Revolutionary road


__FOCUS ideato e curato da
Serena Ganzarolli

titolo originale Revolutionary Road
nazione U.S.A. / Gran Bretagna
anno 2008
regia Sam Mendes
genere Drammatico
durata 119 min.
distribuzione Universal Pictures
cast L. Di Caprio (Frank Wheeler) • K. Winslet (April Wheeler) • K. Bates (Mrs. Helen Givings) • Z. Kazan (Maureen Grube) • K. Hahn (Milly Campbell) • M. Shannon (John Givings) • R. Simpkins (Jennifer Wheeler) • T. Simpkins (Michael Wheeler)
sceneggiatura J. Hayte
musiche T. Newman
fotografia R. Deakins
montaggio T. Anwar
uscita nelle sale 30 Gennaio 2009

 

 


Basato sul noto romanzo di Richard Yates, è la storia di una giovane coppia che cerca di realizzarsi all’interno di una società estremamente conformista.

a cura di Serena Ganzarolli (voto 8-/10)

Revolutionary Road è un’analisi estremamente lucida di una delle questioni più ardue che si presentano nella vita di ognuno di noi, nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta: è possibile essere coerenti ai propri sogni, una volta che la vita ti si presenta davanti in tutti i suoi problemi pratici? E’ possibile non tradire quel giovane o quella giovane che aveva sognato di vivere la vita al di là delle convenzioni, senza cadere nel conformismo?
Questo ci chiede Sam Mendes e il banco di prova che usa, basandosi sul romando di Richard Yates, è una coppia sposata negli Stati Uniti degli anni ’50. Non una coppia infelice, ma anzi, una coppia che si ama, che ha capito che solo insieme avrebbe potuto realizzare i propri sogni, vivere veramente come voleva: e forse per questo April e Frank si sentono un po’ superiori agli altri, al loro stare in mezzo ad una società estremamente conformista.

Entrambi, anche se in due modi differenti, si accorgono che stanno diventando quello che non vogliono essere: lui, un qualsiasi impiegato che aspira a fare carriera in un’azienda, che tradisce la moglie con la segretaria per non prendersi le proprie responsabilità di marito e padre. Lei, da attrice che era, finisce per diventare un’infelice casalinga, con la casa e i figli come unica preoccupazione. Ad un certo punto, l’inevitabile arriva: April propone a Frank di andare a vivere a Parigi.
Parigi come realizzazione materiale di un sogno, di un’utopia. Lo spettatore la vede, la può toccare concretamente nei dialoghi, nelle parole, nei gesti e negli occhi della coppia, tesa verso questo sogno. Ed è qui che il film spicca il volo, nel riuscire a staccarsi dal periodo storico in cui è ambientata, per porre la questione universale e attuale: cosa siamo disposti a fare per far coincidere l’immagine che ci eravamo fatti di noi quand’eravamo piccoli e avevamo tempo di sognare, con quella del presente, adesso che il tempo è stato risucchiato dalla terrificante realtà? Saremo in grado di non tradire Parigi, di non accontentarci di vivere in un posto che porta solo il nome di quello che volevamo, ma che non lo è veramente?

Toccherà a John Givings, detenuto a lungo in un manicomio e ora tornato a casa dai genitori che tengono all’apparenza prima di tutto (“Non sta bene!” grida Mrs. Givings ogni volta che qualcuno prova a dire quello che pensa), toccherà proprio a lui l’ingrato compito di dire le cose come stanno. Prima da alleato poi da nemico della coppia, John soffre, soffre perché sa dov’è la verità, ma nel ricoprire il ruolo di “matto”, non viene considerato come pari.

Revolutionary Road è un film che non lascia spazio ad interpretazioni. La verità è solo una, ci dice Mendes, non ci possono essere vie di mezzo. E la verità è nella soluzione inevitabile del conflitto, un conflitto che non coinvolge solo la società e l’individuo, ma anche due individui che pensano di doversi battere contro la società stessa.

Un film di cui c’era bisogno, insomma, in cui non c’è né un attore di più, né uno di meno, dove tutto è magistralmente tenuto in equilibrio da Mendes anche grazie ad una sceneggiatura veramente ben fatta e ad una fotografia estremamente eloquente.

Unica nota di demerito, per il quale ho dovuto abbassare leggermente il voto, le ultime scene che allentano troppo una tensione che invece doveva essere mantenuta proprio come finale.

