Conspiracy – Soluzione Finale

titolo originale Conspiracy
nazione Regno Unito, Usa
anno 2001
regia Frank Pierson
genere Drammatico, Storico
durata 96 min
distribuzione Mondo Home Entertainment
cast Kenneth Branagh (Heydrich), Stanley Tucci (Eichmann), Colin Firth (Dottor Stuckart)
sceneggiatura Loring  Mandel
fotografia Stephen Goldblatt
montaggio Peter Zinner
uscita nelle sale 19 maggio 2001

Il film racconta la breve Conferenza tenutasi a Wannsee il 20 gennaio del 1942 in cui si posero le basi per la cosiddetta Soluzione Finale.

a cura di Laura Preite (voto 7/10)

In perfetta armonia con le intenzioni del blog su cui è pubblicata, questa breve recensione ha un obiettivo immediato: ridare visibilità (per quanto sarà possibile) ad una pellicola – che in Italia non è stata nemmeno distribuita nel circuito delle sale cinematografiche – di un’importanza storica e di un livello educativo assai elevati.

Conspiracy – Soluzione Finale narra in 96 minuti, con una maniacale precisione storica – a parte qualche piccolo dettaglio che potremmo definire, più che una svista, una scelta artistica – la determinante Conferenza di Wannse, convocata dai gerarchi nazisti per accelerare il processo di distruzione del popolo ebraico durante il Secondo conflitto mondiale. Alcune voci critiche hanno parlato di film fin troppo settoriale e specifico per poter godere di una necessaria diffusione, soprattutto perché ricostruisce un piccolo evento che presuppone una preparazione adeguata dello spettatore riguardo ai fatti narrati o alle vicende storiche che ne fanno da sfondo. Non mi spaventa questo approccio di sceneggiatore e regista “a trivella”. Credo che la cura e la serietà con cui è stato ricostruito quel tragico giorno di settantanni fa, possano essere le garanzia per una fruibilità ed accessibilità senza remore, nonostante lo zoom contenutistico utilizzato.

Il film dura un po’ di più rispetto alla reale durata della Conferenza in questione, e avendo preso spunto dal verbale originale della riunione (rimasto in unica copia e ritrovato subito dopo la fine del conflitto dagli Alleati), ne rappresenta fedelmente tutti i passaggi salienti. Tutte le scene sono girate negli spazi interni ed esterni della villa in cui si dovrà realizzare l’incontro dei 15 alti ufficiali nazisti. In realtà gli spazi esterni sono realmente quelli della villa sulle coste del lago Wannsee a Berlino, mentre gli spazi interni sono stati fedelmente ricostruiti, considerando che ora nella villa si può visitare un Museo dedicato alla Shoah.

Le scene iniziali sembrano accompagnare un’attesa prima dell’inizio di un conviviale aperitivo di alta classe. Tovaglie e posate da arredamento, cibi scelti e cucinati con maestria, stuoli di camerieri elegantemente agghindati. Nessuno mai direbbe che quell’aristocratica isteria da prestazione potesse anticipare di poco la decisione, scritta e verbalizzata, di distruggere 11 milioni di ebrei (infatti, nelle intenzioni iniziali, era questo il numero di ebrei che ci si era prefissati di sterminare. Numero corrispondente a quello degli ebrei sparsi per il mondo). L’uccisione degli ebrei e non solo, era già iniziata da tempo, ma secondo i gerarchi nazisti era necessario trovare metodi più efficaci che potessero garantire una maggiore efficienza della macchina della morte ormai all’opera. Bisognava risparmiare e bisognava aumentare radicalmente il numero delle uccisioni. Lo sterminio in Madagascar incontrava seri problemi organizzativi di spostamento e soprattutto era dispendioso; continuare ad usare pistole metteva in serio pericolo la salute psichica dei membri dell’esercito che dovevano effettuare le uccisioni ed anche questo, era un metodo costoso. Inizia così la meticolosa trafila di elenchi di difficoltà e proposte alternative. Il dibattito è serio, formale, interrotto da brevi pause che potrebbero essere serbatoi dove riporre e dimenticare le crisi di coscienza dei convitati, le vertigini di quelle posizioni incomprensibili, i rigurgiti di quegli uomini, perché tali erano, che stavano per  scrivere con rigore matematico la pagina più vergognosa della Storia.

La riprese sono ad altezza d’uomo con un evidente e riuscito intento di far avvicinare lo spettatore all’evento. Uomini in alta uniforme che si confrontano, votano, decidono, come sterminare una cultura, milioni di persone. È difficile che la mente non inizi a rifiutare quelle immagini e scelga di considerare il tutto, frutto della fantasia contorta di 5 pazzi annoiati. La telecamera ci aiuta a guardare in faccia quegli uomini, a seguirne le parole, a leggere nei loro occhi. Non pazzi, ma ufficiali dell’esercito. Non mostri, ma uomini nel  pieno possesso delle loro facoltà mentali.

Il film dovrebbe avere un altro grande circuito. Quello delle scuole e dei luoghi in cui si effettuano studi ed approfondimenti storici. Si è scritto tanto sulla Didattica del Cinema, ma ancora oggi è uno strumento in mani maldestre ed inesperte. Raccontare la Shoah è complesso. I testimoni stanno pian piano sparendo, i libri di storia, se non ci sono bravi professori che ne fanno capire la necessità, sono mattoni impolverati e maledetti, il revisionismo storico è ormai un divertente sport di inizio millennio che facilita la perdita di peso della Memoria collettiva ed i giorni della Memoria magari servono, ma non a costruire una riflessione sulle brutture del secolo scorso. La storia insegna, se masticata e ragionata. Ma se diventa una pagina, un paragrafo, o peggio un Focus d’approfondimento e ritorna protagonista il 27 gennaio su manifesti e bocche spesso sbagliate, abbiamo soltanto facilitato l’avvio di un possibile processo di replica.

Cosa più del cinema in questo momento può rappresentare un metodo infallibile di educazione? La settima arte ha così tante sfaccettature, da renderla malleabile. Possiamo permetterci di utilizzare a nostro piacimento i suoi manufatti, senza distruggerne il corpo e l’anima. Conspiracy è uno di questi prodotti e rappresenta un’infallibile opportunità di imparare la/dalla Storia. Meglio un film accattivante, che un 4 ad un’interrogazione. Anche perché io dopo aver registrato il 4, non studiavo mica l’argomento per recuperarlo. Solitamente andavo volontaria sul capitolo successivo…

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Info Il Cinema Bendato
Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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