Don’t clean up this blood – Scheda d’approfondimento

Diaz – Donʼt Clean Up This Blood

Ammettendo fin dallʼinizio quanto Diaz sia un film sbilanciato, forse perfettibile, bisogna dare atto a Vicari di aver realizzato una pellicola che rinuncia consapevolmente al ruolo meramente didascalico che i più le richiedevano. Diaz non si pone come punto finale, confluenza di tutte le testimonianze, risoluzione per sommi capi (espiatori) di uno degli atti più crudeli mai perpetrati dallo Stato sui suoi cittadini. Diaz non tenta di cicatrizzare una ferita ancora aperta, non lascia essiccare il sangue inseguendo presunte verità storiche ma lo lascia ancora scorrere fluido sui muri, lo ricostruisce nella memoria, lo reifica a tal punto da proporlo come personaggio principale.

La sua forza maggiore infatti si manifesta proprio nelle scene che dovrebbero rendere visibile lʼirruzione della Polizia di Stato nella scuola adibita a dormitorio. La scelta registica è qui audace e spiazzante come probabilmente non sarà più per tutto il resto della pellicola. Vicari cancella il singolo decidendo di lavorare invece su due masse così differenti tra loro. Non più lʼicona individuale (come poteva essere Carlo Giuliani) ma una composizione eterogenea e diversificata che si scontra con un blocco compatto e inconsapevole di chi aveva di fronte. Allʼinterno di un luogo così dolorosamente reale costruisce un set da film horror di serie B, giocando con le dinamiche del genere, ribadendo così il suo voler essere finzionale al solo scopo di evidenziare lʼimpossibilità del cinema nel mostrare tali immagini. Vicari sfiora ripetutamente il confine del possibile per poi dire allo spettatore: “la ricostruzione può arrivare fino a qui, oltre la verità sarebbe talmente assurda da risultare finta”.

Non che le scene mostrate non siano degli autentici pugni nello stomaco: i manganelli che colpiscono ciechi qualsiasi cosa trovino davanti sono indigeribili anche per lo spettatore più distaccato, le pozze di sangue quasi disgustano per il loro realismo, le urla e le suppliche in tutte le lingue possibili sono la richiesta dʼaiuto di unʼintera generazione massacrata. Lo spettatore è immerso in questa notte di follia senza che possa alzare un dito o una mano, inerme come gli occupanti della Diaz, ferito dagli stessi colpi ma enormemente più colpevole, reo di avere ammesso una tale carneficina e di averla poi dimenticata. Il film di Vicari è tremendamente politico proprio perchè considera il proprio pubblico alla stregua dei poliziotti, perchè li condanna delle loro stesse colpe. Al posto di quelle figure senza volto, quei corpi bidimensionali che si muovono nella notte potrebbe esserci chiunque tra di noi. Eʼ proprio qui che Vicari universalizza abilmente la vicenda (come fatto notare nella recensione) e la innalza ad ammonimento morale. Rifiutandosi di essere documentario ma con lʼaspirazione ben maggiore di farsi documento, si pone come unico e necessario obiettivo quello della filologica ricostruzione dei fatti per ripristinare una mancanza, un vuoto di memoria al quale solo il cinema può porre rimedio. Cinema come cristallizzazione dellʼatto, come segno inscritto nei corpi, unici veicoli portatori di verità. Diaz è un lodevole tentativo di ripristino della memoria pubblica attraverso la ricostruzione e la ricombinazione narrativa dei materiali audiovisivi ma che funziona veramente solo quando rinuncia ad annodare tutti i fili del racconto. Quando si perde diluendosi nei mille rivoli dei personaggi che tenta di seguire e si aggrappa disperato ai volti, agli sguardi di una generazione a cui è stata sfigurata l’innocenza.

Lorenzo Bottini

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One Response to Don’t clean up this blood – Scheda d’approfondimento

  1. Bella recensione! Ho visto anche io il film e trovo che manchi di qualcosa. Vicari manca in qualcosa per portare in porto un’opera così forte e sconvolgente. Passi avanti e passi indietro, coraggio e piattume si alternano troppo spesso. Se interessa ne parlo anche sul mio blog: http://onestoespietato.wordpress.com/2012/04/20/diaz-poco-sangue-che-cola-e-manganellate-di-gommapiuma/ Keep in touch!

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