Ebbro di donne e pittura

titolo originale Chihwaseon
nazione Corea del Sud
anno 2002
regia Im Kwon-taek
genere drammatico
durata 117 min.
cast C. Min-sik (Jang Seung-eop), A. Sung-kee (Kim Byung-Moon), Y. Ho-jeong (Mae-hyang)
sceneggiatura I. Kwon-taek
musiche K. Young-dong
fotografia J. Il-sung
montaggio P. Soon-duk

La vita quasi leggendaria di Jang Seung Ub, un grande pittore coreano vissuto fra il 1843 e il 1897. Un’infanzia povera, la maturità artistica segnata da rinunce e da tumultuosi cambiamenti storici.

a cura di Noa Persiani (voto 7,5/10)

1882. Paese in declino. Una dinastia al termine. Scivolando sulla tela con lo sguardo fisso che accompagna il polso verso armoniose torsioni e linearità. Un’oscura vertigine. Il maestro in azione dinnanzi la presenza di giovani adepti. “E’ un vero talento. C’è una bellezza nuova in quello che dipinge, è come se gli spiriti vi danzassero intorno”.

Seguire le regole ed infrangerle allo stesso tempo. Un solo tratto vale una miriade di tratti e il contrario. La pittura come gesto frenetico del pennello che fissa l’impressione di una realtà che supera la realtà: esorcismo della vita, ri-creazione proprio nel suo senso di parentesi divertente e ricostruzione di un mondo. Mettere le regole dell’arte in discussione.

Dal Giappone per acquistare un dipinto del pittore coreano sinceramente ammirato. I tratti pittorici sembrano spargersi come lingue di fuoco. E’ il talento. Dalle dita al pennello, dal pennello alla carta, lungo le cinque dita. Tecnica metodica. Non c’è pace per l’artista vocato. Solcare la strada con i suoi segni profondi e terribili. Il divenire incessante della materia. La vita attraversata da avvenimenti che fanno parte della trasformazione infinita delle cose. La famiglia. Un Paese e la sua storia. La guerra, la pace. La politica, le ideologie. Forza vitale dell’anima scorre dentro quelle mani verso il quadro.

Definire la struttura. “L’ombra porta con sé il senso della distanza”. Solo le note di un flauto di legno ricalcano le scene. Occhi si aprono a nuove conoscenze. Un lavoro di fatica per temprare il corpo e mente continuando a respirare l’arte della pittura. Capacità di osservazione e vivacità del tratto incredibili. Anche l’arte pornografica. “Il suo talento ora è nelle tue mani”.

Pittura, prostitute, alcool: tutto con la medesima passione. La scuola di molti artisti e letterati verrà frequentata per continuare a coltivare il genio e non lasciare che si spegni. “Dipingere la natura così come appare non significa fare arte”. Delineare i pensieri oltre la forma. Bisogna saper catturare l’essenza delle cose. L’espressione influisce su ciò che circonda l’essere che osserva. Il movimento del divenire brucia tutte le cose. Le fà estinguere come fiammelle, in attesa che la materia si trasformi in altra materia. L’arte è questo movimento. Disciplinare la mente. Quel movimento all’interno della fissità. Nella capitale coreana, Giappone e Cina senza respiro affondano i loro colpi. “I tuoi dipinti sono l’unica fonte di conforto per il nostro popolo”.

1894. La rivolta degli oppressi. L’uomo vero deve capire quando ritirarsi: con il sacrificio, per aspirare a dimensioni diverse. Im Kwon-Taek riesce a trasmettere quell’ansia d’ispirazione creativa verso cui per tutto il film è protesa la ricerca del protagonista. L’assimilazione tra immaginazione e creazione: il sentire totale dello spettatore che guarda ed ascolta. Il cinema del regista sudcoreano è costruzione visiva, prevaricando la lentezza di panoramiche quasi forzate e giungendo alla completa bellezza di composizioni d’immagine fissa; le inquadrature sembrano delle pennellate veloci, le sequenze abbracciano pochi segni ed innumerevoli sono le variazioni: cromatiche, di pensiero, di sentimenti. L’ebbrezza della libertà e della avventura. La pellicola è fonte di stimoli per la mente di chi osserva. Toccare l’origine della sensibilità visiva per costruire un tipo di cinema che dà vita alla forma. Imitazione ed invenzione sembrano riflettersi nella strada del pittore come in quella del regista. La violenza sintetica raffinatamente predisposta sottolinea il lavoro di composizione efficace tra una fotografia peculiare e una regia sopraffina: inquadrature asimmetriche e veli che squarciano lo schermo.

“Credo che il dio ubriaco della pittura Jang Seung Up, che ho incontrato spiritualmente mentre mi accingevo a realizzare questo film, sia un’altra manifestazione di me: io mi sforzo di fare dell’arte con la mia macchina da presa come lui impugnava il pennello cento anni fa.”

  • Blue DragonAwards 2002: Miglior Film
  • Nomination al Camerimage 2002: Rana d’Oro (fotografia)
  • Festival di Cannes 2002: premio per la regia
  • Nomination ai César Awards 2003: Miglior Film Straniero

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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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