Truman Capote – A sangue freddo

titolo originale Capote
nazione U.S.A.
anno 2005
regia Bennet Miller
genere biografico
durata 98 min.
cast P. Seymour Hoffman ( Truman Capote ), C. Keener ( Neel Harper Lee ), C. Collins Jr. ( Perry Smith )
sceneggiatura D. Futterman
musiche M. Danna
fotografia A. Kimmel
montaggio C. Tellefsen
uscita nelle sale 17 Febbraio 2006


La vita dello scrittore Truman Capote ed il suo successo letterario di “A Sangue Freddo”.


a cura di Noa Persiani (voto 7,5/10)

1959. Londra. Spighe accarezzate dal vento aprono alla vasta desolazione della natura tutta intorno la casa. Il silenzio, la morte, il disciogliersi di note. Un salto verso una nuova situazione: musica da ballare, parlare di continuo, muoversi portando verso le labbra uno, due, tre bicchieri di alcool, ingoiando e aspirando ripetutamente.

“Io sono sincero su ciò che scrivo…dire che sei una cosa quando ne sei un’altra…”.

Quelle mani, le sue, deliziosamente sostengono discorsi impegnativi, ritagliano una foto di giornale. L’articolo calamita il cuore. L’interessa corre lungo i binari che portano alla violenta destinazione. Scombinata autoironia di un uomo denso, vibrante nella scrittura di ombra e luce. Come vive una città dopo la tragedia: la stampa, le domande, le informazioni raccolte e schivate, il loro costo. Il tramonto dietro il luogo del silenzio che urla vendetta, tutto il paese chiede la cattura dei diavoli incantatori sporchi del caldo sangue. Si vestono da investigatori per adempiere al proprio mestiere verso la scoperta della verità. Il paesaggio scarno, in cerchio, avvolge la curiosità della mente scrittrice, fino all’estremo, fino al penetrare l’oscuro, l’orribile.

“Mi conforta invece il modo in cui la cosa è così orripilante, è un sollievo. La vita normale si dissolve..certo io non ho mai avuto talento per la vita normale”. In cella da donna.

1960. La sua mente è altrove. “Ma perché lo fanno?”. Secco, austero, d’immagini quasi livide, campi lunghi di pennellate naturali,  il centro del film lo scrittore, sopra le righe, come era. L’inconsapevole del destino. Lo specchio ritrovato del sé represso. L’origine storicamente giornalistica.

Scontro della cronaca nera con i metodi romanzeschi dell’intreccio e della ricostruzione psicologica magistrali: Truman Capote colpisce direttamente come un pezzo di cronaca, riportando scrupolosamente tutti gli eventi, ma dà alla narrazione quell’incastro assolutamente perfetto. Campi della psicologia criminale e dell’etica connessa alla pena di morte presi nel dettaglio tramite l’ambiguo quanto affascinante rapporto tra lo scrittore e il carnefice smarrito.

Ricercata eleganza per il regista newyorkese: toni freddi, glaciali, al neon, dei paesaggi del Kansas più sperduto, contro quelli caldi della rassicurante Brooklyn, dove il gigante ha la sua tana. La pellicola descrive gli stati d’animo di un genio che rivoluzionò la narrativa americana e del suo modo di sfruttare la commedia umana. Notevole interpretazione di Hoffman, seguita dall’alter ego Smith.

Sono inviperiti perché non riescono ad avere quello che desiderano, la vendetta. E non l’avranno mai, se io posso evitarlo. Io credo nella forca.
Purché non sia io ad essere impiccato.

Riconoscimenti

  • Premio Oscar – 2006 – Miglior attore protagonista a Philip Seymour Hoffman
  • Gonden Globe – 2006 – Miglior attore protagonista a Philip Seymour Hoffman
  • Premio BAFTA – 2006 – Miglior regia a Bennet Miller
  • Festival di Berlino – 2006 – Nomination Orso d’Oro a Bennet Miller



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Info Noa Persiani
Il Cinema Bendato cerca di (sotto)porre l’attenzione sul cinema d'autore, quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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