Poeti dall’inferno

titolo originale Total Eclipse
nazione Gran Bretagna / Francia / Belgio
anno 1996
regia Agnieszka Holland
genere biografico / drammatico
durata 111 min.
cast L. DiCaprio (Arthur Rimbaud), D. Thewlis (Paul Verlaine), R. Bohringer (Mathilde Maute), D. Blanc (Isabelle Rimbaud)
sceneggiatura C. Hampton
musiche J. A. P. Kaczmarek
fotografia Y. Arvanitis
montaggio I. Lorente


Nel 1871, l’affermato poeta Paul Verlaine invita a Parigi Jean-Arthur Rimbaud, un arrogante adolescente, che da tempo gli invia poesie.


a cura di Noa Persiani (voto 6,5/10)

Sull’oscurità delle illuminazioni. Gli archi. Roches. 1871. Il treno e i suoi binari attraggono il disequilibrio dell’essere.

“A volte parlava in una specie di tenero dialetto della morte che porta al pentimento, degli infelici che certamente esistono, di dolorosi doveri e di strazianti distacchi. Aveva la compassione che una cattiva madre ha per i suoi piccini. Si muoveva con la grazia d’una ragazza al catechismo”.

Scomparire dalla velocità quindi gettarsi incontro alla mobilità lenta della terra. “La melodia del verso all’antica non fu più sufficiente ormai. Lui ci spazzò via… i giovani lo comprendono adesso. Lui è la voce del futuro che avanza”. La creazione delle migliori opere fu il connubio di due menti diametralmente opposte.

Avviene il primo sfiorarsi in una Parigi umida, scolorita con due facce della popolazione agli estremi. Lui morde il pugno osservando la miseria. “Chissà perché desiderava tanto sfuggire alla realtà… conosceva forse segreti che cambiano la vita?” La sua poesia è qualcosa di diverso. La parola della poesia può avere un senso al di là del suo significato? La provocazione alla base. Con sogni del veggente. Sprazzi di luce ed ombre a ricamare le relazioni. Una sinuosità schizofrenica di propositi per narrare cose che altri non riescono a vedere. “Capii che ciò che mi serviva per divenire il maggior poeta di questo secolo era sperimentare ogni cosa sul mio corpo. Per me non era più sufficiente essere una persona. Decisi di essere tutti. Decisi di divenire un genio… di determinare il futuro”.

Riunioni tra poeti che terminano in risse. Bettole per ubriacarsi con ‘la fée verte’, l’ispirazione del modo di vivere bohemiènne, il terzo occhio del poeta, discorrendo argomenti di poesia e vita. Infantile istinto di stupire. No non era neanche questo. Lo scempio degli scrittori senza talento, i pisciatoi d’inchiostro. “La cosa più deprimente di questa città è che gli artisti sono ancora più borghesi della miserabile borghesia”. Notte fonda sopraggiunge fumando oppio. Un patto di aiuto reciproco. Aspirare l’un dall’altro. Un voltarsi verso le origini fra le braccia della vecchia menzogna. La povertà nei campi. L’umiltà e la fatica del lavoro indigesto. Tornare per migliorare o precipitare. L’unico mestiere che riesce a compensare difficoltà d’esistenza è scrivere. Forse. Non si sa dove si può arrivare. “Io voglio il sole…”. Imitare la viva natura. Poi finalmente il mare per la prima volta. Londra.

L’IMPOSSIBLE. Sogni su deserto. “Scrivere mi ha cambiato”. Una macchia di sangue sulle parole. Dillo chiaro. Il giro in fila indiana. Cerchi dentro il cemento e le sbarre. Il sole sulla fronte ed attraverso le dita. Sequenze e sovrapposizioni di scritti. “Significa esattamente quello che dice parola per parola. Né più né meno”. La foresta nera per riscoprirsi diversi. La resa dei conti. Finalmente il continente tanto sognato. L’Africa negli occhi come la sofferenza nelle gambe. Lo scambio degli schiavi. “Io tornerò con membra d’acciaio, pelle scura, occhi rabbiosi, sarò crudele ed ozioso e sarò salvo”. Il cedimento delle arterie e la scrittura che si blocca. Le ultime ore nel deserto visionario. Le carrozze che corrono nel cielo. Forse l’acqua del mare potrà lavare le macchie. Incontro al fuoco. “Il mio grande e radioso peccato”. L’Eternità.

Il film della regista polacca risuona intenso, morboso, ossessivo. Peccato per la poca attenzione alla scrittura della sceneggiatura: si vuol far credere che l’importanza della scrittura di Rimbaud consista in un presunto uragano introdotto nell’arte poetica, così come scritto nell’epigrafe di questo film, quando invece non c’è letterato del Novecento che non sia pronto a indicare la grandiosità del giovane talento di Charleville nella sua opera in prosa, appunto Une saison en enfer. Rimbaud è entrato in un’altra eternità, fragilissima, quella della storia della letteratura, per ciò che durante l’intera lunghezza del film non viene mai enunciato o mostrato: i cromatismi eversivi della ‘prosa di diamante’ del giovane poeta. Ottime le interpretazioni di DiCaprioThewlis. Musica vellutata. Scadente montaggio.

Mite come il Signore del cedro e dell’issòpo,
Piscio verso il cielo bruno, altissimo e lontano,
Con l’assenso dei grandi girasoli

Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. 

Riconoscimenti

  • San Sebastiàn International Film Festival 1995: Agnieszka Holland nominata al Golden Seashell


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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

One Response to Poeti dall’inferno

  1. Rita says:

    A me all’epoca piacque moltissimo questo film. Certo, come dici tu, morboso, ossessivo, incentrato più sulla nevrosi dell’uomo, che non sul valore artistico prodotto dalla mente dei due poeti; ma del resto lo dice il titolo, di poeti vuol parlare e non di poesia.

    Apprezzai moltissimo l’interpretazione dell’allora ancora molto giovane e poco conosciuto Di Caprio. Un vero genio della recitazione.

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