Paris (voto 6,5/10)

Quasi amici è un film che riesce a toccare la corda giusta con cui parlare di una storia difficile e non convenzionale, una storia di un’amicizia – o quasi – per l’appunto.

Philippe è un ricco aristocratico francese rimasto paralizzato dalla base del collo fino alla punta dei piedi in seguito ad un incidente; Driss è un ragazzo da poco uscito dal carcere in cerca della firma di un datore di lavoro che attesti la sua presenza ad un colloquio lavorativo, affinché lo Stato riprenda a fornirgli la sussistenza mensile. Il caso vorrà che invece di una firma, Driss ottenga un lavoro a servizio di Philippe, momento di partenza di una relazione professionale ricca di umanità, al punto da riuscire a sfiorare l’amicizia.

Il film fa sorridere e riflettere, spostando la nostra immedesimazione ora sull’immobilità di un personaggio, ora sulla vivacità ed esuberanza dell’altro, regalandoci a livello cinematografico una ben riuscita doppia interpretazione attoriale di questa insolita coppia. I due uomini, per quanto diversi, sono accomunati da dolori e difficoltà, dal sentimento di sentirsi diversi e non accettati dalla società o semplicemente dalla famiglia in cui vivono.

Riuscire a narrare una storia difficile, con umanità e leggerezza, raggirando con prudenza la superficialità e arricchendo il tutto con una vena di spensieratezza e genuino divertimento, rende questo film un prodotto fruibile ad un pubblico vasto, che come spesso accade ha paura dei film esclusivamente drammatici, chissà perché poi.

A conti fatti Quasi amici racconta sì una storia anticonvenzionale, ma lo fa attraverso l’invincibile narrazione del “politicamente corretto”, guadagnandosi l’ammirazione di qualsiasi tipo di pubblico, vuoi per un motivo, vuoi per un altro.

Piccola nota finale. Le musiche di Ludovico Einaudi sono come sempre piacevoli da ascoltare, tuttavia forse la loro presenza risulta nel caso di questo film davvero troppo invasiva.

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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

5 Responses to Quasi amici

  1. Pingback: quasi amici… se paghi, ovviamente. | PAPIBULLDOZER

  2. lallo says:

    mi sembra un commento sbilanciato sul “prodotto”, ed allora potrei essere d’accordo, un pò meno sul film in quanto tale, sulla fotografia, sulla storia, ritmo e non ultimo su cosa lascia provare. Ad esempio la scena di Driss al suo secondo colloquio : un persona completamente diversa, arricchita ed attenta a cosa ci circonda .

    • Un film è inevitabilmente la fusione di numerosi elementi: tecnici, artistici e commerciali.
      Il punto di vista commerciale di questo film, a mio avviso, è ben nascosto ma preponderante rispetto agli altri.
      Dal punto di vista tecnico, concordo con te nel dire che il film è un buon film. Ha una buona fotografia, delle buone inquadrature, un montaggio pulito. Ho dei risentimenti solo per la colonna sonora.
      Dal punto di vista artistico (diciamo della storia), non l’ho trovata originale per i seguenti motivi: il tema dell’amicizia tra persone molto diverse non è una novità nel cinema (se ne trovano dozzine di esempi, da Rain Man a Leòn, E.T., L’estate di Kikujiro, Nuovo Cinema Paradiso, Il riccio, L’illusionista, Il postino, Io sono Li, Una giornata particolare, V per Vendetta, Cosa piove dal cielo?, Le ali della libertà, Louise-Michel, Mammuth, Paprika – Sognando un sogno, Tokyo Godfathers, Into Paradiso, Up, A simple life… insomma… davvero tanti; questo non significa che il tema delle amicizie tra persone diverse non possa più venire usato, anzi, solo che tra tanti film mi sono “affezionata” più ad altre); il tema della malattia, per quanto importante per la sensibilizzazione, è abbastanza noto; il percorso di crescita che il personaggio di Driss compie non è esso stesso una novità; inoltre alcune trovate, per quando profondamente divertenti, sono davvero già viste (prendi la scena del quadro astratto, Woody Allen nel ’72 in “Provaci ancora Sam” con quella divertentissima scena al museo aveva già sviscerato il concetto).
      Ad ogni modo, a mio avviso il film è un buon film, mi è piaciuto, mi ha “indotta alla commozione” (Ti capita mai di accorgerti mentre guardi un film che la commozione che hai provato è stata “studiata” e “prevista a tavolino” attraverso una fusione di elementi tecnici e di sceneggiatura? A me a volte capita, e in questo film mi è capitato.); come dicevo, mi è piaciuto, ma non gli ho trovato degli elementi così grandiosi che gli permettessero di fare un salto di qualità maggiore.
      Ad ogni modo questa resta la mia opinione. Amo i film drammatici, così come amo i film in grado di giocare con l’ironia e l’umorismo, tuttavia la combinazione di questi due generi, a mio parere, è molto difficile da realizzare. Questo film è riuscito a realizzarla eccellentemente in modo “commerciale” (dove non rappresenta una parola negativa, ma solo un dato di fatto), a mio parere un po’ meno a livello artistico. Mi è sembrato un “bel piccolo film” e non il capolavoro al quale pubblicità e pubblico ha urlato. :)

  3. lallo says:

    merita più del 6 1/2….

    • A mio avviso no. Perché è un film strutturato per il successo, che sfrutta un argomento forte in una forma che possa piacere a tutti. Questo può essere certo un bene, perché aiuta la diffusione di una storia e di un pensiero, tuttavia se lo si osserva con occhio smaliziato risulta semplice leggerci una commercializzazione pensata e voluta (oltre che effettivamente avvenuta). Ci sono tanti film che vengono letteralmente snobbati dal pubblico solo perché sono esclusivamente drammatici e allora in parte ho letto in questo film una piccola forma di “paraculaggine”. Legittima, tuttavia a conti fatti un po’ fastidiosa.
      Un saluto.

      Alessia

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