The Rum Diary – Cronache di una passione

titolo originale The Rum Diary
paese U.S.A.
anno 2011
regia Bruce Robinson
genere Drammatico, Commedia
durata 120 min.
cast J. Depp (Kemp), A. Eckhart (Sanderson), M. Rispoli (Sala), A. Heard (Chenault), R. Jenkins (Lotterman), G. Ribisi (Moberg), A. Nolasco (Segarra), B. Smitrovich (Mr. Zimburger), E. Cilenti (Digby), B. Chott
sceneggiatura B. Robinson
soundtrack C. Young
fotografia D. Wolski
montaggio C. Littleton
distribuzione 01 Distribution
uscita in sala 24.04.12
link al trailer Trailer italiano


Tratto dal primo romanzo di Hunter S. Thompson, The Rum Diary racconta la storia del giornalista free lance Paul Kemp (Johnny Depp). Stanco della confusione e della follia di New York e delle pesanti convenzioni sociali dell’America negli ultimi anni di Eisenhower, Kemp si trasferisce a Puerto Rico per scrivere su un quotidiano locale, The San Juan Star, diretto da Lotterman (Richard Jenkins). Adeguatosi volentieri all’abitudine dell’isola di bere continuamente rum, Paul è ossessionato da Chenault (Amber Heard), la bellissima americana del Connecticut fidanzata con Sanderson (Aaron Eckhart). Sanderson, un uomo d’affari implicato in loschi investimenti immobiliari, è uno dei sempre più numerosi imprenditori americani decisi a trasformare l’incontaminata Puerto Rico in un paradiso capitalistico a disposizione dei ricchi. Quando Sanderson lo assume per scrivere a favore del suo progetto, Kemp ha di fronte a sé una scelta: usare le sue parole per sostenere il corrotto uomo d’affari o usarle per attaccare il suo progetto.

a cura di Lorenzo Bottini (voto 6+/10)

E’ evidente che non si possa cominciare a scrivere una qualsiasi riflessione su The Rum Diary senza considerare la figura di Johnny Depp come nodo generatore dellʼintero progetto. La sua voglia di portare sullo schermo il primo romanzo scritto dallʼamico Hunter S. Thompson di cui era già stato alter-ego in Fear and Loathing in Las Vegas è palese in ogni inquadratura di un film che lo vede costantemente in scena e ne subisce tutte le conseguenze del caso. Così The Rum Diary vive in bilico tra un sogno lungo un giorno di Raoul Duke ed uno sliding doors di Blow, in un farsi filmico che non può evitare di annodarsi alla maschera del suo onnipresente attore protagonista e alle cedevoli tentazioni dellʼone man show.

Eʼ ormai chiaro quanto Johnny Depp sia nel cinema contemporaneo un trademark inconfondibile, un tipo fisso a cui i suoi copioni si uniformano aderendovisi. La folle idea di re-interpretarsi in un possibile prequel quindici anni dopo il cult-movie di Terry Gilliam appare come lʼennesima conferma di quanto la relazione referenziale tra corpo attoriale e personaggio finzionale in Depp sia irrimediabilmente frantumata; lʼincredulità dello spettatore di fronte al tentativo dellʼattore di interpretare un personaggio che sulla carta dovrebbe avere la metà dei suoi anni apre affascinanti fratture nella struttura narrativa.

Il personaggio di Paul Kemp diventa inevitabile ricettacolo di tutte le sue precedenti caratterizzazioni creando uno strano corto-circuito tra ruolo e personaggio che conferisce alla pellicola una luce sospesa tra sogno e ricordo, illuminando una Portorico da cartolina anni ʼ50 in cui piomba alieno il giovane giornalista. Questʼatmosfera onirica e nostalgica contraddistingue lʼintero film di Bruce Robinson fin dalla sequenza iniziale che, sulle ali di un biplano smaltato, ci trasporta attraverso le nuvole (con sottofondo di un inglesizzato Modugno) fino al paradiso terrestre delle isole caraibiche. Come se la macchina del tempo filmica avesse riportato Johnny Depp alle radici del suo personaggio attraverso un detour purificatorio in un luogo mentale, utopico e irraggiungibile a cui lʼattore vuole a tutti i costi appartenere. Un corpo altro che si muove allʼinterno di uno spazio del ricordo, modellato inseguendo i sogni etilici sbiaditi al mattino seguente.

Ed è così che accanto al più convenzionale buddy-buddy movie emergono folgorazioni quasi post-noir che evidenziano da una parte la fascinazione del luogo immaginato, dallʼaltra la coscienza dellʼimmaginario, dellʼimpalpabilità del sogno. Parzialmente intrappolato in una bi-dimensionalità che si riverbera nei personaggi-funzioni di contorno, dallʼaffarista corrotto che crede di essere un colonialista ottocentesco, alla fanciulla del Connecticut inconsapevole dark lady, allʼamico spalla fidata di nottate alcoliche, The Rum Diary affianca racconto di formazione al romanzo americano della perdita dellʼinnocenza, della necessità di aprire gli occhi sulla realtà consacrando quellʼultima bevuta tra amici prima del neocapitalismo, di Kennedy e di Nixon, del Vietnam e del risveglio. Lucidi come non vorremmo mai essere.

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Il Cinema Bendato cerca di sotto-porre l’attenzione su quel cinema che spesso viene messo da parte, che non riceve la giusta luce, che purtroppo non è facile da far raggiungere agli sguardi di un pubblico numeroso. Togliamogli le bende. Togliamoci le bende.

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