ATTENZIONE. SMETTERE DI LEGGERE QUI SE NON SI E’ VISTO IL FILM.

In April, nel corso della pellicola, avviene una scissione della personalità che non si trova mai in Frank: una scissione legata al fatto che lei è una donna.
Il corpo di lei si scinde dalla volontà dell’inconscio, i desideri non coincidono più con un corpo che fa figli, se essi sono di intralcio alla libertà.
E allora la verità non può che coincidere con un ricongiungimento tra corpo e mente, tra desiderio di essere quello che si è e realtà pratica. Significativo è il fatto che questo si materializza con il più pratico e invasivo degli atti per una donna. L’aborto è qui visto come unica soluzione in cui non importa se vivere o morire, importa ricongiungere due parti forzatamente divise. Importa che l’unico modo per affermare la Verità, per una donna, è solo attraverso il proprio corpo, importa che non ci sono sconti per lei. April diventa quindi il simbolo della verità e della libertà da una società conformista, in cui alla sfera maschile delle teorie e dei sogni che non si realizzano mai, si oppone il femminile che afferma che la verità, appunto, è solo da una parte.



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6 Responses to Revolutionary road

  1. Rita says:

    Bell’analisi. In effetti è uno di quei film che è possibile recensire solo a duplice o triplice visione e magari lasciando che si sedimentino anche un po’.
    Non avevo riflettuto sulla duplice scissione vissuta da April per il fatto che è donna e che quindi paga con il proprio corpo il peso del ricongiungimento con i propri sogni. Riflessione molto interessante.
    Io però ho dato una lettura complessiva un po’ diversa: secondo me Frank è l’unico personaggio che si evolve veramente in quando accetta la propria “mediocrità” (ossia prende atto del fatto che quelle del considerarsi un artista erano solo delle velleità). Alla fine la maturità non consiste tanto, secondo me, nello scontro (e per alcuni rinuncia) tra i propri sogni e la realtà, ma nel prendere atto di quanto i propri sogni siano stati sempre lontani rispetto alle proprie reali capacità e potenzialità.
    Un prendere atto dei propri limiti quindi, piuttosto che dello scontro tra realtà e sogni.

    • Serena Ganzarolli says:

      Ciao Rita! Sicuramente c’è il discorso dell’accettazione dei limiti, però secondo me la maniera di percepire il messaggio di questo film è dettata molto dallo stato personale in cui si trova lo spettatore/la spettatrice. E’ un film che, secondo me, ognuno può percepire in maniera estremamente diversa. Per me personalmente Frank incarna tutto quello che non vorrei mai essere nella vita: credo che l’effetto sia voluto, e in parte è anche un’incarnazione di una mediocrità portata all’estremo, mi è sembrato che a tratti rasentasse lo stereotipo. E proprio in quanto personaggio un po’ stereotipato, non mi è sembrato che ci fosse in lui l’idea di maturazione. O forse in me era talmente tanto grande la repulsione nei suoi confronti che non l’ho vista, e può essere.
      Quello che ho sentito tantissimo è stata proprio questa presenza femminile che se analizzata dal punto di vista femminista potrebbe generare grandi riflessioni: è possibile una via di mezzo per la donna, intesa come essere umano che però ha anche un corpo che può fare figli? Non è che questo discorso sulla via di mezzo è valido solo per l’uomo? Sicuramente c’è da tener conto che il film è ambientato negli anni ’50, ma a me a volte sembra che questo tema ritorni ancora oggi.

    • Serena Ganzarolli says:

      Ah, e aggiungo, su Frank, su cui mi sono soffermata poco nel commento: personalmente, la mia percezione è stata quasi come di un personaggio che stava lì proprio per dare voce ad April – un personaggio utile, ecco. Se questo fosse vero, allora sarebbe quasi ironico, perché April è quella che sta chiusa in casa, quindi è la casalinga che per eccellenza viene vista come un essere umano “sciapo”, perdona le virgolette, mentre l’uomo che lavora fuori viene tradizionalmente dipinto come interessante, mentre poi si rivela chiaramente che la vita di Frank è estremamente molto meno intrigante dal punto di vista emotivo di quella di April…

  2. CineFatti says:

    Analisi lucida, mi fa riscoprire il film come non l’avevo letto a suo tempo, colta com’ero dall’emozione. Fu un vero cazzotto nello stomaco quando lo vidi.

    – Fran

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